Dal Sahara tunisino riemergono strumenti e tecnologie di 300mila anni: lo studio coordinato da ricercatori italiani

I risultati del lavoro, sviluppato con i finanziamenti dei Grandi Scavi di Ateneo della Sapienza e del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale grazie ai quali la regione è oggetto di ricerca fin dal 2015, sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports

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Verso la fine del Pleistocene medio il continente africano ha ospitato graduali e interconnessi processi di evoluzione biologica e culturale della nostra specie. Fra questi, la transizione alla cosiddetta Middle Stone Age (MSA) circa 300.000 anni fa. I dati archeologici e cronologici delle fasi più antiche di questo processo sono però estremamente scarsi, e interpretare le informazioni provenienti dalle poche località del continente africano in cui queste prime evidenze sono state finora identificate è alquanto difficile. Oggi, le analisi condotte da ricercatori del Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza in stretta collaborazione con l’Institut National du Patrimoine di Tunisi e la Facoltà di Lettere e Scienze umane di Kairouan nei siti archeologici scoperti nell’area dello Wadi Lazalim, in Tunisia meridionale, permettono di chiarire diverse dinamiche in merito al popolamento del Nord Africa in questa fase cruciale dell’evoluzione della nostra specie.

Lo rende noto La Sapienza sul proprio sito, precisando che “i risultati del lavoro, sviluppato con i finanziamenti dei Grandi Scavi di Ateneo della Sapienza e del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale grazie ai quali la regione è oggetto di ricerca fin dal 2015, sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports. Secondo il gruppo di ricerca internazionale, che annovera specialisti basati in Tunisia, Italia, Francia e Spagna, i siti investigati, datati fra 300.000 e 130.000 anni fa, rivelano l’occupazione umana del Sahara settentrionale durante la antica Middle Stone Age in un periodo prossimo a quello dei più antichi contesti africani di questa fase. La ricerca – commenta Savino di Lernia, coordinatore dello studio e direttore della missione archeologica nel Sahara – ha fornito pertanto elementi indispensabili per comprendere tempi e modi del popolamento del Nord Africa da parte dei primi utilizzatori di queste tecnologie, probabilmente alcuni fra i più antichi H. sapiens”. “Queste testimonianze – conclude Emanuele Cancellieri della Sapienza, primo autore del lavoro – rinforzano l’ipotesi sulla precoce dispersione di esseri umani e di innovazioni tecnologiche da regioni dell’Africa sub-sahariana”.