Effetto dei sampietrini sulle isole di calore urbane: lo studio su Roma

Uno studio ha indagato come variano le condizioni microclimatiche di un'area urbana modificando la pavimentazione in asfalto esistente al fine di ridurre le isole di calore urbane: i risultati

Un’isola di calore è causata dal forcing antropogenico dovuto all’uso della copertura del suolo: questa sostituisce le superfici naturali con quelle impermeabili e costruisce grandi ostacoli che assorbono calore durante il giorno e lo rilasciano durante la notte. Tali condizioni portano alle isole di calore urbane, dove le temperature sono da 2 a 15°C più calde di quelle delle aree rurali e circostanti a causa dei cambiamenti dell’albedo. Ciò incide negativamente sia sull’ambiente che sulla vivibilità a causa dell’aumento della domanda di energia e delle emissioni nell’atmosfera”, si legge in uno studio, condotto dagli esperti dell’Università della Sapienza di Roma e pubblicato su International Journal of Environmental Research and Public Health, in cui viene affrontato il tema delle isole di calore urbane.

In particolare, le pavimentazioni stradali in asfalto svolgono un ruolo fondamentale nella formazione delle isole di calore urbane, con fino al 40% delle superfici urbane potenzialmente ricoperte di asfalto. L’asfalto ha un basso valore di albedo (cioè la capacità di un materiale di riflettere l’energia solare), che influisce sulle temperature massime, e un alto valore di emissività (cioè la capacità di un materiale di emettere energia per irraggiamento), che invece influenza le temperature minime. Più un materiale è scuro, più il suo albedo è basso; sono da preferire materiali di colore più chiaro. Qualunque sia il colore, l’impermeabilità dei materiali di pavimentazione dovrebbe essere evitata per consentire l’evapotraspirazione da infiltrazioni d’acqua nel sottosuolo”, continua lo studio.

“Per contrastare la tendenza alle isole di calore urbane, sono state introdotte nuove superfici. Ad esempio, le pavimentazioni cool possono mitigare i problemi chiave associati all’asfalto tradizionale. I pavimenti in pietra sono tra i più efficaci per il raffreddamento. Sono realizzati con materiali lapidei, prevalentemente di colore chiaro, e il loro schema di posa garantisce la permeabilità dovuta ai vuoti tra i blocchi”, riporta ancora lo studio, che ha indagato come variano le condizioni microclimatiche di un’area urbana modificando la pavimentazione in asfalto esistente al fine di ridurre le isole di calore urbane.

Lo studio si è concentrato su due pavimentazioni cool composte da sampietrini: una era tradizionale, l’altra permeabile. È stato utilizzato il software ENVI-met 3.4 LITE per effettuare un’analisi tridimensionale del microclima considerando l’ambiente circostante (ad esempio, condizioni meteorologiche, tessuto urbano e vegetazione). “Per caratterizzare Piazza San Pietro in Vincoli a Roma durante condizioni estive, sono stati modellati tre scenari, che coinvolgevano diverse pavimentazioni stradali (ovvero asfalto esistente, sampietrini tradizionali e sampietrini permeabili). Dal confronto tra i risultati è emerso che la pavimentazione in ciottoli crea un notevole beneficio in termini di riduzione della temperatura dell’aria diurna (la temperatura dell’aria è scesa di 0,6°C). Tuttavia, il beneficio derivante da questo approccio è stato apprezzabile solo durante la giornata; nelle prime ore del mattino, la temperatura dell’aria non è cambiata rispetto alla situazione attuale”, si legge nello studio.

Per quanto riguarda i valori osservati del Predicted Mean Vote (PMV, cioè un indice di comfort umano che riassume l’impatto di sei parametri: temperatura dell’aria, temperatura media radiante, velocità del vento, umidità, abbigliamento e livello di attività), il tipo di pavimentazione non ha influito sul PMV.

Sebbene le simulazioni si siano concentrate solo sulle prestazioni termiche e climatiche della pavimentazione stradale, i risultati positivi ottenuti in termini di riduzione della temperatura dell’aria dimostrano che le pavimentazioni cool potrebbero far parte di una strategia di mitigazione delle isole di calore urbane”, conclude lo studio.