Cambiamenti climatici, nuovo report IPCC lancia l’allarme: con +1,5°C rischi inevitabili per miliardi di persone

Presentato il secondo volume (WG2) del Sesto Rapporto di Valutazione IPCC (AR6), la più aggiornata e completa rassegna scientifica sui cambiamenti climatici

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I cambiamenti climatici indotti dall’uomo stanno causando pericolosi e diffusi sconvolgimenti nella natura e colpiscono la vita di miliardi di persone in tutto il mondo, nonostante gli sforzi per ridurre i rischi. Le persone e gli ecosistemi con minori possibilità di farvi fronte sono maggiormente colpiti, dicono gli scienziati nell’ultimo rapporto del Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), pubblicato oggi. “Questo rapporto è un terribile avvertimento sulle conseguenze dell’inazione“, ha detto Hoesung Lee, presidente dell’IPCC. “Mostra che il cambiamento climatico è una minaccia grave e crescente per il nostro benessere e per un pianeta sano. Le nostre azioni di oggi determinano il modo in cui le persone si adattano e la natura risponde ai crescenti rischi connessi ai cambiamenti climatici“. Con un riscaldamento globale di 1,5°C, nei prossimi due decenni il mondo affronterà molteplici rischi climatici inevitabili. Anche il superamento temporaneo di questo livello di riscaldamento provocherà ulteriori gravi impatti, alcuni dei quali saranno irreversibili. Aumenteranno i rischi per la società, inclusi quelli relativi a infrastrutture e insediamenti costieri.

La sintesi per i decisori politici (Summary for Policymakers) del rapporto del gruppo di lavoro II dell’IPCC, Climate Change 2022: Impacts, Adaptation and Vulnerability, è stata approvata domenica 27 febbraio 2022 da 195 governi membri dell’IPCC, attraverso una sessione virtuale di approvazione che si è tenuta per due settimane a partire dal 14 febbraio.

È necessaria un’azione urgente per affrontare i rischi crescenti

L’aumento di ondate di calore, siccità e inondazioni sta già superando le soglie di tolleranza di piante e animali, causando mortalità di massa in alcune specie tra alberi e coralli. Questi eventi meteorologici estremi si stanno verificando simultaneamente, causando impatti a cascata che sono sempre più difficili da gestire. Gli eventi estremi hanno esposto milioni di persone a grave insicurezza alimentare e idrica, soprattutto in Africa, Asia, America centrale e meridionale, nelle piccole isole e nell’Artico. Per evitare una crescente perdita di vite umane, biodiversità e infrastrutture, è necessaria un’azione ambiziosa e accelerata per adattarsi al cambiamento climatico e, allo stesso tempo, ridurre rapidamente e profondamente le emissioni di gas serra. Ad oggi, si legge nel rapporto, i progressi sull’adattamento non sono uniformi ed è sempre più ampio il divario tra le azioni intraprese e ciò che è necessario fare per affrontare i crescenti rischi connessi ai cambiamenti climatici. Questo divario è maggiormente accentuato tra le popolazioni a basso reddito. Il rapporto del gruppo di lavoro II è la seconda parte del Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (AR6), che sarà completato quest’anno. “Questo rapporto riconosce l’interdipendenza tra clima, biodiversità e persone e integra le scienze naturali, sociali ed economiche in modo più forte rispetto alle precedenti valutazioni dell’IPCC“, ha detto Hoesung Lee. “Il rapporto sottolinea l’urgenza di un’azione immediata e più ambiziosa per affrontare i rischi climatici. Le mezze misure non sono più una possibilità“.

Salvaguardare e rafforzare la natura è la chiave per assicurare un futuro vivibile

Ci sono soluzioni per adattarsi a un clima che cambia. Questo rapporto fornisce nuovi approfondimenti sul potenziale della natura non solo per ridurre i rischi climatici, ma anche per migliorare la vita delle persone. “Ecosistemi in salute sono più resilienti di fronte ai cambiamenti climatici e forniscono servizi essenziali per la vita, come cibo e acqua“, ha detto il copresidente del gruppo di lavoro II dell’IPCC Hans-Otto Pörtner. “Ripristinando gli ecosistemi degradati e conservando efficacemente ed equamente il 30-50% degli habitat terrestri, d’acqua dolce e marini, le società umane possono trarre beneficio dalla capacità della natura di assorbire e immagazzinare carbonio. In questo modo possiamo accelerare il progresso verso lo sviluppo sostenibile, ma sono essenziali finanziamenti adeguati e sostegno politico“. Gli scienziati sottolineano che i cambiamenti climatici interagiscono con dinamiche globali quali l’uso insostenibile delle risorse naturali, la crescente urbanizzazione, le disuguaglianze sociali, le perdite e i danni da eventi estremi e la pandemia, mettendo in pericolo lo sviluppo futuro. “Il nostro lavoro di valutazione sui cambiamenti climatici mostra chiaramente che affrontare tutte queste diverse sfide coinvolge tutti – governi, settore privato, società civile – per lavorare insieme nell’ambito dei processi decisionali e degli investimenti, dare priorità alla riduzione del rischio, così come a equità e giustizia“, ha detto il co-presidente del Gruppo di Lavoro II dell’IPCC, Debra Roberts. “In questo modo, interessi diversi, valori diversi e visioni del mondo diverse possono essere riconciliati. Le soluzioni saranno più efficaci se sapremo mettere insieme il know-how scientifico e tecnologico e le conoscenze indigene e locali. Ogni fallimento nel raggiungimento di uno sviluppo sostenibile e climaticamente resiliente si tradurrà in un futuro non ottimale per le persone e per la natura“.

Le città: hotspot di impatti e rischi, ma anche una parte cruciale della soluzione

Questo rapporto fornisce una valutazione dettagliata degli impatti dei cambiamenti climatici, dei rischi e dell’adattamento nelle città, dove vive più della metà della popolazione mondiale. La salute, la vita e i mezzi di sostentamento delle persone, così come le proprietà immobiliari e le infrastrutture critiche, tra cui i sistemi energetici e di trasporto, sono sempre più colpiti dai pericoli relativi a ondate di calore, tempeste, siccità e inondazioni, così come sono sempre più colpiti dai cambiamenti a insorgenza lenta (slow-onset changes), come l’innalzamento del livello del mare. “Insieme, la crescente urbanizzazione e i cambiamenti climatici creano rischi complessi, specialmente per quelle città che già sperimentano una crescita urbana scarsamente pianificata, elevati livelli di povertà e disoccupazione e la mancanza di servizi di base“, ha detto Debra Roberts. “Ma le città offrono anche opportunità di azione per il clima: edifici verdi, forniture affidabili di acqua potabile ed energia rinnovabile, sistemi di trasporto sostenibili per collegare aree urbane e rurali. Sono tutte iniziative che possono portare a una società più inclusiva e più giusta“. Dal rapporto emerge che esistono crescenti evidenze sull’esistenza di iniziative di adattamento che hanno causato conseguenze non volute, per esempio distruggendo la natura, mettendo a rischio la vita delle persone o aumentando le emissioni di gas serra. Questo può essere evitato coinvolgendo tutti nella pianificazione di azioni di adattamento ai cambiamenti climatici, prestando attenzione all’equità e alla giustizia e attingendo alle conoscenze delle comunità indigene e locali.

La finestra temporale per agire è sempre più stretta

Il cambiamento climatico è una sfida globale che richiede soluzioni locali. Per questo motivo, il contributo del gruppo di lavoro II al Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (AR6) fornisce un’ampia gamma di informazioni regionali al fine di consentire uno sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici. Il rapporto afferma chiaramente che realizzare un modello di sviluppo resiliente al clima è già adesso, agli attuali livelli di riscaldamento, una sfida complessa. Questo obiettivo sarà ancora più difficile da raggiungere se il riscaldamento globale dovesse superare la temperatura di 1,5°C. In alcune regioni, realizzare uno sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici sarà una cosa impossibile se il riscaldamento globale dovesse superare i 2°C. Questo è un dato fondamentale del rapporto, che sottolinea l’urgenza di azione climatica, concentrandosi su equità e giustizia. Finanziamenti adeguati, trasferimento di tecnologia, impegno politico e partnership ci conducono a un più efficace adattamento ai cambiamenti climatici e alla riduzione delle emissioni. “L’evidenza scientifica è inequivocabile: i cambiamenti climatici sono una minaccia al benessere delle persone e alla salute del pianeta. Ogni ulteriore ritardo nell’azione concertata a livello globale farà perdere quella breve finestra temporale – che si sta rapidamente chiudendo – per garantire un futuro vivibile“, ha detto Hans-Otto Pörtner.

Il rapporto IPCC spiegato dagli esperti italiani

Piero Lionello (Università del Salento, CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) passa in rassegna i temi generali del Rapporto CLIMATE CHANGE 2022 – Impatti,
adattamento e vulnerabilità (IPCC WG2 – AR6):

Il gruppo di lavoro che si occupa di questo rapporto valuta lo stato delle conoscenze sugli impatti, l’adattamento e le vulnerabilità legati ai cambiamenti climatici. Nell’edizione 2022, che segue quella pubblicata nel 2014, l’IPCC ha svolto un lavoro che:
● analizza gli impatti dei cambiamenti climatici, sia a scala globale che regionale, su ecosistemi, società, infrastrutture, settori produttivi, culture, città e insediamenti;
● valuta vulnerabilità e rischi futuri sulla base di differenti scenari (definiti anche “percorsi” – pathways) di sviluppo socioeconomico, i cosiddetti Shared Socioeconomic Pathways – SSP;
● valuta le opzioni di adattamento in atto, quelle future e la loro efficacia, fattibilità e limitazioni;
● mostra come il successo dell’adattamento sia strettamente legato al livello di mitigazione e alla misura in cui vengono raggiunti gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs – Sustainable Development Goals).

Rispetto alle precedenti edizioni del Rapporto, l’IPCC presenta oggi un maggiore sforzo di integrazione tra le scienze naturali, sociali ed economiche, evidenzia il ruolo della giustizia sociale, delle conoscenze possedute da popolazioni indigene e comunità locali, e offre una riflessione sul fatto che, per affrontare con successo i rischi posti dall’aumento della temperatura media del pianeta, sia importante un’azione immediata e urgente. In molte regioni la capacità di adattamento è già notevolmente limitata. Se l’aumento della temperatura rispetto ai valori dell’epoca preindustriale supererà 1,5°C, questa capacità di adattamento risulterà ancora più limitata e avrà un’efficacia ancora più ridotta. Di conseguenza, adattamento e riduzione dei rischi sono strettamente collegati alla mitigazione del cambiamento climatico in atto, ossia alle soluzioni capaci di ridurre l’innalzamento della temperatura: maggiore sarà il riscaldamento del pianeta, più limitata e costosa sarà la capacità di adattamento“.

I merito agli scenari del futuro, Lionello spiega:

Le simulazioni dell’evoluzione futura del clima condotte dai vari gruppi di ricerca necessitano di riferimenti comuni sulle emissioni di gas serra per poter essere fra loro confrontabili nel contesto di progetti coordinati (i cosiddetti CMIP, Coupled Model Intercomparison Project). Il CMIP5 (apparso nel primo volume e nei seguenti volumi del Quinto Rapporto dell’IPCC a partire dal 2013) utilizzò come riferimento gli RCP (Representative Concentration Pathways, percorsi di concentrazione rappresentativi), ognuno dei quali rappresenta un possibile percorso caratterizzato dal valore dell’alterazione del bilancio energetico nel 2100: RCP2.6, RCP4.5, RCP6.0, RCP8.5. I percorsi socioeconomici condivisi (SSP, Shared Socio-economic Pathways) sono stati sviluppati nel CMIP6 (evoluzione del CMIP5 – qui una loro descrizione) per integrare gli RCP con componenti socioeconomiche all’adattamento e alla mitigazione. Gli SSP si basano su cinque narrazioni, che descrivono futuri socioeconomici che sono caratterizzati da sviluppo sostenibile (SSP1), rivalità regionale (SSP3), disuguaglianza (SSP4), sviluppo basato sui combustibili fossili (SSP5) e una narrazione che si pone nel mezzo tra quelle descritte (SSP2). La combinazione di scenari socioeconomici basati su SSP e proiezioni climatiche basate su RCP fornisce una cornice integrativa per l’impatto climatico e l’analisi politica. Per far riferimento a scenari futuri, inoltre, il rapporto IPCC utilizza il concetto di livello di riscaldamento globale (Global Warming Level – GWL), definito come l’aumento della temperatura media globale dell’aria in prossimità della superficie rispetto al periodo preindustriale (propriamente il periodo che precede il 1750, spesso approssimato dalle condizioni nel periodo 1850–1900). Il rapporto IPCC utilizza i GWL per descrivere le condizioni di parametri climatici, variabili socio-economiche ed ecosistemi conseguenti al cambiamento climatico, utilizzando tipicamente valori di 1,5°C, 2°C, 3°C o 4°C. Il valore del GWL aumenta con l’aumentare delle concentrazioni di gas serra e con esso aumentano le alterazioni del clima a scala regionale e globale, i loro impatti e i rischi che ne conseguono“.

L’esperto approfondisce le categorie di rischio per l’Europa:

L’IPCC identifica quattro categorie di rischi-chiave per l’Europa. Il livello di ciascun rischio aumenta con l’aumentare del livello di riscaldamento globale. Se il livello di adattamento ai cambiamenti climatici rimane basso, questi rischi diventano più gravi con un riscaldamento di 2°C rispetto a un innalzamento della temperatura di 1,5°C. Le quattro categorie di rischio sono:
● Rischi delle ondate di calore su popolazioni e ecosistemi. È atteso che il numero di decessi e persone a rischio di stress da calore raddoppierà o triplicherà per un innalzamento della temperatura pari a 3°C, rispetto a 1,5°C. Il riscaldamento ridurrà gli habitat adatti agli attuali ecosistemi terrestri e marini e cambierà irreversibilmente la loro composizione, con effetti la cui gravità aumenta al di sopra del livello di riscaldamento globale di 2°C. Le misure di adattamento allo stress termico della popolazione e il contenimento dei rischi da ondate di calore necessitano di molteplici interventi su edifici e spazi urbani. Queste misure devono essere anticipate nell’Europa meridionale, dove il rischio è maggiore rispetto alle aree più a nord.
● Rischi per la produzione agricola. A causa di una combinazione di caldo e siccità, si prevedono nel XXI secolo perdite sostanziali in termini di produzione agricola per la maggior parte delle aree europee, che non saranno compensate dai guadagni attesi per l’Europa settentrionale.
● Rischi di scarsità di risorse idriche. Nell’Europa meridionale il rischio è già elevato per un livello di riscaldamento globale di 1,5°C e diventa molto alto nel caso di un innalzamento di 3°C. In queste regioni, la domanda di risorse idriche eccede già oggi le disponibilità. Questo divario sta aumentando a causa dei cambiamenti climatici e degli sviluppi socio-economici. Nel caso di un innalzamento di temperatura di 3°C il rischio di scarsità di risorse idriche diventa alto anche nell’Europa centro-occidentale. Già con un livello di riscaldamento medio, le strategie di adattamento che riducono il fabbisogno idrico devono essere combinate con trasformazioni quali la diversificazione delle sorgenti e modifiche dell’uso del territorio. Nel caso di un livello di riscaldamento elevato, è richiesto un ampio portafoglio di interventi che tuttavia potrebbe non essere sufficiente a evitare la mancanza di adeguate risorse idriche nell’Europa meridionale.
● Rischi prodotti da maggiore frequenza e intensità di inondazioni. A causa dei cambiamenti nelle precipitazioni e dell’innalzamento del livello del mare, i rischi per le persone e le infrastrutture derivanti dalle inondazioni costiere, fluviali e pluviali aumenteranno in molte regioni d’Europa“.

Lionello si sofferma anche su impatti e rischi da cambiamenti climatici per il Mediterraneo:

La regione Mediterranea si è riscaldata e continuerà a riscaldarsi maggiormente della media globale, particolarmente in estate. Questo vale sia per l’ambiente terrestre che per quello marino, sia per le temperature medie che per le ondate di calore. La regione diventerà più arida per effetto combinato della diminuzione della precipitazione e dell’aumento dell’evapotraspirazione. Allo stesso tempo in alcune aree le precipitazioni estreme aumenteranno. Il livello del mare aumenterà seguendo l’aumento del valore medio globale. L’aumento sarà irreversibile e progressivo su scale plurisecolari. La dimensione di tutti questi cambiamenti aumenta all’aumentare del livello di riscaldamento globale, ovvero più aumenta la temperatura media del pianeta, maggiori saranno gli impatti sulla regione mediterranea. I rischi associati al cambiamento climatico previsto sono particolarmente elevati per le persone e gli ecosistemi nel bacino del Mediterraneo a causa della combinazione di vari fattori, tra cui:
● una popolazione urbana numerosa e in crescita, esposta alle ondate di calore, con accesso limitato all’aria condizionata;
● un numero elevato e crescente di persone che vivono in insediamenti colpiti dall’innalzamento del livello del mare;
● grave e crescente carenza idrica, già sperimentata oggi da paesi del Nord Africa e del Medio Oriente;
● crescente domanda di acqua da parte dell’agricoltura per l’irrigazione;
● elevata dipendenza economica dal turismo, che rischia di risentire dell’aumento del caldo ma anche delle conseguenze delle politiche internazionali di riduzione delle emissioni sui viaggi aerei e da crociera;
● perdita di ecosistemi marini, ecosistemi nelle zone umide, nei fiumi e anche nelle zone montane, molti dei quali sono già messi in pericolo da pratiche non sostenibili (es. pesca eccessiva, cambiamento dell’uso del suolo)
“.

In merito al livello di innalzamento del mare nell’area Mediterraneo, l’esperto afferma:

Il livello del mare nel Mediterraneo è aumentato di 1,4mm l’anno nel corso del XX secolo. L’incremento è accelerato alla fine del secolo e ci si attende continui a crescere in futuro a un tasso simile alla media globale, raggiungendo valori potenzialmente prossimi al metro nel 2100 in caso di un alto livello di emissioni. L’aumento del livello del mare continuerà nei prossimi secoli anche nel caso le concentrazioni di gas serra si stabilizzino. L’innalzamento del livello del mare ha già un impatto sulle coste del Mediterraneo e in futuro aumenterà i rischi di inondazioni costiere, erosione e salinizzazione. Le coste sabbiose strette che sono di grande valore per gli ecosistemi costieri e per il turismo sono a rischio di scomparsa. L’adattamento include opere ingegneristiche (di varia scala) e sistemi soft/ecosistemici, oltre all’arretramento della linea di costa. Le opere ingegneristiche, nonostante la loro efficienza, hanno effetti negativi sugli ecosistemi, sull’attrattività turistica delle coste e sui costi economico-finanziari, che le rendono vantaggiose solo per zone densamente popolate. I sistemi soft/ecosistemici sono limitati dalla competizione con altre attività nell’uso del territorio. In molti paesi del Mediterraneo, la pianificazione non risulta prendere in considerazione la possibilità di marcati aumenti del livello del mare“.

Lionello fa chiarezza anche sulle risorse idriche nel Mediterraneo:

Nell’Europa meridionale il numero di giorni con insufficienti risorse idriche (disponibilità inferiore alla richiesta) e siccità aumenta in tutti gli scenari di riscaldamento globale. Nelle prospettive di un aumento della temperatura globale di 1,5°C e 2°C la scarsità idrica riguarda, rispettivamente, il 18% e il 54% della popolazione. Analogamente, l’aridità del suolo aumenta con l’aumentare del riscaldamento globale: in uno scenario di innalzamento della temperatura di 3°C l’aridità del suolo risulta del 40% superiore rispetto a uno scenario con innalzamento della temperatura a 1,5°C. L’adattamento attuale si basa principalmente su strutture che assicurino la disponibilità e la fornitura di risorse idriche. L’efficacia di queste strutture sul lungo periodo è messa in discussione poiché creano un circolo vizioso in cui l’approvvigionamento idrico attira sviluppi che ne richiedono l’ulteriore aumento. Inoltre, nel caso di riscaldamento globale elevato, queste strutture potrebbero diventare insufficienti . L’adattamento può inoltre basarsi sulla gestione della domanda della risorsa idrica, con meccanismi di monitoraggio, restrizioni, tariffe, misure di risparmio ed efficienza, gestione del territorio. La maggior efficienza dell’irrigazione ha già ridotto la scarsità d’acqua, in particolare nelle regioni meridionali. Tuttavia, in presenza di elevati livelli di riscaldamento, misure di risparmio idrico e di efficienza potrebbero non essere sufficienti per contrastare la ridotta disponibilità della risorsa“.

Sulle sfide dell’adattamento e il bisogno di informazione, Lionello afferma:

Il rapporto dell’IPCC informa circa le crescenti evidenze degli impatti del cambiamento in atto su ecosistemi terrestri e marini, agricoltura, salute e benessere e mostra come gli impatti dei cambiamenti climatici siano destinati ad aumentare al crescere del livello del riscaldamento globale. Le strategie di adattamento possono contenere i rischi, ma trasformazioni irreversibili di sistemi naturali, attività economiche e società possono diventare inevitabili in assenza di strategie di mitigazione che limitino il riscaldamento globale (auspicabilmente entro 1,5°C). Con l’aumentare del riscaldamento globale aumentano i rischi residui, ossia quelli che permangono nonostante gli sforzi di adattamento. È importante che opinione pubblica e decisori politici siano consapevoli del cambiamento climatico in atto e di come esso sia il risultato dell’uso massiccio dei combustibili fossili. Su questa base emergono richieste di informazioni chiare su quali siano le conseguenze per ecosistemi e società, su come evitare rischi negativi e irreversibili che compromettano lo sviluppo sostenibile, il nostro benessere, la biodiversità, gli ambienti e gli ecosistemi. Il report dell’IPCC risponde a questa esigenza di informazione“.

La siccità è uno dei temi chiave del rapporto, e in merito Gustavo Naumann (Fondazione CIMA), spiega:

La siccità è caratterizzata da una natura altamente multidimensionale, e la vulnerabilità che vi è associata deve tenere conto di una molteplicità di fattori che sono specifici in riferimento al contesto e includono aspetti sociali, economici, fisici/infrastrutturali, elementi di governance e ambientali. La dimensione degli impatti connessi alla siccità dipende dalla vulnerabilità di beni, settori e sistemi esposti. Fra i settori più sensibili a questo tema, risultano l’agricoltura, la produzione di energia e l’industria, l’approvvigionamento idrico per le abitazioni, gli ecosistemi. Gli impatti della siccità si verificano attraverso l’interazione tra specifiche carenze idriche e componenti ambientali, sociali o economiche basate sulla dipendenza dall’acqua dei mezzi di sussistenza e dei settori economici. Questi impatti si intensificano e aumentano all’aumentare dei livelli di innalzamento del riscaldamento globale, ponendo una situazione molto importante e rilevante sia a livello globale che a livello regionale, poiché, quando non è gestita (e prevista) adeguatamente, la siccità è uno dei motori della desertificazione e del degrado del territorio, è tra le cause di aumento di fragilità degli ecosistemi e di instabilità sociale, specialmente nelle comunità rurali. La siccità è monitorata e quantificata da indicatori specifici che derivano da variabili idroclimatiche quali le precipitazioni, il rapporto il bilancio idroclimatico (ossia il rapporto tra precipitazioni ed evapotraspirazione), l’umidità del suolo, la portata dei fiumi e i livelli delle acque sotterranee. Le proiezioni che riguardano la siccità sono molto complesse ed è difficile avere un quadro privo di incertezze, principalmente a causa della diversità degli indicatori necessari per analizzare e studiare questo tema. La comunità scientifica, basandosi sulle evidenze emerse dalle numerose ricerche, ha raggiunto un certo livello di consenso sul fatto che, a causa dell’aumento della domanda di umidità atmosferica e dell’evaporazione legata al riscaldamento globale, è probabile che la frequenza e l’intensità di fenomeni siccitosi aumentino in gran parte dell’Africa, così come in Australia, nell’Europa meridionale, negli Stati Uniti meridionali e occidentali, nell’America centrale e nei Caraibi, nella Cina nordoccidentale e in parti dell’America meridionale. Ci si attende che fenomeni siccitosi si riducano in numero e in intensità in regioni come l’Europa settentrionale, il Sud America sud-orientale, l’Africa centrale, il Canada, la Federazione Russa e l’Asia sud-orientale“.

In merito a rischi e scenari Naumann afferma:

È atteso un aumento dei rischi legati alla siccità e a livello globale, in conseguenza dell’aumento combinato degli eventi meteoclimatici estremi e della popolazione esposta. Gli studi evidenziano che in tutte le regioni del mondo è atteso un aumento degli impatti legati all’acqua che vanno oltre le misure di adattamento comunemente in atto per la previsione e la riduzione dei rischi che possono avere impatti significativi sui sistemi socioeconomici e ambientali. Dalle analisi del lungo periodo, emergono significativi incrementi del rischio di siccità in tutti gli scenari, con un incremento particolarmente rilevante per l’area del Mediterraneo. In relazione a periodi prolungati di siccità, emerge il rischio di una condizione irreversibile di aridità, connesso soprattutto ai livelli più elevati di riscaldamento globale. Ad esempio in Europa, questa condizione di aridità colpirebbe una porzione crescente di popolazione: con riscaldamento di 3°C sopra i livelli preindustriali, si stima che 170 milioni di persone saranno colpite da siccità estrema. Contenendo il riscaldamento a 1,5°C, la popolazione esposta a queste condizioni scenderebbe a 120 milioni. Negli scenari che non prevedono contenimento dell’innalzamento della temperatura, ci si attende che, entro fine secolo, il rischio connesso alla siccità in ambiente urbano sia significativamente più elevato rispetto agli attuali record storici. Gli effetti della siccità possono essere esacerbati nelle regioni il cui equilibrio è strettamente legato alla funzione dei ghiacciai, la cui riduzione avrebbe un importante effetto sulle risorse idriche. Gli impatti della siccità sono inoltre resi più severi dal fatto che riguardano settori diversi, a partire dagli impatti sui fiumi e sui corsi d’acqua fino a specifici settori quali l’agricoltura, la produzione di energia elettrica, l’industria, fino ad avere impatti significativi sul PIL e sul welfare“.

Come affrontare i rischi legati ai cambiamenti climatici? Secondo Naumann,

gli attuali studi sulla siccità servono a raccogliere quante più informazioni possibili per capire e gestire al meglio questo genere di fenomeni. Un elemento fondamentale da tenere in considerazione quando si parla di siccità è che gli effetti non sono immediatamente visibili, ma si osservano a distanza di mesi: per esempio, gli effetti sul settore agricolo di un fenomeno siccitoso che avviene nel mese di gennaio possono risultare poco evidenti nell’immediato, ma potrebbero mostrare effetti consistenti qualche mese più tardi quando molte piante di norma germogliano e maturano. Allo stesso tempo, la continua evoluzione dei fenomeni meteorologici e climatici fa sì che risulti particolarmente importante avere conoscenze scientifiche quanto più possibile complete ed aggiornate, che permettano di supportare lo sviluppo di piani di adattamento e resilienza a livello europeo, nazionale e regionale e mettere in atto strategie che contribuiscono a mitigare il rischio e gli effetti della siccità. Tra queste vi è per esempio la riforestazione: le foreste aiutano a regolare il flusso dell’acqua e le risorse idriche attraverso i servizi ecosistemici legati all’idrologia. Altre soluzioni riguardano invece un’agricoltura basata su specie caratterizzate da un ridotto fabbisogno idrico. In questo contesto è importante ricordare che alcune azioni impiegate per far fronte alla siccità possono rientrare nella cosiddetta maladaptation, cioè soluzioni messe in atto per avere benefici in un settore ma che allo stesso tempo possono produrre effetti negativi su altri ambiti. Un esempio riguarda la desalinizzazione attraverso la quale, da un lato, si aumenta la disponibilità della risorsa idrica per ambiti specifici (come l’agricoltura) ma, dall’altro, è una pratica estremamente energivora“.

Infine, Naumann si sofferma sul risorse idriche e alcuni principi fondamentali contenuti dal rapporto IPCC:

La sezione sul tema della siccità, cui ho contribuito nell’ambito del Sesto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici dell’IPCC, conferma che i rischi legati alle risorse idriche sono una delle componenti più importanti degli impatti dei cambiamenti climatici in corso. Un’importanza tale che il tema della siccità avrà un impatto diretto sulla vita e sui mezzi di sussistenza delle persone in tutto il mondo, ponendosi quindi come una manifestazione visibile e palpabile dei cambiamenti climatici che miliardi di persone sperimentano quotidianamente. I contenuti del rapporto confermano la rilevanza della ricerca scientifica per fornire informazioni avanzate su un tema che è di primaria importanza per promuovere quei cambiamenti che sono necessari per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici. Il Report dell’IPCC, inoltre, afferma alcuni principi fondamentali per realizzare un adattamento di successo, come ad esempio: un’agenda politica sull’adattamento ai cambiamenti climatici, iniziative che includano le conoscenze dirette delle comunità locali, governance partecipative e inclusive, azioni fondate su equità sociale e di genere e finanziamenti adeguati“.