Il risanamento di un sito industriale dismesso. Bagnoli: davvero un caso unico al mondo?

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di Benedetto De Vivo – Qualche settimana fa avevo letto su un giornale di Napoli (penso fosse Il Mattino) che il nuovo Commissario per la bonifica del sito ex industriale di Bagnoli, Sindaco G. Manfredi, annunciava di avere destinato la cifra di 15 milioni di € per la progettazione dell’eliminazione della Colmata a mare e delle misure da predisporsi per il disinquinamento dei sedimenti marini. Rimasi esterrefatto da tale profusione di denaro pubblico per la progettazione, direi molto semplice, per la rimozione della Colmata. Così sulla base più o meno di parcelle professionali (commisurate sempre più o meno all’entità delle opere poi da realizzare) calcolai che, per l’esecuzione di quanto si prospettava con il progetto, avrebbero richiesto la cifra di altri circa 800-900 milioni di €. Cifra strabiliante, considerato che in tale cifra non era ancora inclusa la quantità di – sempre denaro pubblico – da destinare alle operazioni di “bonifica a terra”. Sempre su basi presuntive, stimai che si sarebbe tranquillamente arrivati alla strabiliante cifra totale di circa 2 miliardi di €, che si sommano ai circa 800 milioni di Euro già spesi fino alla fase di sentenza di I Grado per le attività di bonifica eseguite da BagnoliFutura SpA.

Da notizie apprese da Il Mattino (23.3.22) ricevo la conferma che la cifra che sarebbe richiesta per la bonifica i sedimenti marini, è di 1 miliardo di Euro, con chiosa del presunto esperto Notaio Falconio (!!), alla quale poi andrebbe aggiunta quanto sarebbe necessario per la “bonifica” a terra.

Con i miei colleghi Giovanni Auriemma e Maurizio Manno (e con la collaborazione di Massimo Cortini) ho scritto il libro: De Vivo B., Auriemma G. e Manno M., 2021. Il risanamento di un sito industriale dismesso. Bagnoli: davvero un caso unico al mondo? La Valle del Tempo Editore, Napoli, 186 pp, ISBN 979-12-80730-06-0. Rimando alla lettura del libro per chi voglia capire cosa è successo, dal 1995 a oggi, nel presunto sito, etichettato come un caso unico al mondo.

Nel libro scriviamo, anche che la “bonifica” del sito di  Bagnoli, è semplicemente il caso di una mucca che ha prodotto tanto latte e molto ancora ne deve produrre, per tanti appetiti e clientes della politica. Le notizie strabilianti che leggo sui giornali in merito alle scelte di Sindaco di Napoli Manfredi, sono per lo scrivente solo una triste conferma, a cominciare dalla pletora di presunti “esperti” nominati come sub-Commissari e altro (brilla ad esempio la presenza di un Notaio come sub-Commissario, di un nutrizionista e altre persone della più disparata provenienza). Competenze zero (salvo forse una qualche competenza di un Ingegnere, ovviamente, proveniente dalla corporazione di Università Federico II), riguardo alla “bonifica” di un sito ex industriale dismesso. Poi si spera, saranno rese pubbliche le parcelle dei tanti esperti…

Nelle pagine che seguono, riporto una sintesi della Post-fazione del libro De Vivo, Auriemma e Manno, 2021, scritta in collaborazione con mio collega Eric Roberts (di Excalibour Group LLC, McLean, Virginia, USA) super consulente di US EPA per la bonifica/messa in sicurezza di brownfield sites negli USA. Indichiamo soluzioni, per Bagnoli, con operazioni prevalentemente di messa in sicurezza, semplici, veloci e relativamente economiche…. Come qualcuno ha notato, questi sono tutti elementi negativi delle soluzioni progettuali che di seguito illustro.

 

Il caso della “bonifica” del sito ex-industriale di Bagnoli (Napoli) è una vicenda che si protrae dal 1995 ma che è ancora senza soluzione, nonostante si sia speso già un fiume di denaro pubblico (circa 700 milioni di €). Per chiarire, nel contesto USA, di siti industriali dismessi (definiti brownfield sites) ve ne sono almeno 450.000! Hanno forse bonificato 450.000 brownfield sites? No! Procedono, generalmente, molto più semplicemente con la loro messa in sicurezza permanente, in funzione della destinazione d’uso dei terreni. I tedeschi nella Ruhr sono intervenuti su di un’area ex-industriale della stessa tipologia di inquinamento di Bagnoli, ma con un’estensione molto superiore, spendendo cifre molto più contenute. In pochi anni hanno trasformato il sito in un parco pubblico frequentato da milioni di visitatori. Ma è mai possibile continuare con questo enorme spreco di denaro pubblico a Bagnoli?

La speranza era che il soggetto attuatore, Invitalia che era subentrato a BagnoliFutura SpA, non continuasse a sostenere la favola che la bonifica costituirebbe un’operazione “unica al mondo”, e che si procedesse velocemente al risanamento del sito, come si fa in tutti i Paesi normali del mondo. Riguardo la nuova bonifica del sito di Bagnoli, finanziata dal Governo Conte 1 con nuove ingenti risorse pubbliche, Invitalia, quale soggetto attuatore, aveva bandito un Concorso di Idee. Il Concorso prevedeva, sorprendentemente, solo la manifestazione di idee per un piano urbanistico, non essendoci alcuna voce che riguardasse il risanamento ambientale. E’ stata questa una scelta veramente singolare, in quanto un progetto urbanistico su un brownfield site non può prescindere dalla progettualità e fattibilità del risanamento ambientale. Era stato peraltro nominato dal Governo un Commissario Straordinario, le cui funzioni erano chiare, definite da una Legge dello Stato e da una sentenza del Consiglio di Stato, ma non altrettanto chiara è stata la reale competenza e capacità di incidere positivamente a beneficio delle necessarie sinergie istituzionali. Rispetto al passato, sembrava che nulla fosse cambiato, mentre la soluzione potrebbe essere meno complicata, veloce e relativamente più economica. Ora in sostituzione di Invitalia, il responsabile per gli interventi per la bonifica di Bagnoli, su decisione del Governo, è il Sindaco di Napoli, Prof. G. Manfredi. Le critiche costruttive rispetto alle idee progettuali di Invitalia, rimangono invariate, con la speranza che il Sindaco recepisca le mie idee progettuali di massima.

Prima di illustrare le idee progettuali di massima, faccio alcune considerazioni preliminari:

Per quanto riguarda la decisione di destinare ad aree residenziali una parte dei terreni da bonificare, bisogna mettere in evidenza, che il territorio di Bagnoli ricade interamente nella Zona Rossa dell’apparto vulcanico (attivo) dei Campi Flegrei. Nelle Zone Rosse a rischio vulcanico la densità abitativa andrebbe disincentivata, non incrementata. Si vuole forse ripetere a Bagnoli, quanto già fatto, scelleratamente, con la costruzione dell’Ospedale del Mare in piena Zona Rossa del Vesuvio, con il silenzio/assenso dell’intera comunità vulcanologica italiana? Politici accorti, nell’amministrare il territorio, dovrebbero gestirlo con lungimiranza e ragionevolezza, approfittando del “riposo” dei vulcani, in funzione delle generazioni future.

In questa fase, mi corre l’obbligo di fare alcune cosiderazioni sulle problematiche relative a Colmata a Mare, Amianto, e utilizzo di phytoremediation per eliminare IPA (Idrocarbuti Policiclici Aromatici) e PCB (Policlorobifenili) dai suoli di Bagnoli:

1) Colmata a mare: La questione della rimozione o meno della Colmata è stata, spesso in questi anni, al centro del dibattito cittadino. Allo stato dei fatti, quali che siano i pro e i contro, esiste una Legge apposita, che obbliga a procedere alla rimozione della Colmata. La Colmata a Mare, secondo quanto previsto dalla legge, andrà rimossa, prevedendo la ricostituzione della spiaggia, in continuità con gli arenili Nord e Sud. L’arenile Nord, a quanto ci risulta, dovrebbe essere stato già “bonificato” con collocazione di teli HDPE, ricoperti da sabbie incontaminate provenienti dalla Regione Puglia. Anche sulla nuova spiaggia, cioè sull’area ora occupata dalla Colmata a Mare, andrebbe realizzato lo stendimento di teli HDPE e il ripascimento con sabbia incontaminata di provenienza esterna. Il materiale non contaminato, rimosso dalla Colmata, potrebbe essere collocato nell’area a terra destinata ad uso commerciale. Il materiale contaminato da IPA/PCB/Idrocarburi Totali, può trovare uguale collocazione, dopo essere stato sottoposto ex-situ a trattamento di desorbimento termico e/o a bio-soil washing con Acidi Umici Modificati (MHA).

2) La presenza di materiale contenente amianto (MCA), interrato nell’ex sito Eternit: Il MCA avrebbe potuto rimanere interrato, in quanto MCA, se non volatilizzato, non costituisce pericolo per alcuno. Semplicemente, l’area con MCA interrato avrebbe potuto essere destinata a Parco Pubblico, previa messa in sicurezza con una coltre di terreno incontaminato (capping), evitando quindi di progettare manufatti per la cui costruzione sarebbe necessario movimentare terreni. Avere già dato in appalto (pare per oltre 20 milioni di €) la rimozione di MCA rappresenta invece un puro spreco di denaro pubblico. Evidentemente, si potrebbe pensare, ci si prepara a uno sviluppo edilizio dell’area dalla quale si rimuove amianto, lisciando il pelo a presunti ambientalisti.

3) Utilizzo delle tecniche sperimentali di phytoremediation: La tecnica della phytoremediation, ovvero della “bonifica” dei suoli contaminati attraverso il metabolismo vegetale, potrebbe essere utilizzata per alcuni specifici elementi/composti potenzialmente tossici, ma non esiste alcuna pianta che sia in grado di rimuovere contemporaneamente, da un sito contaminato, tutti gli elementi e composti potenzialmente tossici (siano essi inorganici che organici). Che poi delle piantine erbacee, con radici max di 15/20 cm, siano capaci di eliminare composti organici (IPA, PCB) fino alla falda, che a Bagnoli arriva fino a 4-5 m di profondità, è pura fake science. Le piante per potere “assorbire” elementi metallici e/o composti organici (IPA e PCB), li devono trovare solubilizzati nella matrice liquida (acqua di falda). Il problema è che i composti organici, in particolare IPA e PCB, sono sostanze lipofiliche, vale a dire pochissimo solubili in acqua, che pertanto rimangono essenzialmente “bloccate” nella matrice solida (suoli). Ne consegue che nei suoli dove tali inquinanti sono presenti in quantità significative, in concentrazioni superiori alle soglie fissate dal D.Lgs. 152/2006, certamente non possono essere eliminati per dilavamento e soluzione nella falda. In ogni caso, non è pensabile utilizzare una tecnica che definirei nella migliore delle ipotesi, sperimentale, in un sito che dovrebbe essere restituito quanto prima alla fruizione dei cittadini, al termine dei 2-3 anni che si prevedono di impiegare per portare a termine le attività di bonifica/messa in sicurezza del sito. In parole semplici, in una situazione qual è quella di Bagnoli, si dovrebbe operare solo con tecnologie sicure e già sperimentate, ovvero con un livello massimo di maturità tecnologica (Technology Readiness Level, TRL) pari a 9. Altrimenti si tratterebbe di una “bonifica potenziale”, la cui efficacia andrebbe verificata tra un numero indefinito di anni. In altre parole si tratterebbe di una “bonifica” a … futura memoria.

Idee Progettuali di massima proposte

Senza entrare, in questa fase, nel merito delle soluzioni tecniche di dettaglio nelle varie zone del sito, ribadisco il concetto generale che la soluzione a Bagnoli, sulla falsariga di quanto realizzato in decine di migliaia di brownfield sites nei soli USA e nel mondo, é in realtà molto più semplice, veloce e relativamente economica di quanto si potrebbe pensare. Bisognerebbe smetterla con la favola del “caso unico al mondo”! In estrema sintesi, la soluzione è la messa in sicurezza del sito e sua trasformazione in un grande Parco pubblico. Come Team Excalibur Group, in collaborazione anche con esperti Europei e Cinesi, ho ideato quanto segue:

  • Lo sviluppo di abitazioni residenziali in piena Zona Rossa è irresponsabile. Bagnoli è ubicata in Piena Zona per il rischio vulcanico dei Campi Flegrei. Incrementare la densità abitativa sarebbe una decisione scellerata. Ma se si volesse procedere in tale direzione, i terreni destinati a uso residenziale dovrebbero essere messi in sicurezza rimuovendo i contaminati organici con tecniche sperimentate (desorbimento termico in situ)/estrazione sotto vuoto, seguite da capping con suoli non contaminati, per salvaguardare comunque i residenti dal contatto con metalli potenzialmente tossici. Ai residenti andrebbero poi precluse attività di scavo o uso di acque sotterranee. Per evitare intrusioni di contaminanti che si volatilizzano da acque sotterranee (radon di origine vulcanica e IPA/PCB), le abitazioni residenziali dovrebbero essere costruite protette da barriere ingegnerizzate/sistemi di depressurizzazione.
  • Gli interventi a terra, in aree destinate a parchi e complessi sportivi, dovrebbero perseguire due obiettivi: la messa in sicurezza della matrice terreno/suolo e l’abbattimento della carica inquinante della falda freatica. La messa in sicurezza dovrebbe essere imperniata su due interventi: la posa in opera di teli di geoteli permeabili ricoperti (capping) da terreni incontaminati e/o con basse concentrazioni di inquinanti, sia organici (IPA, PCB, Idrocarburi Totali) che inorganici. Su tali terreni, una volta che siano stati messi in sicurezza, si possono poi collocare suoli non contaminati e tutte le specie vegetali possibili, secondo i suggerimenti di botanici e agronomi.
  • Si dovrebbe prevedere solo un limitato uso del suolo per uso commerciale: Gli standard italiani per contaminazione da IPA/PCB/Idrocarburi Totali e Metalli Potenzialmente Tossici nei suoli/terreni a uso commerciale devono essere rispettati attraverso opere di capping con terreni incontaminati dello spessore di (almeno) 1 metro, e con misure istituzionali per prevenire l’esposizione umana rispetto ai suoli/terreni al disotto del metro superficiale di capping. Per le acque di falda si dovrebbe mettere in opera una barriera ingegnerizzata per il controllo dei vapori e per l’estrazione sotto vuoto di radon e IPA/PCB/Idrocarburi Totali allo scopo di proteggere gli edifici che si costruiranno.
  • Acque sotterranee: Per le acque di falda è possibile un intervento che utilizzi barriere reattive permeabili. Una tecnica diffusamente utilizzata da decenni in aree minerarie carbonifere e recentemente implementata e sperimentata in Cina con l’utilizzo di varie tecnologie, comprese le nanotecnologie sperimentali. Quest’ultime prevedono l’uso di carbonio attivo granulare polverizzato e Ferro zero-valente e/o argille ingegnerizzate con iniezioni di nanobolle di ossigeno, in base ai risultati della caratterizzazione geochimica del corpo idrico, con uno scavo ortogonale al flusso, riempito di materiale reattivo e quindi, nel caso specifico, verosimilmente parallelo alla linea di costa.
  • Acque piovane/Canale Bianchettaro. Ulteriori scarichi di deflusso a mare delle acque superficiali del Canale Bianchettaro e di qualsiasi altro scarico dall’area contaminata dovrebbero essere intercettati per eliminare la possibilità di un continuo trasporto di sedimenti contaminati da IPA/PCB/Idrocarburi Totali e di una loro deposizione a mare.
  • Area spiaggia. Gli arenili a nord e a sud della Colmata a Mare e la spiaggia che si creerà dopo l’eliminazione di quest’ultima dovranno soddisfare gli standard di Legge italiani per i sedimenti marini contaminati da IPA/PCB/Idrocarburi Totali e Metalli Potenzialmente Tossici. Si ipotizza la costruzione di scogliere (a circa 100-150 m dalla spiaggia) per creare condizioni di mare calmo (senza correnti marine) e la messa in opera di una copertura di 25-30 cm (sostanze organiche stabilizzanti o altri materiali) fra spiaggia e scogliera. Le scogliere avrebbero anche lo scopo di evitare l’erosione sia degli attuali Arenili nord e sud, che della nuova spiaggia che si creerà sull’area ora occupata dalla Colmata.
  • Sedimenti marini. Si dovrebbe esaminare la possibilità di bonificare i sedimenti marini contaminati da IPA/PCB/Idrocarburi Totali per soddisfare gli standard italiani di Legge. Tuttavia, la notevole estensione dell’area di impatto potrebbe precludere il raggiungimento di questi standard su tutta l’area. L’obiettivo importante, comunque, è quello di consentire la balneazione senza esporre a rischio eccessivo la popolazione interessata. Questo si dovrebbe poter realizzare, almeno fino a una distanza di 100-150 m dalla linea di costa e fino alla profondità di 2 metri, mentre i sedimenti marini oltre i 100-150 m dalla linea di costa dovrebbero essere resi meno biodisponibili (trattando i sedimenti bentonici con pellets adsorbenti dei contaminanti, composti da carbonio attivo granulare e argilla) e mettendo in atto misure istituzionali per vietare la pesca in queste acque.

Nelle pagine che seguono riporto alcuni esempi di siti ex-industriali dismessi (brownfield sites) in cui sono state effettuate con successo opera di bonifica/risanamento in tempi ragionevolmente veloci e con costi molto più bassi, assolutamente non comparabili con quelli già sostenuti per il caso di Bagnoli definito “unico al mondo”, mentre di “unico al mondo” c’è solo l’incredibile sperpero di risorse pubbliche. I lettori potranno così rendersi conto di come si opera in altri Paesi in operazioni di risanamento ambientale, che tengano in conto il benessere dei cittadini, in un’ottica di corretta valutazione dei costi/benefici. I denominatori comuni, che sono la chiave per questi progetti, includono: (a) copertura (capping) del suolo contaminato con uno strato di terreno non contaminato; (b) divieto dell’uso delle acque sotterranee; (c) registrazione legale delle restrizioni sull’uso del suolo sugli atti di proprietà per controllare i futuri usi del suolo; (d) rigenerazione dei siti, senza la pretesa di “ricostruire” i siti alle condizioni, incontaminate, pre-esistenti le attività industriali. E’ sorprendente come in Italia si continui ad operare nella più completa ignoranza di quanto viene realizzato in decine di migliaia di bronwnfield sites in giro per il mondo.

Bethlehem Steel, Bethlehem, Pennsylvania USA

Per più di un secolo, la fabbrica di punta della Bethlehem Steel Corporation situata a Bethlehem, in Pennsylvania, ha forgiato cannoni per corazzate e travi d’acciaio per ponti e grattacieli, inclusi veri e propri monumenti nazionali come il Golden Gate Bridge di San Francisco e l’Empire State Building di New York. L’impianto industriale impiegava un tempo più di 30.000 lavoratori siderurgici. Quando, nel 1998 dopo decenni di attività, l’azienda cessò la produzione di acciaio, migliaia di persone persero il lavoro e 1.600 acri (650 ettari) di terra furono abbandonati e lasciati contaminati da idrocarburi policiclici aromatici, tricloroetilene, tetracloroetano e altri contaminanti. Sei anni dopo la cessazione della produzione è iniziata la riqualificazione del brownfield site, con la creazione, nel Maggio 2004, del Centro Commerciale di Bethlehem su 1.000 acri (405 ettari) di terreno ex-industriale. Successivamente, altri 160 acri (65 ettari) furono utilizzati per la costruzione di un casinò (Sands) da 600 milioni di dollari e di un campus (Steel Stacks) di 10 acri, dedicato ad arte, cultura, eventi familiari, celebrazioni della comunità, istruzione e divertimento, incluso un centro per le arti dello spettacolo da 25,8 milioni di dollari. L’approccio di bonifica che ha consentito la riqualificazione del brownfield site ha generalmente incluso: a) scavi “hot spot”, b) capping (ricoprimento con terreno non contaminato), c) controlli istituzionali ed eliminazione dei percorsi di esposizione per la popolazione. I costi di risanamento sono stati dell’ordine di oltre 20 milioni di dollari.

Immagini dopo risanamento di Bethlehem Steel, Pennsylvania, USA

Seattle Gas Works, Seattle, Washington, USA

Il sito di Seattle Gas Works ha un’estensione di circa 42 acri (17 ettari): si sviluppa per circa 21 acri (8,3 ettari) sulla costa e per circa altrettanti all’interno del Lago Union (con sedimenti lacustri contaminati). Il sito è stato utilizzato dal 1906 al 1937 per la produzione di “gas di città” (illuminazione, cucina, riscaldamento) tramite la gassificazione del carbone. Nel 1937 l’impianto è passato dal carbone al petrolio, sempre per la produzione di “gas di città”, e alla produzione di prodotti correlati, come bricchette di carbone, toluene, nafta, zolfo, xilene e catrame di resina. La produzione del “gas di città” terminò nel 1956 e le relative strutture furono successivamente abbandonate. Dopo 20 anni l’impianto abbandonato fu ceduto alla città di Seattle nel 1975. Sempre nel 1975 viene aperto al pubblico il Gas Works Park (GWP). I contaminanti presenti nel sito abbandonato includevano IPA-Idrocarburi Policlici Aromatici, composti organici volatili (tra cui benzene), metalli in tracce e cianuro. IPA e altri composti organici volatili sono stati identificati in campioni di acque sotterranee in concentrazioni estremamente elevate, fino a 200 mg/L. La bonifica di Seattle Gas Works è consistita essenzialmente nella rimozione del suolo, nella sua copertura (capping) per 2 piedi di spessore con suoli non contaminati, nel trattamento delle acque sotterranee, compresi biorisanamento, sparging dell’aria e altre tecnologie, e in controlli istituzionali per eliminare i percorsi di esposizione umana. La bonifica è stata realizzata in più fasi, tra il 2000 e il 2006. Tra il 2014 e il 2015 è stato poi completato il capping dei suoli. La porzione di sedimenti lacustri contaminati è l’area principale del sito che a tuttora (metà del 2021) necessita di bonifica. I costi totali del risanamento sono stimati intorno a 30 milioni di dollari.

Immagine dopo risanamento di Seattle Gas Work, Washington, USA
Immagine dopo risanamento di Seattle Gas Work, Washington, USA

Penisola di Whittier, Ohio, USA

Il sito “Brownfield to Greenfield” della penisola di Whittier si trova lungo il fiume Scioto nel centro di Columbus, Ohio. Si tratta di un appezzamento di 160 acri (65 ettari) che un tempo veniva utilizzato per operazioni industriali, tra cui impianti di produzione di asfalto e cemento, fonderie, linee ferroviarie e un enorme lotto come “deposito” di automobili sequestrate in città. Il sito era contaminato da metalli, composti organici volatili e semivolatili, e idrocarburi petroliferi. La bonifica ha incluso lo scavo di terreno contaminato da piombo e l’abbattimento dell’amianto.Il sito ex-industriale è stato trasformato in un’oasi ricreativa urbana per la pratica di Disc Golf, due pareti artificiali da arrampicata, un percorso a ciottoli, un percorso BMX, un laghetto per barche, un parco per cani di 2,2 acri e vari collegamenti di percorsi verdi con altri sentieri. Si prevede che la bonifica e lo sviluppo del parco comporteranno una spesa di oltre 20 milioni di dollari, compresa la demolizione di una fabbrica abbandonata, l’abbattimento dell’amianto e la copertura (capping) dell’area con due piedi (60 cm) di terreno incontaminato.

Immagine prima e dopo il risanamento di Penisola di Whittier, Ohio, USA
Immagine prima e dopo il risanamento di Penisola di Whittier, Ohio, USA

Landschaftpark, Duisburg-Nord, Germania

Dal 1901 al 1985, lo stabilimento Thyssen Ironworks di Duisburg-Meiderich ha prodotto ghisa di base per le ulteriori lavorazioni nelle acciaierie Thysssen. Nove anni dopo la chiusura dell’impianto, hanno iniziato ad aprire le prime porzioni di un parco urbano unico, descritto come un parco giochi d’avventura per grandi e piccini sviluppatosi nel deserto industriale. Nello specifico, nel sito nord di Duisburg, è stato creato un parco paesaggistico di circa 180 ettari. La vegetazione cresce spontanea accanto a giochi d’acqua, spazi verdi e giardini su terreni fortemente modellati dall’industria. Edifici ex-industriali sono stati ristrutturati per ospitare eventi aziendali e culturali. In un vecchio gasometro è stato creato il più grande centro di immersioni artificiali d’Europa. Gli ex bunker di stoccaggio del minerale sono stati trasformati in un giardino alpino per l’arrampicata, mentre in una fonderia è stato allestito un percorso con uso di alte funi e un altoforno in disuso è stato dotato di una torre panoramica. I vasti parchi con i loro giardini, prati e corsi d’acqua offrono qualcosa per tutti. I visitatori possono passeggiare per il Parco paesaggistico a piedi o esplorare in bicicletta. Una caratteristica speciale del parco è l’illuminazione dell’artista Jonathan Park che inonda le ferriere in un’affascinante atmosfera di luci e colori. Il sito dell’ex impianto di sinterizzazione era fortemente contaminato e dovette essere quasi completamente demolito. Oggi è un prato rigoglioso e un boschetto ombroso, un enorme luogo di feste, incorniciato a lato dell’impianto di altoforno dai resti dell’ex ferrovia sopraelevata e da una passeggiata sopraelevata. I bunker, un tempo pieni di minerale, carbone, calce e cenere, ora racchiudono vecchi inquinanti tossici in contenitori sigillati e materiali di scavo. I terreni contenenti arsenico e cianuro sono stati completamente rimossi. I costi per la bonifica, realizzata in circa 12 anni, sono stati di appena 15 milioni di dollari. Maggiori informazioni e fotografie sono disponibili su https://mooool.com/en/metamorphosis-of-the-thyssen-meiderich-iron-works-into-a-landscape-park-by-latzpartner.html.

Immagini dopo risanamento di Landschaftpark, Duisburg-Nord, Germania
Immagini dopo risanamento di Landschaftpark, Duisburg-Nord, Germania
Immagini dopo risanamento di Landschaftpark, Duisburg-Nord, Germania
Immagini dopo risanamento di Landschaftpark, Duisburg-Nord, Germania

Westergasfabriek, Ex Gas Works, Amsterdam, Paesi Bassi

Il sito di Westergasfabriek è stato utilizzato dal 1885 al 1967 per la produzione di “gas di città”. Con una superficie di circa 36 acri (15 ettari) era la più grande fabbrica di gas di Amsterdam. Dopo la chiusura, il terreno è stato utilizzato principalmente per lo stoccaggio fino a quando, nel 1981, non è stato riqualificato come spazio ricreativo e poi di nuovo, nel 1989, come sito di interesse storico. Le operazioni industriali avevano contaminato il terreno con composti organici aromatici, composti di catrame, olio minerale, cianuro e amianto che necessitavano di bonifica. I piani originali per scavare e rimuovere i materiali potenzialmente tossici sarebbero costati oltre 300 milioni di euro. È stato invece implementato un piano alternativo che, col capping, richiedeva una rimozione minima del suolo e conteneva la contaminazione sul posto. In questo modo i costi finali di bonifica sono stati ridotti a meno di 15 milioni di euro e sono stati quasi completamente evitati i problemi ambientali legati al trasporto di un volume così elevato di materiale contaminato. A metà degli anni 2000 il brownfield site di Westergasfabriek è stato trasformato in un parco, con elementi vecchi e nuovi fianco a fianco: ad esempio, resti di gasdotti del XIX secolo e pavimentazione in stelcon coesistono con elementi nuovi di zecca come le passerelle in legno. Altre nuove caratteristiche includono sentieri e giardini, il parco giochi, una cascata, un ponte e il lago artificiale che, se necessario, potrebbe essere drenato e utilizzato come sede per eventi all’aperto. Un campo eventi al centro è incorniciato dal lago e dall’anfiteatro a nord. L’erba rinforzata facilita il trasporto di attrezzature per concerti e fiere.

Immagine dopo il risanamento di Westergasfabriek, Ex Gas Works, Amsterdam, Paesi Bassi
Immagine dopo il risanamento di Westergasfabriek, Ex Gas Works, Amsterdam, Paesi Bassi