Il ministro della difesa russo, Sergei Shoigu, un fedelissimo di Putin, non appare in pubblico da 13 giorni. Secondo l’edizione russa della Bbc il primo ad accorgersene è stato Dmitry Treschanin, giornalista di Radio Free Europe, una testata anti-putiniana. Successivamente, la pubblicazione “Agenzia” ha studiato in dettaglio cosa è successo al ministro a marzo. Si è scoperto che l’ultima volta che Shoigu è apparso nei notiziari delle agenzie russe è stato l’11 marzo, quando ha parlato con il suo omologo turco Hulusi Akmar. Lo stesso giorno, il ministero della Difesa ha parlato della visita di Shoigu all’ospedale clinico militare centrale di Mandryk, dove il ministro ha consegnato i premi all’esercito russo che ha partecipato alle ostilità in Ucraina. Fonti ucraine, citando a loro volta fonti russe, evocano tra i possibili motivi della scomparsa “problemi cardiaci“.
Il Cremlino: “Shoigu ha molte preoccupazioni per l’operazione in Ucraina, non è il momento per l’attività sui media”
Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, ha molte preoccupazioni con l’operazione militare speciale in Ucraina in corso, e questo non è il momento migliore per un’attività mediatica: così il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov ha risposto oggi a una domanda sulla misteriosa assenza dai riflettori del titolare della Difesa russa. “Ascoltate, beh, il ministro della Difesa ora ha molte preoccupazioni, come capite. È in corso un’operazione militare speciale. Ovviamente, ora non è proprio il momento per l’attività sui media. Questo è abbastanza comprensibile“, ha detto Peskov ai giornalisti quando gli è stato chiesto di commentare la “scomparsa” di Shoigu da quasi due settimane.
Il Pentagono: “vertici della difesa russa rifiutano tentativi di contatto”
Respinti da Mosca ripetuti tentativi, nell’ultimo mese, da parte dei vertici militari e della Difesa Usa di parlare con le controparti russe. Secondo dichiarazioni del portavoce del Pentagono, John Kirby, riportate dal Washington Post, dall’invasione russa dell’Ucraina il segretario alla Difesa, Lloyd Austin, e il generale Mark Milley, hanno cercato di avere contatti telefonici con il ministro russo della Difesa, Sergei Shoigu, e con il generale Valery Gerasimov, ma i russi si sono “sinora rifiutati di impegnarsi“. James Stavridis, ex comandante Nato citato dal Post, rileva “un alto rischio di escalation” in assenza di contatti diretti tra i più alti ufficiali e funzionari. E “uno scenario da incubo sarebbe un missile russo o un aereo d’attacco che distrugge un posto di comando Usa lungo il confine Polonia-Ucraina“, un caso in cui “un comandante locale potrebbe rispondere immediatamente, pensando a un evento precursore di un attacco più ampio“, con la possibilità di “un’escalation rapida e irreversibile, fino a includere il potenziale uso di armi nucleari“. Rob Lee del Foreign Policy Research Institute evidenzia come la “Russia stia colpendo obiettivi nell’Ucraina occidentale, non lontano dal confine con membri Nato” e come “l’aeronautica stia apparentemente continuando a operare da quella regione“, quindi “significa che c’è un rischio che suoi aerei possano essere confusi per aerei Nato oltre il confine“. E Sam Charap della Rand Corporation ha sottolineato i diversi obiettivi dei colloqui di Austin e Milley: da una parte, “la prevenzione di incidenti tattici“, dall’altra, “impegno strategico“. “E’ sempre importante mantenere il livello strategico – ha proseguito – per comunicare chiaramente i nostri interessi e comprendere meglio i loro“.


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