Meteo e clima: dal supporto alle politiche del sistema energetico fino ai beni culturali, l’importanza dei dati e delle previsioni

Per poter prendere decisioni adeguate e rapide è importante sapere che tempo farà

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Che si tratti di politiche ambientali per contrastare l’inquinamento o per pianificare la distribuzione dell’energia, o ancora della protezione del patrimonio culturale, i dati e le previsioni meteorologiche sono oggi la chiave di volta di tanti settori che interessano la nostra quotidianità: dall’ambiente, ai trasporti, dall’energia, all’agricoltura e al turismo. Per poter prendere decisioni adeguate e rapide è importante sapere che tempo farà.

Dal IV Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia, che si è svolto dal 15 al 19 febbraio alla Statale di Milano con oltre 200 partecipanti in presenza e ben oltre 450 in streaming, è emersa chiaramente l’importanza del dato meteorologico e climatico e delle previsioni, accendendo i riflettori sul dialogo strategico tra meteorologia, politica, economia e società.

Molti gli argomenti discussi durante il Congresso AISAM: le tecnologie per la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, previsioni e nowcasting, qualità dell’aria e meteorologia urbana, protezione ambientale ed allerte meteo, eventi estremi, bilanci idrogeologici, il tema della salute e molto altro sottolineando quanto i dati meteorologici e climatici siano fondamentali in molteplici settori dall’ambiente, ai trasporti, dall’energia all’agricoltura e al turismo.

Dati meteo e politica ambientale

Le politiche ambientali, nazionali e regionali, necessitano di conoscenze sempre più puntuali sull’atmosfera e sulla meteorologia: dati che orientino le politiche sull’inquinamento e sui cambiamenti climatici come ha confermato Raffaele Cattaneo, assessore all’ambiente e clima della Lombardia intervenendo all’apertura nella prima giornata del Congresso.
La correlazione tra inquinamento ed eventi meteo-climatici è molto stretta: il periodo siccitoso di gennaio e febbraio ha influito sui livelli di inquinamento in Lombardia, come ha sottolineato Cattaneo, e gli enti istituzionali hanno bisogno di elementi e dati sempre più accurati. È fondamentale che politica e scienza si parlino per poter agire con strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici, di riduzione delle emissioni di CO2 e degli altri gas serra, a livello sia globale sia locale e regionale. La Lombardia, come evidenziato da Cattaneo, è fortemente impegnata su questi temi e vuole essere una regione leader nel cambiamento verso la transizione ecologica ed energetica grazie anche ai contributi della meteorologia.

Meteorologia e sistema energetico

Cambiamento climatico, mitigazione, adattamento e soprattutto necessità di agire, e presto, sono state alcune delle parole chiave del Congresso che ha affrontato anche il tema dell’energia e delle fonti rinnovabili nella tavola rotonda “Meteorologia e climatologia al servizio del sistema energetico” con i protagonisti del sistema energetico nazionale.
Lo sviluppo del settore energetico, prevalentemente quello elettrico, nei prossimi decenni vedrà uno sviluppo molto significativo delle fonti rinnovabili di energia come ha sottolineato Mattia Sica di Utilitalia (federazione che riunisce le aziende speciali operanti nei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas) ricordando come nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) di gennaio 2020 si sia delineata una traiettoria di crescita delle fonti rinnovabili elettriche tale per cui nel 2030 il 55% nei consumi di energia elettrica sarà coperto da fonti rinnovabili come il fotovoltaico e l’eolico. Fonti di energia non programmabili e fortemente condizionate dagli andamenti meteorologici con una conseguente pianificazione e previsione di disponibilità sempre più legata alle previsioni meteorologiche di breve medio e lungo periodo.

Meteorologia e climatologia sono tanto rilevanti per il sistema energetico da spingere aziende e multi-utility del comparto energetico a investire risorse in competenze meteorologiche come confermato da Valentino Ruzzon di A2A che ha spiegato come nel recente sviluppo del mercato la meteorologia abbia assunto un ruolo molto più rilevante di quanto non fosse in passato e in maniera decisamente più preponderante sul breve termine. Per questo motivo è prevedibile che oltre all’approvvigionamento di dati meteo da consulenze o da prodotti off the shelf ci saranno investimenti delle aziende in maggiori competenze interne e proprietarie, con lo sviluppo di centri di competenza metereologici propri.
Concorde su questa tendenza anche Alessia Borroni di Snam la quale ha confermato come negli ultimi anni ci sia stata un’accelerazione e il mercato sia cambiato radicalmente, di conseguenza il dato meteorologico e le competenze meteorologiche sono diventate sempre più importanti: più le previsioni sono performanti più aumenta la probabilità di fornire informazioni utili al mercato e non avere sbilanci di prezzi, diventa così strategico investire nella modellistica e in data scientist interni.

Salvare il patrimonio culturale con i dati climatici

Nella terza giornata del Congresso AISAM Alessandra Bonazza, ricercatrice CNR ISAC, ha parlato del patrimonio culturale italiano, oggi a rischio a causa del cambiamento climatico e degli eventi meteorologici estremi e di come i dati climatici possano aiutare i gestori del patrimonio culturale, i legislatori e le autorità a comprendere i cambiamenti per proteggere e preservare il nostro patrimonio culturale.
La piattaforma Risk Mapping Tool for Cultural Heritage Protection – realizzata nell’ambito dei due progetti Interreg Central Europe denominati ProteCHt2save e STRENCH – nasce con l’obiettivo di fornire uno strumento di supporto alle autorità e agli enti pubblici e privati nella salvaguardia e nella gestione dei beni culturali in Europa, per proteggerli da eventi climatici estremi quali piogge intense, alluvioni e prolungati periodi di siccità. Essa permette di visualizzare e scaricare in modo interattivo mappe di pericolosità con risoluzione spaziale di circa 12 chilometri, basate su dati forniti da modelli climatici regionali e da servizi satellitari del programma Copernicus. Prevede inoltre l’utilizzo di indici per valutare la pericolosità di eventi estremi legati a variazioni di temperatura e precipitazione, e la vulnerabilità a scala locale, calcolata sulla base di un’accurata identificazione di elementi critici, fisici e gestionali, del bene in oggetto. È possibile fare valutazioni del rischio in Europa e nel Bacino del Mediterraneo a breve (2021-2050) e a lungo termine (2071-2100).