Da oggi è in vigore in Indonesia lo stop alle esportazioni di olio di palma, di cui è il primo produttore mondiale, rischiando di destabilizzare il mercato di questo olio vegetale. La decisione è stata presa dopo mesi di carenza e di aumento dei prezzi sul mercato interno che hanno causato tensioni sociali. Il governo ha precisato che l’embargo riguarda tutti i prodotti legati all’olio di palma e non soltanto quelli destinati ad uso alimentare.
Il presidente indonesiano Joko Widodo ha spiegato che le forniture per la popolazione “sono la principale priorità“. E’ prevista la ripresa delle esportazioni quando il prezzo all’ingrosso dell’olio di palma scenderà a 97 cent nell’arcipelago.
L’import dell’Italia
L’Italia importa olio di palma dall’Indonesia per un valore di circa 590 milioni di euro che rappresentano quasi la metà del totale delle importazioni dall’estero, le quali ammontano a 1,3 miliardi di euro nel 2021, in aumento del 15% rispetto all’anno precedente: è quanto emerge dall’analisi della Coldiretti in occasione dell’entrata in vigore della decisione dell’Indonesia di sospendere le esportazioni di olio di palma, di cui il Paese e il primo produttore mondiale, a causa delle difficoltà sul mercato interno e del rischio di tensioni sociali.
“L’olio di palma – spiega la Coldiretti – è utilizzato nell’industria alimentare in alimenti dolci e salati come biscotti, brodi e zuppe, dolciumi, creme spalmabili, torte, grissini, brioche e alcuni piatti pronti. Una possibilità che oggi – denuncia la Coldiretti – può essere addirittura nascosta ai consumatori per effetto della circolare dal Ministero dello Sviluppo economico emanata all’inizio di aprile che consente all’industria alimentare di utilizzarlo in sostituzione di quello di girasole senza indicarlo esplicitamente in etichetta“.
“Si tratta di un prodotto che già molte imprese in Italia hanno deciso di sostituire poiché alle preoccupazioni sull’impatto sulla salute, a causa dell’elevato contenuto di acidi grassi saturi, si aggiungono quelle dal punto di vista ambientale perché – sottolinea la Coldiretti – l’enorme sviluppo del mercato dell’olio di palma sta portando a livello globale al disboscamento selvaggio di vaste foreste, senza dimenticare le denunce per lo sfruttamento del lavoro e l’inquinamento provocato dal trasporto a migliaia di chilometri di distanza dal luogo di produzione“.
“Non è un caso che per l’opposizione crescente dei consumatori, la scritta “senza olio di palma” – continua la Coldiretti – è diventata una delle più diffuse sugli scaffali di negozi e supermercati con la decisione dell’Indonesia che potrebbe accelerare la sua sostituzione con prodotti più salubri ed a minor impatto ambientale come il burro, l’olio di oliva o quello di nocciola utilizzato storicamente nelle prime creme spalmabili“.
“L’Italia che è il secondo produttore mondiale di olio di oliva può contare – conclude la Coldiretti – su un prodotto sostitutivo di grande qualità alla base della dieta mediterranea che peraltro ha avuto aumenti di prezzi contenuti al 5,3% rispetto al +25,9% degli altri oli vegetali“.


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