‘Grano nocivo e ammuffito dall’Ucraina’, senatore italiano a processo per diffamazione

Il senatore ha parlato su Facebook dell'arrivo nel porto di Bari di una nave con a bordo "80 mila quintali di Grano pieno di funghi tossici per l'uomo, dall'odore e sapore di pesce marcio" e poi di "Grano ucraino ammuffito"

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E’ rimandato a processo per aver offeso la reputazione di Italmopa, associazione di categoria che rappresenta in Italia l’industria molitoria, pubblicando sul web e sui social notizie false su un presunto carico di Grano nocivo importato dall’Ucraina e dal Canada. Il reato è quello di diffamazione e l’imputato è il senatore lucano di Forza Italia Saverio De Bonis. Nelle scorse settimane si è celebrata dinanzi al Tribunale di Bari la prima udienza nella quale l’associazione, assistita dall’avvocato Andrea Di Comite (Polis Avvocati), si è costituita parte civile. Imputati, oltre al senatore, sono il direttore e un cronista del giornale online “Il Populista”.

La prossima udienza è fissata per il prossimo 2 maggio. Stando alla denuncia di Italmopa e alle imputazioni formulate dal pm Marco D’Agostino, il senatore, presidente dell’associazione foggiana “Grano Salus“, il 29 giugno 2017 avrebbe pubblicato un articolo, sul sito dell’associazione e sul suo profilo Facebook, relativo all’arrivo nel porto di Bari di una nave con a bordo “80 mila quintali di Grano pieno di funghi tossici per l’uomo, dall’odore e sapore di pesce marcio“, “Grano ucraino ammuffito“.

Le successive verifiche hanno accertato che la nave non conteneva Grano ma argilla. Risale all’1 luglio 2017 un secondo articolo ritenuto diffamatorio, relativo a “Grano contaminato” su navi canadesi sbarcate nei porti italiani. “L’industria molitoria italiana – ha sostenuto nella denuncia Cosimo De Sortis, presidente Italmopa – è al centro di una campagna diffamatoria e denigratoria su vastissima scala“. Secondo l’associazione di categoria, “la reiterata e indiscriminata diffusione di notizie pacificamente false ha avuto l’obiettivo di ingenerare allarme nell’opinione pubblica, paventando rischi per la salute dei consumatori tanto infondati quanto” dannosi “per la reputazione degli operatori del settore“.