Arabia Saudita, attacco ad uno dei più grandi depositi di petrolio: si vuole minare la stabilità dell’Occidente | FOTO & VIDEO

L'obiettivo dell'attacco all'enorme deposito petrolifero in Arabia Saudita potrebbe essere l'Occidente, andando così a sommarsi alla già precaria situazione della guerra in Ucraina

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Non accenna a spegnersi, ma anzi continua ad intensificarsi l’incendio causato dall’attacco dei missili yemeniti Houthi sui serbatoi per petrolio e prodotti petroliferi della compagnia saudita Aramco, nell’area della città saudita di Jeddah, in Arabia Saudita. Sembra che le fiamme si stiano diffondendo da un serbatoio all’altro. Le unità di difesa aerea di tali strutture sono costruite attorno ai sistemi di difesa aerea Patriot, acronimo inglese di Phased Array TRacking to Intercept Of Target, ovvero un sistema di difesa mobile progettato per intercettare missili balistici prima che colpiscano i bersagli previsti.

Sebbene l’incendio sia stato stato provocato da un attacco dei ribelli yemeniti Huthi, che lo hanno rivendicato e che già la scorsa settimana avevano preso di mira la compagnia petrolifera, potrebbe esserci sotto qualcosa di ben più profondo. Il titolo del quotidiano Arab News di questa mattina è emblematico in tal senso: “Gli Houthi (sostenuti dall’Iran L.U.) hanno colpito la “spina dorsale dell’economia globale” in un attacco al deposito petrolifero di Jeddah“. Il grande deposito petrolifero colpito è uno dei più vasti depositi di petrolio al mondo. L’obiettivo, secondo i media locali, era quello di minare la stabilità petrolifera dell’Occidente, andando così a sommarsi alla già precaria situazione dovuta alla guerra in Ucraina e alla difficoltà di approvvigionamento dalla Russia.

Attacco al grande deposito di petrolio di Aramco, in Arabia Saudita [VIDEO]

Missili dallo Yemen, enorme incendio a Jeddah [VIDEO]