I progressi scientifici nel XX e XXI secolo hanno portato a una grande evoluzione nella comprensione della morte. Allo stesso tempo, per decenni, le persone che sono sopravvissute a un incontro con la morte hanno ricordato episodi di lucidità inspiegabili che coinvolgono un’accresciuta coscienza e consapevolezza. Questi sono stati riportati usando il termine popolare, ma scientificamente mal definito, “esperienze di pre-morte“.
Un team multidisciplinare, guidato da Sam Parnia, direttore della Critical Care and Resuscitation Research presso la NYU Grossman School of Medicine, ha pubblicato un documento dal titolo “Guidelines and Standards for the Study of Death and Recalled Experiences of Death” sugli Annals of the New York Academy of Sciences: questo studio, che ha esaminato le prove scientifiche raccolte fino ad oggi, rappresenta la prima dichiarazione di consenso sottoposta a revisione paritaria per lo studio scientifico delle esperienze che riguardano la morte.
I ricercatori dello studio rappresentano molte discipline mediche, tra cui neuroscienze, terapia intensiva, psichiatria, psicologia, scienze sociali e umanistiche, e rappresentano molte delle istituzioni accademiche più rispettate al mondo tra cui Università di Harvard, Baylor University, Università della California, University of Virginia, Virginia Commonwealth University, Medical College of Wisconsin e le Università di Southampton e Londra.
Ecco alcune delle conclusioni dello studio:
- A causa dei progressi nella rianimazione e nella medicina di terapia intensiva, molte persone sono sopravvissute a incontri con la morte o pre-morte. Queste persone – che si stima comprendano centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, sulla base di precedenti studi sulla popolazione – hanno costantemente descritto esperienze relative morte, che coinvolgono un insieme unico di ricordi mentali con temi universali.
- Le esperienze ricordate non sono coerenti con allucinazioni, illusioni o esperienze indotte da droghe psichedeliche, secondo diversi studi pubblicati in precedenza. Seguono invece uno specifico arco narrativo che implica una percezione di: separazione dal corpo con un accresciuto, vasto senso di coscienza e riconoscimento della morte; viaggio verso una destinazione; una revisione significativa e mirata della vita, con un’analisi critica di tutte le azioni, intenzioni e pensieri nei confronti degli altri; una percezione di trovarsi in un luogo che sembra “casa” e un ritorno alla vita.
- L’esperienza della morte culmina in sottotemi separati e precedentemente non identificati ed è associata a una trasformazione e crescita psicologica positiva a lungo termine.
- Gli studi che mostrano l’emergere di attività gamma e picchi elettrici – normalmente segnale di stati di coscienza accresciuti sull’elettroencefalografia (EEG) – in relazione alla morte, supportano ulteriormente le affermazioni di milioni di persone che hanno riferito di aver sperimentato lucidità e coscienza accresciuta in relazione alla morte.
- Le esperienze spaventose o angoscianti in relazione alla morte spesso non condividono né gli stessi temi, né la stessa narrativa, qualità trascendenti, ineffabilità ed effetti trasformativi positivi.
“L’arresto cardiaco non è un infarto, ma rappresenta la fase finale di una malattia o di un evento che causa la morte di una persona,” spiega Parnia. “L’avvento della rianimazione cardiopolmonare ci ha mostrato che la morte non è uno stato assoluto, piuttosto è un processo che potrebbe potenzialmente essere invertito in alcune persone anche dopo che è iniziato“. “Ciò che ha consentito lo studio scientifico della morte – ha proseguito lo scienziato – è che le cellule cerebrali non vengono danneggiate in modo irreversibile entro pochi minuti dalla privazione di ossigeno quando il cuore si ferma. Invece, ‘muoiono’ nel giro di ore. Ciò sta permettendo agli scienziati di studiare oggettivamente gli eventi fisiologici e mentali che si verificano in relazione alla morte“.
Finora, hanno affermato i ricercatori, l’evidenza suggerisce che né i processi fisiologici né quelli cognitivi terminano con la morte e che sebbene studi sistematici non siano stati in grado di provare in modo assoluto la realtà o il significato delle esperienze e delle affermazioni di consapevolezza dei pazienti in relazione alla morte, è stato impossibile anche negarli.
“Pochi studi hanno esplorato cosa succede quando moriamo in modo obiettivo e scientifico, ma questi risultati offrono spunti interessanti su come la coscienza esiste negli esseri umani e possono aprire la strada a ulteriori ricerche,” ha concluso Parnia.


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