Malattia renale cronica: arriva la “Scheda Nefrologica” per la diagnosi precoce

Un nuovo strumento per la pratica clinica utile per quei medici che per primi devono individuare i pazienti a rischio

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In arrivo la Scheda Nefrologica, un nuovo strumento rivolto a medici di famiglia, internisti, diabetologi e altri professionisti sanitari, utile a favorire il rinvio tempestivo ai nefrologi per la diagnosi precoce di malattia renale cronica e relative complicanze, tra cui l’anemia. L’iniziativa è nata dal confronto tra i rappresentati dei medici e dei pazienti e oggi viene presentata e proposta alla comunità scientifica nazionale in una conferenza stampa. Rientra nel progetto KAN (Kidney Anemia Network) ideato e gestito da ISHEO, e realizzato con il contributo non condizionante di Astellas Pharma S.p.A.

La malattia renale cronica è un problema di salute che interessa oltre il 7% della popolazione italiana – afferma il prof. Dario Manfellotto, Dipartimento di Medicina Interna dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma e Presidente della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI) – Dalla patologia possono nascere diverse complicanze, tra cui l’anemia che riguarda in totale oltre il 20% dei casi. I dati epidemiologici dimostrano come l’incidenza della malattia stia aumentando soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione. Lo stesso vale per tutte quelle diverse condizioni cliniche che portano ad un rischio di danno renale, come il diabete, la sindrome metabolica, l’ipertensione o la dislipidemia. Per contrastarla diventa così indispensabile la fase della diagnosi che deve essere quanto più è possibile precoce. A tale scopo abbiamo deciso di creare, nell’ambito del progetto Kidney Anemia Network (KAN), una scheda di valutazione per la pratica clinica quotidiana, semplice ma efficace. Attraverso pochi quesiti e la misurazione di parametri prestabiliti e condivisi è possibile favorire la tempestiva individuazione dell’anemia che contraddistingue la malattia renale, complicandone l’evoluzione. La complessità del malato nefropatico deve essere vista in un’ottica di approccio clinico globale nel quale il «riferimento» ad un altro specialista avviene in modo collaborativo e non sostitutivo o alternativo, esaltando le rispettive competenze, perché in una medicina moderna il rapporto non può essere separato, e ciò che serve in ospedale e sul territorio è la collaborazione fra i vari specialisti e il medico di medicina generale. Infine, è molto importante anche il ruolo della formazione che deve avvenire su criteri condivisi della patologia e coinvolgere anche i medici di famiglia”. “Si tratta di una patologia asintomatica, che si manifesta con sintomi importanti solo quando la riduzione della funzione renale è estremamente avanzata, quando si ha già la comparsa di complicanze, prima fra tutte la presenza di anemia. C’è ancora tanta patologia renale non diagnosticata, ed il nostro servizio sanitario deve ancora compiere importanti passi in avanti in modo tale da avviare il paziente ad un trattamento tempestivo – sostiene Stefano Bianchi, Direttore UOC Nefrologia e Dialisi, Area Livornese Sud, Azienda Sanitaria Toscana Nordovest – Un altro dei motivi per cui la malattia renale cronica viene diagnosticata “troppo” tardi, è il tardivo riferimento del paziente con malattia renale al nefrologo da parte dei distretti sanitari territoriali e da altri specialisti. Su questo anche la nefrologia deve impegnarsi di più per creare ponti con le altre figure professionali, lavorare sempre più trasversalmente. La strategia di condividere profili di malati a rischio tra i vari specialisti che possono riferire in tempi idonei il malato  al nefrologo è fondamentale. In questo contesto, la Scheda Nefrologica, può rappresentare uno strumento realmente utile nella pratica clinica ai fini dell’identificazione della patologia, agevolando un sistema di referral appropriato al nefrologo per implementare la diagnosi precoce di  malattia renale cronica e delle sue complicanze e contribuendo a rafforzare la collaborazione multidisciplinare nel processo di ottimizzazione del percorso di presa in carico del paziente”. “E’ uno strumento che mira a favorire la possibilità per i Medici dei diversi ambiti assistenziali di operare in sinergia, in maniera standardizzata secondo le linee guida di riferimento, indipendentemente dai modelli organizzativi regionali e/o aziendali non sempre adeguati alle esigenze assistenziali di questi pazienti – aggiunge la dott.ssa Tommasa Maio, Segretario Nazionale FIMMG – Federazione Italiana Medici di Medicina Generale Continuità Assistenziale e Vicepresidente Metis – Siamo convinti che l ’uniformità di approccio e la coerenza di informazioni offerte ai cittadini non potranno che favorire sia la precoce individuazione dei pazienti nelle fasi iniziali della malattia, ovvero nel momento in cui è ancora possibile migliorare la prognosi e la qualità di vita, sia la razionalizzazione di tutto il percorso assistenziale e la riduzione dei tempi di diagnosi e trattamento, contribuendo a superare la attuale frammentarietà, importante ostacolo per l’appropriatezza del percorso di cura”. “I reni non si fanno sentire, ma non per questo bisogna trascurarli, perché la malattia renale è praticamente asintomatica – sottolinea Giuseppe Vanacore, Presidente Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto (ANED) Onlus – Per l’individuazione della malattia renale, anche per la parte di popolazione a rischio, non sono previsti screening di massa. Sarebbe invece possibile e utile farlo, se solo si puntasse alla programmazione sanitaria partendo dai dati epidemiologici. Si scoprirebbe che circa l’8% della popolazione ultracinquantenne è a rischio, o è già interessata da forme di malattia renale. Del resto, i costi in questo caso non sarebbero un impedimento, dato che per individuare delle anomalie renali è sufficiente un banale esame delle urine e un controllo dell’emoglobina, in particolare della creatinina. La scheda proposta con il progetto KAN potenzialmente potrebbe concorrere a colmare le lacune esistenti con il risultato straordinario di guidare il paziente in un percorso di cura tempestivo e adeguato alla sua condizione”.