Eruzione alle Canarie: i droni svelano il nuovo aspetto del vulcano Cumbre Vieja

Il vulcano Cumbre Vieja è entrato in eruzione il 19 settembre 2021 e l’attività eruttiva è durata quasi tre mesi

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Il Cumbre Vieja ha interrotto la tranquillità di La Palma, isola delle Canarie, dopo 50 anni di quiete: il vulcano è entrato in eruzione il 19 settembre 2021 e l’attività eruttiva, durata quasi tre mesi, si è conclusa il 13 dicembre, diventando la più grande eruzione in epoca storica per l’isola.

Centinaia di milioni di metri cubi di deposito, prevalentemente lave, hanno sconvolto l’ambiente naturale e antropico, ricoprendo un’area di decine di km2, e hanno causato profondi cambiamenti morfologici nella porzione occidentale dell’isola. Le lave prodotte dall’eruzione hanno distrutto oltre 3000 edifici, decine di ettari di bananeti (principale risorsa economica dell’isola oltre al turismo) e importanti infrastrutture (strade, linee elettriche, etc.) arrivando fino all’oceano. Qui si sono espanse in due settori formando nuova superficie per circa 48 ettari,” hanno spiegato Tullio Ricci e Riccardo Civico, vulcanologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in un approfondimento pubblicato sul blog INGVvulcani.
L’INGV “è stato invitato il 15 settembre dall’Instituto Volcanologico de Canarias (INVOLCAN) a fornire un supporto scientifico quando ormai l’evoluzione della sismicità, iniziata il giorno 11, preannunciava la migrazione di magma verso la superficie, con oltre 6000 terremoti e 15 cm di deformazione prima dell’eruzione“.
Tra le varie attività effettuate dall’INGV a La Palma, “sono stati utilizzati i droni (più propriamente SAPR – Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) in dotazione al Laboratorio HPHT sia durante l’eruzione, per rilievi fotogrammetrici e osservazione dell’attività vulcanica, che al termine della stessa, per il rilievo fotogrammetrico finale. Queste attività sono state realizzate con il supporto dell’Unità Tecnica SAPR dell’INGV e di INVOLCAN per la logistica e il monitoraggio, in continuo contatto con le autorità locali per la sicurezza e il controllo del traffico aereo“.

Con l’ultimo rilievo, eseguito dal 23 al 28 gennaio scorsi, “è stato realizzato un modello digitale della superficie (o DSM). Sono state utilizzate oltre 10.000 foto aeree (georeferenziate tramite un sistema di posizionamento RTK ed elaborate tramite la tecnica fotogrammetrica denominata Structure from Motion), oltre 800 km di voli realizzati da 8 punti di decollo situati in prossimità dei limiti delle colate e 30 punti di controllo a terra (o GCP) acquisiti tramite il sistema satellitare globale di navigazione differenziale (DGNSS) con accuratezza centimetrica per “ancorare” il modello“.

Il risultato, “prodotto con le infrastrutture di calcolo del Laboratorio di Geologia e Geotecnologie, è un nuovo DSM di massima precisione con risoluzione di 20 cm ed accuratezze orizzontali e verticali ancora maggiori, che copre un’area di 18 km2.

Attraverso la comparazione con il DSM realizzato prima dell’eruzione “sarà possibile determinare con grande accuratezza le variazioni morfologiche prodotte dall’eruzione. Si potranno definire i volumi prodotti e il tasso effusivo, integrando il dato subaereo con quello batimetrico, la struttura superficiale del vulcano e del campo lavico e ottenere importanti indicazioni sulla dinamica eruttiva,” hanno concluso i vulcanologo INGV.