Sanzioni e minacce: lo strappo della Russia e le conseguenze sulla Stazione Spaziale Internazionale

Cosa accadrà se e quando la Russia cesserà il suo coinvolgimento sulla Stazione Spaziale Internazionale

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La Russia potrebbe porre fine alla sua cooperazione sulla Stazione Spaziale Internazionale in appena due anni, usando le sanzioni imposte alla Russia per l’invasione dell’Ucraina come scusa, secondo gli esperti.

La maggior parte dei commentatori definisce le minacce del direttore generale dell’agenzia spaziale russa Roscosmos di porre fine al coinvolgimento con l’avamposto orbitale come una semplice mossa politica. La minaccia di interrompere tali relazioni, però, potrebbe concretizzarsi, perché alcuni esperti hanno dichiarato a Live Science di avere notato che la Russia si è impegnata nel progetto ISS solo fino al 2024, e non “dopo il 2030” come era stato proposto dalla NASA e altri partner.

Il ritiro della Russia dal progetto potrebbe significare che spetterà principalmente alla NASA mantenere la ISS fisicamente in orbita per quasi altri 10 anni, qualcosa di cui la Russia è stata finora responsabile. Inoltre, le minacce segnalano quanto gravemente le azioni della Russia in Ucraina abbiano danneggiato i legami nella comunità scientifica tra il Paese e il resto del mondo, il che significa che qualsiasi cooperazione scientifica con la Russia potrebbe essere difficile, hanno affermato gli esperti.

Il capo di Roscosmos, Dmitry Rogozin, ha dichiarato su Twitter sabato 2 aprile che i “normali rapporti” tra i partner della ISS potrebbero essere ripristinati solo dopo “la revoca completa e incondizionata delle sanzioni illegali“.
Rogozin è una figura politica con stretti legami con il presidente russo Vladimir Putin e una storia di dichiarazioni spavalde.
Il 24 febbraio – il giorno in cui la Russia ha invaso l’Ucraina – ha twittato che qualsiasi sanzione imposta di conseguenza avrebbe potuto “distruggere” la partnership (tra la Russia e gli Stati Uniti) che mantiene la ISS operativa e in orbita.

Da allora le attività sulla Stazione Spaziale sono state relativamente normali, con l’arrivo di tre cosmonauti russi a metà marzo e il ritorno sulla Terra dell’astronauta della NASA Mark Vande Hei a bordo di una navicella spaziale russa Soyuz.

Nuove minacce

Potrebbe esserci qualcosa di più che una presa di posizione politica, tuttavia, nelle minacce di Rogozin di porre fine alla cooperazione russa sulla ISS. Nei suoi tweet, ha condiviso quella che ha detto essere una lettera del 30 marzo dell’amministratore della NASA Bill Nelson.
La lettera affermava che le nuove sanzioni erano progettate per consentire la cooperazione continua tra gli Stati Uniti e la Russia, “per garantire il proseguimento delle operazioni sicure della ISS“.

Una dichiarazione di Nelson datata domenica 3 aprile e rilasciata a Live Science da un portavoce della NASA aveva lo stesso contenuto, sottolineando che il “rapporto professionale” tra astronauti e cosmonauti sulla ISS continuava a mantenere tutti al sicuro a bordo. Rogozin però ha affermato su Twitter di non essere d’accordo sul fatto che il progetto della ISS possa continuare ad operare sotto le sanzioni internazionali imposte alla Russia. “Lo scopo delle sanzioni è uccidere l’economia russa, far precipitare il nostro popolo nella disperazione e nella fame e mettere in ginocchio il nostro Paese,” ha twittato.

Nel frattempo, l’analista spaziale con sede a Mosca Andrey Ionin ha notato la scorsa settimana in un articolo sul quotidiano russo Izvestia che la Russia potrebbe porre fine al suo coinvolgimento nel progetto ISS già nel 2024. Le prime sezioni dell’ormai obsoleta Stazione Spaziale sono state portate in orbita nel 1998 e dovevano durare solo 15 anni. Da allora la missione è stata estesa e la NASA ora propone di mantenerla in orbita almeno fino al 2030. Con le attuali sanzioni, però, “Roscosmos non ha un solo motivo per accettare la proposta della NASA,” ha affermato Ionin, e quindi l’accordo esistente per cooperare sulla ISS potrebbe terminare nel 2024.

Rimanere in orbita

Se la Russia cesserà il suo coinvolgimento sulla Stazione Spaziale Internazionale, la perdita maggiore sarà ciò che la tiene in orbita, compito che fino ad ora è stato eseguito dalle regolari accensioni dei motori della navicella Soyuz attraccata.

Il giornalista statunitense Keith Cowing, editore di NASA Watch, ha detto dichiarato a Live Science che la NASA testerà presto la capacità di mantenere la ISS in orbita utilizzando i motori della navicella cargo Cygnus, prodotta e lanciata dalla società aerospaziale statunitense Northrop Grumman: “Quindi non è una minaccia così grande com’era una volta,” ha detto.

Di conseguenza, Cowing pensa che la NASA e gli altri suoi partner saranno in grado di mantenere la ISS in orbita per quasi un altro decennio anche se la Russia si ritirasse dal progetto. Dall’inizio dei voli della navicella Cygnus e Dragon, la NASA e gli altri partner del progetto ISS – le agenzie spaziali europea, giapponese e canadese – non dipendono più dalla Soyuz russa per trasportare equipaggi e payload alla Stazione Spaziale, ha affermato. Cowing ha avvertito che anche se la Russia scegliesse di continuare il suo coinvolgimento, potrebbe subire pressioni internazionali sulle sue attività nello Spazio a causa delle sue azioni in Ucraina.
Il problema qui è che sono andati oltre il limite, e non sono sicuro che qualcuno vorrà davvero lavorare mai più con loro,” ha detto Cowing.

L’astrofisico Martin Barstow dell’Università di Leeds nel Regno Unito presiede un gruppo che supervisiona gli esperimenti scientifici britannici sulla ISS. “Trovo molto triste che si sia arrivati a questo,” ha detto Barstow a Live Science. “Anche durante gli abissi della Guerra Fredda, la cooperazione scientifica è stata in grado di continuare, consentendo un backchannel di soft power che ha consentito agli scienziati di incontrarsi per condividere idee“.

Anche Barstow è inorridito dagli eventi della guerra: “Le azioni della Russia nell’invasione dell’Ucraina sono così estreme che nessuno scienziato che conosco sente che possiamo continuare le solite collaborazioni,” ha detto.
La recente decisione dell’Agenzia Spaziale Europea di sospendere la sua collaborazione con la Russia nella missione ExoMars causerà come minimo gravi ritardi nel lancio di un progetto molto importante per gli scienziati della regione.
Tuttavia, non possiamo paragonare questa delusione al dolore sopportato dal popolo ucraino,” ha affermato Barstow. “La Russia che ritira la cooperazione sull’ISS non è una sorpresa, ma è un sintomo di un Paese che ha completamente perso la sua bussola morale“.

La casa dell’umanità nello Spazio

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) costituisce il più importante e ambizioso programma di cooperazione a livello mondiale nel campo scientifico e tecnologico fino ad oggi intrapreso e può essere considerata come la maggiore opera ingegneristica realizzata dall’uomo.

Le agenzie spaziali di Stati Uniti, Russia, Europa, Giappone e Canada – per un totale di 14 diverse nazioni – hanno dato vita insieme a questo progetto, costruendo il primo avamposto umano in orbita nello spazio a 400 km di altezza. La ISS, visibile a occhio nudo da terra, è estesa quanto un campo da calcio. Pesa 450 tonnellate di peso e misura 73 metri per 109. Ruota intorno al pianeta a 28.000 km all’ora e impiega 90 minuti per fare un’orbita completa.

Sulla ISS in 24 ore si vivono 16 albe e 16 tramonti. È stata assemblata nello Spazio, pezzo dopo pezzo come una grande meccano spaziale, a partire dal 1998. primi due moduli della stazione sono il russo Zarya e lo statunitense Unity. L’Italia ha costruito il Nodo-2 Harmony e il Nodo-3 Tranquillity, la Cupola e ha contribuito al laboratorio europeo Columbus. Con il lancio del modulo logistico Leonardo, avvenuto nel marzo 2001, l’Italia è diventata la terza nazione, dopo Russia e Stati Uniti, ad inviare in orbita un elemento della ISS. Oggi oltre il 40 per cento del volume abitabile della Stazione è realizzato in Italia. l’Italia è infatti uno dei pochi Paesi al mondo in grado di costruire moduli spaziali. Una tradizione che risale al 1974 con lo Spacelab, il laboratorio europeo che volava sullo Space Shuttle. 50 lanci spaziali hanno portato in orbita i 100 diversi elementi della stazione e 159 passeggiate spaziali sono state necessarie per il suo assemblaggio. La stazione è permanentemente abitata dal 2000, astronauti italiani l’hanno visitata in molte occasioni (Umberto Guidoni, Roberto Vittori, Paolo Nespoli, Luca Parmitano, Samantha Cristoforetti). Cibo e rifornimenti sono portati nello spazio da astronavi cargo di diversi paesi.

Dal 2010, con il lancio della navetta Dragon di SpaceX e poi con le navi cargo Cygnus – la cui struttura è realizzata in Italia, anche i privati contribuiscono a mantenere operativa la stazione.