Astronomia: negli annali cinesi il più antico riferimento all’aurora boreale

La menzione di una "luce a cinque colori" potrebbe essere coerente con una grande tempesta geomagnetica

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Secondo un recente studio di Hisashi Hayakawa dell’Università di Nagoya e Marinus Anthony van der Sluijs, un ricercatore indipendente, un evento celeste menzionato in un antico testo cinese risulta essere il più antico riferimento conosciuto a una possibile aurora, che precede quella successiva ritenuta finora più antica di circa 3 secoli. Questa scoperta è stata recentemente pubblicata su Advances in Space Research.

Gli Annali di Bambù, o Zhushu Jinian in mandarino, raccontano la storia della Cina dai primi tempi leggendari fino al IV secolo a.C.: nel testo compaiono fatti storici e anche osservazioni celesti insolite. Il documento è noto agli studiosi da molto tempo, ma un diverso approccio ha consentito di scoprire un nuovo evento: gli autori hanno esaminato la menzione di una “luce a cinque colori” osservata nella parte settentrionale del cielo in una notte verso la fine del regno del re Zhao della dinastia Zhou. Il 977 o il 957 a.C. sono i due anni più probabili in cui si sarebbe verificato l’evento, a seconda della datazione del regno di Zhao.

I due ricercatori hanno scoperto che la menzione della “luce a cinque colori” è coerente con una grande tempesta geomagnetica, ed hanno citato diversi esempi simili. Inoltre, va considerato che il polo nord magnetico terrestre a metà del X secolo a.C. era inclinato verso il lato eurasiatico, circa 15° più vicino alla Cina centrale rispetto a oggi. Di conseguenza, l’ovale aurorale avrebbe potuto essere visibile agli osservatori nella Cina centrale in momenti di significativi disturbi magnetici. Lo studio stima che il confine verso l’equatore dell’ovale aurorale sarebbe stato localizzato a una latitudine magnetica di 40° o meno.

Potrebbe trattarsi della più antica registrazione di un’aurora conosciuta da qualsiasi parte del mondo. La scoperta è arrivata appena due anni dopo quella del precedente detentore di questo record, la scoperta di Hisashi Hayakawa dell’Università di Nagoya.