Il tavolo anti-Covid di Putin torna a tenere lontani gli ospiti: dopo il caso del Dna di Macron, usato anche per i ministri

L'ormai proverbiale tavolo anti-Covid sfoggiato da Putin durante gli incontri ufficiali è stato utilizzato anche durante l'incontro con i propri ministri

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Le misure precauzionali utilizzate dal presidente russo, Vladimir Putin, contro il Covid hanno tenuto alla larga anche il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, e quello della Difesa, Sergey Shoigu. Dopo tutto il clamore creato sui social e sul web dal maxi tavolo anti-contagio usato dal Cremlino nei colloqui dei giorni scorsi con il presidente francese Emmanuel Macron e il premier ungherese Viktor Orban, oggi è stata la volta del capo della diplomazia, tenuto a una distanza ancora maggiore, e di quello delle forze armate.

Durante il colloquio, nel corso del quale è stato annunciato che Mosca vuole andare avanti nelle consultazioni con l’Occidente sulle garanzie di sicurezza e non abbandonare la diplomazia, Lavrov e Shoigu erano seduti a una distanza impressionante da Putin, una posizione in cui mai erano stati ritratti prima.

E’ opinione comune che il maxi tavolo sia ormai diventato emblema della paranoia in cui vive il leader del Cremlino. E ogni volta in cui viene utilizzato, il portavoce Dmitri Peskov è costretto a spiegare la scelta: “E’ dovuto alle restrizioni e precauzioni anti-Covid. Una tale distanza non interferisce in alcun modo col lavoro“. Nel caso di Macron, invece, la distanza era dovuta al fatto che il presidente francese si era rifiutato di sottoporsi al tampone molecolare a Mosca, per i timori legati alla sicurezza e alla possibilità che i russi potessero entrare in possesso del suo Dna.