L’autolesionismo del Cratere di Sud-Est: il parossismo etneo del 10 febbraio 2022, collassi e flussi piroclastici

L’imponente sequenza di parossismi iniziati il 16 febbraio, ovvero un evento paragonabile ad una delle più grandi eruzioni dell’Etna degli ultimi 350 anni, sembrava essersi conclusa

MeteoWeb

Dopo l’ultimo spettacolare episodio parossistico osservato al Cratere di Sud-Est dell’Etna il 23 ottobre 2021, l’attività del vulcano ha subito una notevole diminuzione. A parte l’emissione di una piccolissima colata di lava in Valle del Bove e un episodio di attività stromboliana al Cratere di Sud-Est avvenuti il 13-14 dicembre 2021, l’attività è stata limitata al consueto degassamento dai crateri sommitali. L’imponente sequenza di parossismi, che dal 16 febbraio aveva prodotto 52 episodi maggiori, costituendo nel suo insieme, in termini di volumi di magma eruttato, un evento paragonabile ad una delle più grandi eruzioni dell’Etna degli ultimi 350 anni, sembrava essersi conclusa, come spiegano i vulcanologi INGV Boris Behncke e Francesco Ciancitto.

Risveglio

I periodi di calma sul grande vulcano siciliano non durano mai a lungo. Alla fine di gennaio 2022, il Cratere di Sud-Est dà nuovamente segni di vita: piccole esplosioni e sbuffi di cenere (Figura 1a), che dopo 48 ore si arrestano. Poi riprendono la sera del 9 febbraio (Figura 1b), questa volta in maniera più decisa e continua. Durante il giorno successivo, il segnale del tremore vulcanico, quello che più dà una misura dello stato di “agitazione” nel sistema vulcanico, mostra un graduale incremento. Per molte ore, però, il vulcano sembra ancora indeciso e sui social si fanno le scommesse: sarà parossismo questa volta? Ce la farà?

Figura 1 – (a) Attività stromboliana al Cratere di Sud-Est, al tramonto (ore 18:13 locali) del 30 gennaio 2022. (b) Attività stromboliana alle ore 22:00 del 9 febbraio 2022. Immagini prese da Tremestieri Etneo. Foto di Boris Behncke.

Nel pomeriggio, le immagini delle telecamere puntate sui crateri sommitali mostrano una piccola anomalia, evidenziando un trabocco di lava che si sta riversando da quel che nel 2021 era conosciuto come la “bocca della sella”, sul fianco sud-occidentale del cono (Figura 2a). In serata, finalmente, l’attività esplosiva comincia ad intensificarsi, diventando sempre più continua (Figura 2b). Fra le ore 20:30 e le 21:15 (orario locale), l’attività stromboliana passa a fontane pulsanti, a volte alte 200-300 m, poi solo alcune decine di metri. Come tante volte durante l’attività del 2021, si attivano diverse bocche all’interno del Cratere di Sud-Est, lungo una linea orientata in direzione est-ovest. Ora le fontane di lava sono continue e cominciano a causare una pesante ricaduta di materiale piroclastico grossolano – bombe vulcaniche e brandelli di lava ancora fluida – sul fianco meridionale del cono.

Figura 2 – (a) Immagine della telecamera di sorveglianza termica sulla Montagnola (alto versante sud dell’Etna), che mostra una piccola esplosione stromboliana e l’inizio del trabocco lavico sul versante sud-orientale del cono del Cratere di Sud-Est, ore 16:07 locali. (b) Attività stromboliana e trabocco lavico alle ore 18:15, vista da Tremestieri. Foto di Boris Behncke.

Flussi piroclastici e collasso del fianco

Alle 21:34 questa ricaduta innesca lo scivolamento di  una discreta quantità di materiale caldo sul ripido pendio del cono, formando un flusso piroclastico, che in pochi secondi raggiunge la base del cono (Figura 3). Pochi minuti dopo si forma un altro flusso piroclastico, diretto verso sud-est. L’attività esplosiva aumenta rapidamente, le fontane di lava raggiungono altezze di oltre 1000 m ed una colonna eruttiva si alza fino a 10 km nel cielo. Sul fianco meridionale del cono, i flussi piroclastici sono quasi continui, avvolgendo gran parte della scena in un velo nero. Bombe vulcaniche arrivano fino a quasi 2 km di distanza a sud, ricadendo sul doppio cono del 2002-2003, oggi noto come Monti Barbagallo.

Figura 3 – Flusso piroclastico (indicato dalla freccia gialla) sul fianco meridionale del cono del Cratere di Sud-Est alle ore 21:34 del 10 febbraio 2022. Foto di Boris Behncke.

Alle ore 22:26 si squarcia il fianco sud del cono del Cratere di Sud-Est, formando una valanga di detrito vulcanico e un flusso piroclastico, fortemente incandescente, che copre il più alto dei due coni del 2002-2003 e si espande verso sud-est e sud-ovest fino a circa 1.6 km di distanza (Figura 4). Quando la nube del flusso piroclastico si alza, le immagini termiche rivelano l’alta temperatura del deposito da esso lasciato al suolo.

Figura 4 – Sequenza di immagini riprese dalla telecamera di sorveglianza termica sulla Montagnola, che mostra l’avanzamento del flusso piroclastico prodotto dal collasso del fianco meridionale del cono del Cratere di Sud-Est alle ore 22:26 del 10 febbraio 2022. Si nota l’alta temperatura (colori bianchi e gialli) sia nello stesso flusso, sia nel deposito lasciato da esso (f) Il cono visibile di fronte al flusso piroclastico è il più basso dei due coni del Monte Barbagallo (eruzione del 2002-2003), mentre quello più alto viene completamente avvolto dal flusso.

L’attività esplosiva è al culmine, producendo fontane di lava che a tratti raggiungono i 1500 m di altezza, e nella colonna eruttiva, che raggiunge i 12 km sopra il livello del mare (Figura 5), si scatenano diversi fulmini (Figura 6), fotografati e filmati da numerosi osservatori dell’evento. Un debole vento spinge la nube eruttiva verso nord-ovest, causando ricadute di cenere e piccoli lapilli nell’area di Maletto e oltre fino alla costa tirrenica nei pressi di S.Agata di Militello e Capo D’Orlando. In alcuni brevi intervalli di visibilità, nella parte bassa della profonda nicchia che si è aperta nel fianco meridionale del cono del Cratere di Sud-Est, si possono osservare esplosioni e piccole fontane di lava, segno che il collasso del fianco è stato probabilmente causato dal magma che si è spinto attraverso questo settore del cono.

Figura 5 – Fontana di lava alta 1000-1500 m e colonna eruttiva che raggiunge l’altezza di 12 km sopra il livello del mare alle ore 22:23 del 10 febbraio 2022, vista da Tremestieri Etneo (foto di Boris Behncke).
Figura 6 – Durante la fase di massima intensità di attività, dopo le 22:15 circa, si osservano diversi fulmini nella colonna eruttiva, sia nella parte caratterizzata dalla presenza di abbondante materiale incandescente, sia nella parte più alta, dove la nube si espande orizzontalmente (foto scattate dalla contrada Milia, da Francesco Ciancitto, e da Tremestieri Etneo da Boris Behncke).

Dalle ore 22:45 in poi, le fontane di lava cominciano a perdere in altezza e diventare pulsanti; alle 23:00 l’attività esplosiva è sostanzialmente conclusa (Figura 7). Per tutta la notte e il giorno successivo continuano crolli dalle pareti quasi verticali dell’impressionante squarcio nel fianco del cono del Cratere di Sud-Est, formando pennacchi di cenere marrone.

Figura 7 – Il cono squarciato del Cratere di Sud-Est dopo la fine dell’attività parossistica, alle ore 00:35 dell’11 febbraio 2022, e i due rami di lava emessi nella fase finale del parossismo. La vista è da Tremestieri Etneo (foto di Boris Behncke).

Nel mattino dell’11 febbraio si apre una bocca effusiva sul basso fianco sud-orientale del cono, dalla quale viene emessa una piccolissima colata di lava; nella Figura 8 la si vede al tramonto dello stesso giorno. Questa colata è debolmente alimentata fino alle prime ore del 12 febbraio e si espande per un centinaio di metri.

Figura 8 – Al tramonto dell’11 febbraio 2022, si vede la piccola colata di lava, che dal mattino sta uscendo dal basso fianco sud-orientale del cono del Cratere di Sud-Est; a sinistra il cospicuo pennacchio di gas emesso dal cratere Bocca Nuova. Vista da Tremestieri Etneo; foto di Boris Behncke.

Visita ad un campo di battaglia

Nei giorni 11 e 12 febbraio, personale INGV conduce le consuete attività di monitoraggio e rilevamento sul terreno, sia sull’alto versante meridionale dell’Etna in prossimità del Cratere di Sud-Est, sia nell’area di ricaduta di materiale piroclastico, a nord-ovest.

Figura 9 – Vista dall’orlo settentrionale del più alto dei crateri del 2002-2003 verso il Cratere di Sud-Est, 12 febbraio 2022. Il deposito di collasso e del flusso piroclastico più grande è al centro dell’immagine, nell’area conosciuta come “Torre del Filosofo”. A sinistra si vede la colata di lava emessa dopo il collasso del fianco, frammista ai detriti del collasso. In fondo a sinistra, è visibile la Bocca Nuova con il suo pennacchio di vapore bianco. Foto di Francesco Ciancitto.

Le scene che si presentano in quei posti conosciuti come “Torre del Filosofo”, i crateri del 2002-2003 (Monti Barbagallo) e sul Piano del Lago, sono di fortissimo impatto anche emotivo. L’area investita dal flusso piroclastico delle ore 22:26 del 10 febbraio è ricoperta di un deposito marrone di diversa granulometria. Il ramo sospinto in direzione sud-occidentale ha rilasciato una grande quantità di materiale grossolano (Figura 9). Evidenti frammenti del fianco del Cratere di Sud-Est si sono accumulati in una lingua di grande spessore nella sella tra i crateri del 2002-2003 e Monte Frumento Supino (immagine di copertina). Al deposito, in particolare sul fianco occidentale, si affianca, in parte ricoperta dallo stesso, la colata emessa dal fianco sud-occidentale del cono. Su questo versante, sia il deposito che la colata, si attestano ad una quota minima di circa 2830 m.

Figura 10 – L’interno del più settentrionale dei due crateri del 2002-2003 (Monti Barbagallo), dopo essere stato invaso dal flusso piroclastico più grande del 10 febbraio 2022. Il deposito del flusso ha completamente occluso le bocche precedentemente presenti sul fondo craterico. Nella zona intermedia si vedono ancora i pali delle ringhiere poste lungo un sentiero per i turisti, che fino al 2020 venivano accompagnati dalle guide dell’Etna attraverso questo cratere. Foto di Francesco Ciancitto, 12 febbraio 2022.

A “Torre del Filosofo” il deposito ha una granulometria principalmente grossolana con grandi blocchi di dimensioni anche di diversi metri, alcuni dei quali ancora parzialmente incandescenti al momento del rilievo, che hanno invaso la zona a monte dei coni del 2002-2003. La porzione più fine del deposito piroclastico ha, invece, riempito le bocche allineate che fino al 10 febbraio erano visibili sul suo fondo (Figura 10).

Figura 11 – L’orlo settentrionale del più alto dei crateri del 2002-2003 è stato intensamente “bombardato” da frammenti di roccia molto grandi ed è irriconoscibile rispetto al passato. Foto di Francesco Ciancitto, 12 febbraio 2022.

Passeggiando sul bordo dei Monti Barbagallo, sono evidenti gli impatti e le bombe depositate durante il parossismo in maniera pressoché continua, specie sui versanti settentrionale e nord-orientale del cono (Figura 11). E’ singolare notare come una grossa bomba vulcanica sia arrivata sul bordo meridionale del cono inferiore, creando un evidente cratere da impatto ed un conseguente piccolo crollo sul suo fianco meridionale.

Figura 12 – Nell’area ad est e sud-est del cono superiore del 2002-2003 (Monti Barbagallo), il deposito del flusso piroclastico è generalmente più fine e localmente ha l’aspetto di sabbia fine, mantenendo alte temperature all’interno per alcuni giorni. Foto di Francesco Ciancitto, 12 febbraio 2022.

Lungo il versante sud-orientale dei Monti Barbagallo, il deposito consiste in materiale generalmente più fine (Figura 12), raggiungendo spessori di alcune decine di centimetri. Il deposito raggiunge una quota minima di circa 2750 m, ovvero poco più in basso del piccolo ricovero posto sul fianco sud-orientale del cono superiore, la cui parete nord ha subito danni da incendio causato dal deposito grossolano ivi accumulatosi (Figura 13).

Figura 13 – Piccola capanna pensata per dare riparo ad escursionisti in condizioni di cattivo tempo alla base orientale del più alto dei coni del 2002-2003 (Monti Barbagallo). Si nota l’impatto del calore del flusso piroclastico del 10 febbraio 2022. Foto di Francesco Ciancitto, 12 febbraio 2022.
Figura 14 – La parte orientale del deposito di flusso piroclastico, alla base sud-orientale del cono del Cratere di Sud-Est. Foto di Francesco Ciancitto, 12 febbraio 2022.

Raggiungendo la bocca effusiva apertasi sul basso fianco sud-orientale del Cratere di Sud-Est, ci si rende conto dell’aumento dello spessore del deposito fine del flusso (Figura 14), così come del permanere della sua alta temperatura quando ci si affonda con gli scarponi. La colata, in raffreddamento ma ancora incandescente alla bocca durante il sopralluogo, scende lungo il bordo della Valle del Bove per poi tuffarsi dentro per un breve tratto.

Rientrando, ci si sorprende nel ritrovare anche se in parte seppellito il conetto originato dalla attività subterminale del 30 Maggio 2019.