Il Consiglio dei Ministri presieduto dal premier Mario Draghi tornerà a riunirsi nel pomeriggio di domani, Mercoledì 2 Febbraio, dopo la riunione flash di ieri a seguito della “pausa” per le elezioni del Presidente della Repubblica. Nel nuovo incontro il tema principale sarà quello del Pnrr, su cui Draghi ha chiesto una ricognizione ai Ministri in vista dell’erogazione della seconda rata in scadenza al 30 giugno con il presupposto di traguardi e obiettivi da raggiungere. I ministri dovranno quindi consegnare un report “sullo stato di attuazione degli investimenti e delle riforme di competenza, segnalando l’eventuale necessità di interventi normativi e correttivi connessi alla realizzazione dei suddetti obiettivi e traguardi”. Una “puntuale ricognizione della situazione relativa ai principali obiettivi Pnrr del primo semestre dell’anno”. Ma oltre a questi provvedimenti, il Governo valuterà anche nuove misure sul Covid. Vediamole nel dettaglio.
Addio ai colori delle Regioni, alla mascherine all’aperto e disco verde alla riapertura delle discoteche dall’11 febbraio
Il nuovo decreto dovrà dare copertura giuridica alla proroga di 10 giorni per l’obbligo di mascherina all’aperto e per la chiusura delle discoteche, decise ieri, e quindi confermare che da venerdì 11 riapriranno le discoteche e la mascherina non sarà più obbligatoria all’aperto. Da capire se la norma varrà solo in zona bianca o in tutte le Regioni: contestualmente il Consiglio dei Ministri dovrà anche decidere se modificare o addirittura abolire il sistema delle Regioni colorate, lasciando soltanto la “zona rossa” (in cui oggi non si trova, nè rischia di passare, nessun territorio nazionale) per eventuali futuri casi estremi, e quindi abolendo di fatto le zone gialle e arancioni. Il provvedimento, però, potrebbe essere anche legato al computo dei ricoveri per Covid con l’esclusione dai conteggi dei ricoverati per altra causa, e positivi asintomatici al Covid, e non è certo se entrerà nel Consiglio dei Ministri di domani o in uno di quelli successivi.
Durata del Green Pass
Sarà invece all’esame del Consiglio dei ministri di domani, secondo quanto si apprende da fonti qualificate di governo, la modifica della durata del green pass dei soggetti vaccinati con tre dosi. L’ipotesi sul tavolo prevedrebbe una durata “illimitata” del certificato verde, fatte salve nuove situazioni di carattere sanitario e in attesa che Ema e Aifa decidano su una eventuale quarta dose. In realtà l’utilizzo del termine “illimitato” suona come un’ulteriore forzatura, in quanto viene affiancata dalla specifica di ulteriori novità sulla quarta dose. L’intenzione, quindi, sarebbe esclusivamente quella di fornire ulteriori agevolazioni per incentivare la popolazione a ricevere la terza dose, dopo la frenata degli ultimi giorni. Sono ancora infatti 14 milioni gli italiani che hanno ricevuto due dosi di vaccino ma non la terza, nonostante da oggi il “Super Green Pass” scade appena 6 mesi dopo la seconda dose. L’estensione della durata del Green Pass vaccinale, quindi, altro non è se non l’ennesimo tentativo di spingere i cittadini a vaccinarsi anche con la terza dose, senza alcuna garanzia che poi non siano chiamati anche a ricevere la quarta e che quindi lo stesso Green Pass veda la sua scadenza nuovamente accorciata. Ricordiamo infatti che originariamente il Green Pass da vaccino aveva una validità di 9 mesi, come da indicazioni comunitarie dell’Unione Europea. In Italia venne esteso a 12 mesi quando bisognava incentivare le prime dosi, poi ridotto a 9 mesi quando c’era la necessità di incrementare le seconde dosi, adesso ulteriormente ridotto a 6 mesi per spingere con le terze dosi. Adesso la nuova modifica: sul tavolo rimane anche una seconda opzione che prevede per il certificato verde una validità di 9 mesi dalla somministrazione della terza dose, ma al momento sarebbe l’ipotesi meno presa in considerazione da chi lavora al dossier. In ogni caso si tratta di un “balletto” che si scontra con l’orizzonte dell’abolizione del Green Pass ampiamente annunciata da autorevoli esponenti di Governo e Cts per la prossima primavera.
Nuove regole nella scuola per Dad e quarantene: scontro nel governo sui bambini vaccinati
Obiettivo semplificare. Il tema della scuola sarà al centro del Consiglio dei ministri convocato per domani. Sul tavolo dovrebbe approdare il decreto che mira a rendere meno stringenti le norme in vigore per la quarantena uniformando i criteri previsti per la scuola primaria a quelli applicati per la scuola secondaria. La dad, quindi, scatterebbe con tre casi positivi in classe anche alle elementari e non con due come è attualmente. L’intento, viene riferito, è quello di limitare il più possibile la didattica a distanza e fare maggiore ricorso alla didattica integrata. Per quanto riguarda gli studenti che hanno effettuato la dose booster la volontà è quella di passare dalla quarantena alla semplice “autosorveglianza” in modo da ridurre “il più possibile” il ricorso alla dad. Questo provvedimento, però, introdurrebbe la discriminante del vaccino per la prima volta anche sui bambini con meno di 12 anni, che fino ad oggi non sono vincolati al Green Pass e non hanno alcun beneficio burocratico dalla vaccinazione. In modo completamente spontaneo, senza alcun tipo di incentivo, le vaccinazioni stanno andando molto a rilento: soltanto il 32% dei bambini tra 5 e 12 anni ha ricevuto la prima dose, quindi la stragrande maggioranza dei genitori ha preferito non esporre i figli al rischio della vaccinazione. L’adeguamento delle regole delle scuole secondarie anche sulla primaria, determinerebbe un vantaggio per i bambini delle elementari vaccinati rispetto a quelli non vaccinati. Un’ipotesi che si scontra con il ‘no’ annunciato dalla Lega, che chiede di “non imporre alcuna differenziazione tra bimbi vaccinati e non”. Una posizione che lascia in bilico l’ipotesi di prevedere la Dad alle elementari – come gia’ succede per le medie e le superiori – solo a partire dai tre casi e solo a chi non è immunizzato. Il Ministro allo sviluppo economico, il leghista Giancarlo Giorgetti, che già nel consiglio dei ministri di ieri ha già chiesto di smetterla con le restrizioni e di tornare alla normalità, ribadendo i rischi di danni provocati dagli effetti avversi del vaccino. L’intenzione della Lega è quella di chiedere ulteriormente a Draghi un “allentamento delle restrizioni”. A redimere la questione potrebbe essere il Cts, che domani si riunirà per fornire un parere sulla gestione dei positivi a scuola (restano escluse al momento, valutazioni in merito alla norme sull’autoisolamento per le scuole dell’infanzia). Nell’ala di centrodestra dell’esecutivo, Forza Italia – con il suo leader Silvio Berlusconi – chiede nuove regole per le quarantene e per la didattica a distanza, aggiungendo: “bisogna che siano distribuite gratuitamente le mascherine Ffp2 negli istituti”.
Nelle prossime settimane invece un altro tema è pronto a montare nel dibattito politico. Dopo l’ipotesi lanciata qualche settimana fa dai governatori, aumenta il pressing per la riduzione graduale delle misure. I due sottosegretari alla Salute, Pierpaolo Sileri e Andrea Costa, seppure indicando tempistiche differenti, pensano ad un ritorno alla “vita normale” anche per chi è positivo senza sintomi, allentando le limitazioni alle persone positive al Covid ma asintomatiche. Sileri indica “in un paio di settimane, quando vedremo un calo importante delle terapie intensive”, la possibilita’ di “far condurre la vita in modo normale ai positivi asintomatici”, magari usando la mascherina Ffp2. “Si tratta di una valutazione da fare nei prossimi giorni”, spiega. Questa eventualità è condivisa e posticipata alla prossima estate dall’altro sottosegretario, Andrea Costa: “dobbiamo arrivare a convivere col virus”, dice.
