Leucemia: nuova immunoterapia più efficace nel guidare la remissione

Secondo un nuovo studio, l'uso di cellule killer per l'immunoterapia trattate con citochine potrebbe costituire un intervento efficace contro la leucemia

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Gli scienziati della Washington University in St. Louis School of Medicine hanno sviluppato un approccio immunoterapico potenzialmente piu’ efficace nel guidare la remissione dalla leucemia e migliorare l’aspettativa di vita per i pazienti ad alto rischio. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, l’uso di cellule killer per l’immunoterapia trattate con citochine potrebbe costituire un intervento efficace contro la malattia.

Il team, guidato da Melissa Berrien-Elliott, ha effettuato dei trapianti di cellule staminali in 15 pazienti. Secondo quanto emerge dallo studio, le cellule sono rimaste nell’organismo dei partecipanti per almeno due mesi e gli effetti sono stati positivi. I trapianti di staminali, spiegano gli autori, sono generalmente piu’ efficaci quando il paziente e’ in remissione, perche’ la malattia puo’ ostacolare l’efficacia del trattamento. Tale approccio, pero’, puo’ provocare conseguenze collaterali dovute al trapianto, per cui gli autori hanno adottato l’immunoterapia con cellule natural killer trattate con citochine.

Nella sperimentazione clinica di fase due, i ricercatori hanno impiantato le cellule nei 15 pazienti, affetti da leucemia mieloide acuta recidivante. L’87% del campione ha mostrato una risposta completa dopo 28 giorni e non sono stati evidenziati particolari problemi di rigetto delle cellule, riportano gli autori. Le staminali hanno inoltre rivelato una funzione e una persistenza promettenti, espandendosi di 1.104 volte in due settimane e restando nell’organismo per oltre due mesi. Queste cellule, concludono gli autori, sembravano associate a una funzionalita’ migliore rispetto alle normali cellule killer, per cui sara’ necessario valutare ulteriormente le potenzialita’ di questo approccio e testare la strategia di trattamento in gruppi di pazienti piu’ ampi.