Scienza: il dna svela la mappa del traffico illegale d’avorio, lo studio

Il commercio illegale di avorio, insieme alla perdita di habitat, al cambiamento climatico e ad altri fattori, è una delle principali cause di declino di diverse specie di elefanti

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Un’equipe guidata da scienziati dell’Università di Washington e agenti speciali degli Stati Uniti, del Dipartimento per la sicurezza interna, ha utilizzato test genetici sulle spedizioni di avorio sequestrate per legge
dalle forze dell’ordine per fare luce sulle reti criminali internazionali dietro il traffico di avorio fuori dall’Africa.

Ciò che ne è emerso è che le reti di contrabbando di avorio potrebbero essere molto più esigue e ben organizzate di quanto precedentemente ipotizzato. A rivelarlo è lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour, condotto dagli scienziati dell’Università di Washington, che hanno preso in esame i dati genetici ricavati dai beni sequestrati dalle forze dell’ordine per scoprire le reti criminali di commercio illegale di avorio. Il team, guidato da Samuel Wasser, ha esaminato i risultati del test del dna eseguito su oltre 4.320 zanne di elefante confiscate in 17 anni da 49 siti diversi. “Il nostro lavoro – commenta l’autore – dimostra che alla base della maggior parte delle operazioni di contrabbando si trova una manciata di reti. Le connessioni tra questi collegamenti sono più profonde di quanto suggeriscono le ricerche precedenti“.

Il commercio illegale di avorio, insieme alla perdita di habitat, al cambiamento climatico e ad altri fattori, è una delle principali cause di declino di diverse specie di elefanti. Gli studiosi hanno esaminato i reperti di Loxodonta cyclotis, o elefante di foresta, e Loxodonta africana o elefante della savana. Sono state analizzate in totale 111 tonnellate di avorio, sequestrate dal 2002 al 2019. Stando a quanto emerge dal lavoro, le zanne appartenevano a esemplari molto vicini tra loro, il che potrebbe indicare che le reti di contrabbando si baserebbero su azioni e reti molto strette tra loro. “Sembra che i bracconieri tornino sempre nelle stesse popolazioni – spiega Wasser – tale strategia criminale rende molto più difficile per le autorità rintracciare e sequestrare le spedizioni. Speriamo che il nostro lavoro possa evidenziare l’importanza di intervenire con azioni mirate per ridurre il tasso di bracconaggio per salvaguardare le specie di elefanti in Africa“.