Archeoastronomia in Magna Grecia: porta Rosa nel Parco Archeologico di Velia

L’appassionato in materia Nicola Giuliano ci svela i risultati finora raccolti della sua ricerca al monumento di “porta Rosa”, struttura simbolo del parco archeologico di Velia

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Ad Ascea, piccolo comune in provincia di Salerno, è situato uno tra i più affascinanti e suggestivi luoghi della Magna Grecia.

In pieno splendore il sito del Parco Archeologico di Velia, custodisce i resti dell’antica città greca di Elea/Velia, patria del filosofo Parmenide e del suo discepolo Zenone. Tra i suoi reperti più importanti c’è l’oggetto delle sue ricerche, il monumento conosciuto con il nome di porta Rosa.

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L’antica struttura con sistema ad arco a tutto sesto, fu battezzata così l’8 marzo 1964 dall’archeologo Mario Napoli che la riportò alla luce. In un secondo momento però, a scavi ultimati nel 1971, porta Rosa venne riclassificata come viadotto di cresta e non più come porta, poiché priva di cardini e soglia. Lo stesso Mario Napoli la datò intorno al IV sec a.C., tuttavia, ancora oggi c’è scetticismo tra gli studiosi, sul periodo storico del monumento e sulla sua reale funzione per l’antica città di Elea.

Collocata in una stretta gola, porta Rosa consente nella sua parte inferiore il passaggio sotto l’arco, mentre nella sua parte superiore collega le due parti della collina, a quei tempi adibita ad area sacra.

Nell’anno 2019 Nicola Giuliano iniziò le sue ricerche di Archeoastronomia al monumento di porta Rosa, questo dopo aver concluso un corso di studi specifico, messo a disposizione da un’associazione dedita alla divulgazione scientifica chiamata “Unione Astrofili Napoletani”.

Brevemente, l’archeoastronomia ricerca e studia strutture megalitiche come Dromos e Menhir, oppure edifici sacri come templi e antiche chiese, che siano posizionati e costruiti da riferimento per assolvere a funzioni calendariali. Veri e propri punti di osservazione astronomica che, sfruttando il movimento ciclico regolare degli astri nella volta celeste, consentono di individuare periodi precisi dell’anno, utili sia per ragioni pratiche, come può essere l’agricoltura, che a ricorrenze sacre legate al culto.

Dopo aver analizzato i dati di orientamento raccolti alla struttura di porta Rosa, nel 2020 Nicola Giuliano rese note le sue prime teorie sulle possibili potenzialità del monumento in questione ipotizzando che, “la struttura conosciuta con il nome di porta Rosa, presenta caratteristiche congrue di orientamento adatte a rilevare, due dei periodi più importanti dell’anno, entrambi i solstizi, grazie al movimento del sole nella volta celeste”.

Sempre secondo una sua ipotesi, si sarebbe sfruttata la naturale direzione della gola verso l’orizzonte, per orientare e innalzare la struttura, in modo tale da assolvere ad un doppio compito. Oltre a quello di normale viadotto, la struttura riuscirebbe a definire con buona precisione il solstizio d’estate, utilizzando il movimento del sole che in quel periodo al tramonto raggiunge il suo punto limite massimo nord/ovest “300° azimut”, dove sarà possibile osservare in prospettiva l’astro scendere al centro della porta. Inoltre la struttura consentirebbe di definire anche il periodo legato al solstizio d’inverno, sfruttando stavolta il sorgere del sole all’alba, che solo nei giorni del solstizio d’inverno, si trova in linea perpendicolare alla facciata nella sua altezza più bassa dell’anno.

Per provare le sue teorie, Nicola Giuliano ha richiesto un permesso speciale all’ente del “Parco Archeologico di Paestum e Velia”, che gli consentisse di trovarsi sul posto fuori l’orario di apertura, con grande disponibilità il PAEVE ha concesso l’autorizzazione per effettuare foto e riprese video che testimoniassero il potenziale evento luminoso.

Il 21 giugno 2021, giorno del solstizio d’estate, l’archeoastronomo si è recato sul posto, ha posizionato la telecamera e ha inquadrato centralmente porta Rosa, riprendendo la struttura con alle spalle l’orizzonte occidentale rilevando che, il sole nel suo percorso in discesa verso il tramonto, sparisce precisamente dietro la collina antistante e giusto al centro di porta Rosa, definendo con estrema precisione il periodo del solstizio d’estate. L’evento luminoso ripetendosi ogni anno, regala un meraviglioso e suggestivo effetto scenico, che segna l’inizio dell’estate.

Di seguito vi sono tre immagini in sequenza dell’evento luminoso ripreso da Nicola Giuliano. Ad esse sono correlati i dati scientifici del giorno, dell’ora e della posizione del sole espressa in valori altazimutali.

Per rilevare il secondo evento luminoso ipotizzato, quello relativo all’alba del solstizio d’inverno, Nicola Giuliano con i dovuti permessi, il giorno 21 dicembre 2021 si è recato al parco archeologico di Velia prima dell’alba. Diversamente dal solstizio d’estate, ha posizionato la telecamera in modo che inquadrasse il centro di porta Rosa, dalla quale stavolta si intravedeva l’orizzonte orientale. Avviate le riprese si è atteso il sorgere del sole, cercando di osservare possibili giochi di luce che consentissero la definizione del periodo solstiziale.

Purtroppo le avverse condizioni meteo e la densa nuvolosità, non consentirono di vedere per tutto il tempo delle riprese, il movimento del disco solare all’orizzonte, né tantomeno altri effetti luminosi da analizzare ai fini Archeoastronomici.

Nonostante tutto, per il ricercatore, il risultato dei rilievi seppur compromesso dal cielo nuvoloso, può considerarsi positivo per lo sviluppo della sua ricerca. Infatti da un’attenta analisi del video, grazie anche alla sensibilità del sensore luminoso della telecamera, che ne ha evidenziato la presenza, è stato possibile vedere un raggio di luce solare diretta, illuminare parte del sotto volta di porta Rosa. Tale luce però risulta essere occlusa per metà da un ingombro non ancora definito.

Da quanto si evince da questa foto estrapolata dal video, si vede bene in alto a sinistra il sotto volta del monumento illuminato dai raggi diretti del sole.

Sulla foto sono inseriti oltre all’autore dello scatto, il nome del monumento, la data, l’ora e le coordinate geografiche del luogo, con annessi i dati scientifici della posizione del sole in quell’istante espressi in altezza e azimut. Dati che risultano coerenti ai rilievi fatti il 21 giugno, che vedono la posizione del sole spostata di 180°, ovvero perpendicolare alla parete opposta del monumento.

Il risultato interessante di questi rilievi, si trova nel valore dell’altezza del sole sulla linea di orizzonte, che si attesta ai -2°, ovvero, quando il sole astronomicamente si trova ancora con più della metà del suo raggio sotto la linea di orizzonte.

La particolarità del fenomeno luminoso rilevato in questo scatto, sta nel definire come sia possibile che la luce solare diretta, riesca ad illuminare il sotto volta di porta Rosa, nonostante il sole fosse ben nascosto dalla presenza del monte antistante, che dovrebbe ostacolare il passaggio dei raggi verso l’arco. Questo particolare gioco di luce potrebbe spiegarsi con l’effetto ottico conosciuto con il nome di “rifrazione”, fenomeno che curva la luce in funzione della densità atmosferica.

Questo secondo evento luminoso, venuto fuori dalle sue ipotesi, è tutt’ora in fase di studio in attesa di nuovi rilievi e di nuovi sviluppi. Se ai prossimi rilievi, le condizioni atmosferiche fossero ottimali e il fenomeno luminoso venisse a ripetersi, mostrandosi in maniera più chiara, ciò implicherebbe una diversa chiave di lettura Archeoastronomica del monumento, rilevando così non uno ma due metodi strutturali diversi usati per definire i solstizi. Due metodi diversi che condividono però lo stesso punto di osservazione. In pratica, l’osservatore, dalla stessa posizione riesce a rilevare il metodo provato che sfrutta l’ascesa angolare del sole al centro della porta e, sempre dallo stesso punto, sfruttando l’altezza del sole nei primi albori di luce, riuscirebbe a vedere la luce diretta del sole illuminare il sotto volta dell’arco, definendo così il solstizio d’inverno.

Se anche questo secondo evento luminoso fosse provato, si aprirebbe la strada a nuovi studi e nuove ricerche, i quali potrebbero portare anche ad un’attribuzione sacra per la struttura di porta Rosa, che a quasi sessant’anni dalla sua scoperta, riesce tuttora a stupire con dei segreti ancora da svelare.