Un’antica ciotola d’argento con rilievi in stile greco trovata in Tibet decenni fa mostra una scena che nessuno si aspettava. Non si tratta infatti dell’Iliade di Omero, come ipotizzato fino a questo momento, ma raffigura Alessandro Magno con alcuni servi. La scena è tratta da una versione ebraica del “Romanzo di Alessandro” risalente al V o VI secolo d.C., precedentemente sconosciuta, come si evidenzia in un articolo pubblicato nel Bollettino dell’Asia Institute.
Il grande condottiero macedone viene mostrato tre volte sulla ciotola: una volta è intento a raccogliere frutta dall’albero della vita e due volte beve dalla Fontana della vita, come spiegano gli autori Anca Dan del CNRS, Università di scienze e lettere di Parigi e Frantz Grenet del College de France. La ciotola raffigura inoltre la prima rappresentazione conosciuta in Estremo Oriente del Paradiso terrestre, come affermano i due studiosi nel loro articolo (Anca Dan, Frantz Grenet. Alessandro Magno nell’impero eftalita: vasi “battriani”, il romanzo ebraico di Alessandro e l’invenzione del paradiso. Bollettino dell’Asia Institute / Asia Institute (Detroit, Mich.), 2021, 2020-2021 (30), pp.143-194).
La loro interpretazione innovativa dell’origine ebraica della coppa si basa, tra le altre cose, sul fatto che la figura nuda che dovrebbe rappresentare Alessandro Magno, mostrato mentre beve l’Acqua della Vita e raccoglie l’incenso dall’Albero della Vita, è circoncisa, il che è stata un’abitudine non conosciuta tra i macedoni. Se Dan e Grenet hanno ragione sulla loro interpretazione dell’origine ebraica del piatto, allora la ciotola indica che gli ebrei coinvolti nel commercio a lunga distanza lungo la Via della Seta hanno avuto un ruolo nell’evoluzione delle leggende di Alessandro nei secoli successivi alla morte del re.

Si tratterebbe, dunque, anche di una notizia rilevante a livello di dinamiche storiche: la ciotola indicherebbe l’influenza ebraica nell’Asia centrale medievale (tra l’India settentrionale, l’Afghanistan, il Pakistan e l’Uzbekistan) secoli prima della conquista araba. Le prime versioni del romanzo di Alessandro, che altro non sono che resoconti di imprese reali e immaginarie del potente sovrano dell’antica Macedonia, vennero scritte in greco, latino, armeno e siriaco, e risalgono al III secolo d.C. Si riferiscono alla campagna militare del re ragazzo iniziata in patria e giunta fino all’India. Il testo principale del romanzo è stato erroneamente attribuito a Callistene, nipote di Aristotele e storico ufficiale di Alessandro.
Secondo la leggenda ebraica, raccontata in due diversi testi, Alessandro Magno arrivò al Giardino dell’Eden. Nel primo testo, un passaggio in aramaico nel Talmud babilonese, scritto nel VI secolo EV, si racconta che il condottiero si lavò la faccia nell’Acqua della Vita e arrivò alla Porta del Signore, attraverso la quale solo i giusti possono entrare, come sul Salmo 118,20: “Egli salì per tutta la lunghezza dell’intera sorgente fino a giungere all’ingresso del Giardino dell’Eden. Alzò una voce forte, gridando: ‘Aprimi la porta!’” (Tamid 32b, Talmud babilonese). Il secondo testo, Sefer Toldot Alexandros ha-Makdoni (La storia di Alessandro il Macedone), fa parte di una raccolta di testi ebraici stilata da Eleazar di Worms intorno al 1325, e conservata in un manoscritto a Oxford. In questo caso si descrive come Alessandro venne fu circonciso dai suoi dottori in modo che potesse entrare nel Giardino dell’Eden come persona retta. Le immagini sulla ciotola sembrano combinare elementi sia del Tamid che del Sefer Toldot Alexandros ha-Makdoni. Se è così, dunque, sarebbe una palese indicazione del fatto che gli ebrei dell’Asia centrale avessero sviluppato la loro versione dell’adesione di Alessandro al Paradiso prima della conquista islamica, come in effetti sostengono Dan e Grenet.

L’interno della ciotola è liscio, come tutte le stoviglie dell’epoca. L’esterno presenta un fitto tripudio di immagini realizzate in rilievo che sporgono fino a 9 millimetri sopra la superficie d’argento, come spiegano i due autori. Vi sono raffigurate sei figure maschili. Secondo Dan e Grenet, lo stesso Alexander viene mostrato tre volte, una volta mentre raccoglie frutti dall’Albero della Vita e due volte bevendo dalla Fontana della Vita. I ricercatori riconoscono due portatori indiani dell’Acqua della Vita e un sacerdote che suona un tamburo indiano con le corde (dhol). Tra ogni uomo c’è un albero nodoso con un serpente che si arrampica verso un nido. In ogni nido gli uccelli si trovano in un diverso stadio della vita: in uno ci sono le uova, in un altro un uccello dà da mangiare ai pulcini e infine un nido mostrato vuoto potrebbe indicare che il serpente le ha mangiate. Tra le due figure di Alessandro che coglie frutti dall’Albero della Vita e beve alla Fonte della Vita, invece, gli uccelli nidificano su alberi rigogliosi, come in un’eterna primavera, spiegano gli autori.
La circoncisione
Per quanto riguarda l’inclinazione ebrea della raffigurazione di Alessandro, lo stato del suo pene non lascia alcun dubbio. La ciotola è molto piccola: 6,5 centimetri di altezza, 21 centimetri di diametro del bordo e con una capacità di 120 centimetri cubi, che è circa mezza tazza. Il suo peso corrisponde a 250 dracme, in linea con le misure standard utilizzate nell’antica Battriana e Sogdiana. Nonostante le dimensioni della ciotola, comunque, è evidente l’assenza del prepuzio del monarca, il che dimostra che l’artigiano, o forse il commissario dell’arte, fosse ebreo. Gli antichi greci raffiguravano spesso giovani nudi, ma non circoncisi. Né i macedoni, né gli indiani o gli iraniani conquistati dai macedoni, osserva Dan. A proposito di proibizioni, però, gli ebrei non dovrebbero mostrare immagini scolpite e la nudità non è un segno distintivo dell’arte ebraica. La ciotola potrebbe essere stata commissionata da un ebreo ellenizzato che viveva in Asia centrale che adorava Alessandro. Ma la domanda che i ricercatori si sono posti è: perché il conquistatore sarebbe stato mostrato circonciso? Perché, secondo la versione ebraica del suo “Romanzo” (di cui sopravvivono solo versioni medievali), doveva esserlo per poter visitare, seppur brevemente, il Giardino dell’Eden.

Alessandro Magno morì giovane, a soli 32 anni, ma lasciò un segno ellenistico gigantesco nella cultura ovunque andasse, inclusa la Giudea. Sulla strada per conquistare la Persia, le forze macedoni che guidava rovesciarono la Giudea e presero il controllo della stessa Gerusalemme nell’anno 332 aEV Secoli dopo, nel I secolo EV, lo storico Flavio Giuseppe fu a conoscenza (e scrisse) della presunta visita di Alessandro a Gerusalemme e del suo incontro con i sacerdoti (“Antichità degli ebrei”, 11.317-345). Non è dato sapere se il racconto fosse vero o meno, ma è prova del fatto che Alexander fosse intimamente coinvolto con l’antico mondo ebraico. Basti pensare che secondo molti la sua figura aleggerebbe persino nella Bibbia: pare infatti che il profeta Daniele avesse previsto lui il destino del suo impero macedone.
The Alexander Romance
The Alexander Romance è composto da vari testi che sono stati riscritti, rivisti, reinventati, rimaneggiati, modificati e si sono dunque evoluti nel corso dell’antichità e del Medioevo. Le scene sulla ciotola potrebbero essere basate su due lettere apocrife apparentemente scritte da Alessandro Magno che appaiono in una versione greca del romanzo del V secolo: una in cui apparentemente racconta a sua madre Olimpia e al suo maestro Aristotele della sua scoperta della Fontana della vita nella terra delle tenebre e dei beati; e uno sulla raccolta di piante aromatiche (incenso) attorno all’Oracolo del Sole e della Luna, al termine della sua spedizione, come riportato nella pseudo-missiva “Lettera sulle meraviglie dell’India“.
Tutto ciò, sommato ai classici segni artistici del giovane conquistatore, più un pene ben circonciso, tra alberi di incenso, assistito da servi, ha portato Dan e Grenet ad identificare in Alessandro quell’uomo iconico sulla ciotola. Ed è così che questa ciotola – una “rappresentazione visiva unica” della leggenda di Alessandro nel contesto ebraico – è anche la prima attestazione del Romanzo di Alessandro nel Mondo indo-iraniano, dice Grenet.
La ciotola fu fabbricata all’epoca dell’Impero Sasanide, che regnò dall’anno 224 al 651 d.C., nelle sue regioni orientali, che erano già dominate dagli Unni chiamati “Eftaliti” che occuparono l’Asia centrale tra il 457 e 565 d.C E se tutto questo è corretto allora, Dan e Grenet suggeriscono, non solo le antiche tradizioni greche, romane e indo-iraniane, ma anche le tradizioni ebraiche potrebbero aver contribuito allo stupore, all’ammirazione e all’idealizzazione che si fa di Alessandro ancora oggi. Interessante anche la base della ciotola, che mostra sei pesci in tre coppie di due, forse nuotando nella paradisiaca Fontana della Vita dopo essere resuscitati dopo l’essiccamento per il consumo.

Alessandro e l’ebraismo
Raffigurare il re come un uomo circonciso autorizzato a visitare la gloria del Paradiso non sa di adorazione di per sé, ma può essere indicativo dell’appropriazione ebraica della figura di Alessandro come uno dei “giusti“: la tradizione ebraica arriva al punto che il grande vincitore, incontrando il sommo sacerdote dei Giudei a Gerusalemme, si inchinò davanti a lui. Vale la pena aggiungere che ancora oggi alcuni ebrei chiamano i loro figli Alessandro, ma nessuno si chiama, per esempio, Assuero. Forse, quindi, vivendo ad un certo punto nel V secolo o all’inizio del VI, nell’impero eftalita che all’epoca governava l’Asia centrale, un ebreo benestante, intriso di cultura ellenica, spiegano Dan e Grenet, ha deciso di omaggiare Alessandro, protettore della sua religione e del suo popolo, con questa bella coppa che mostra le storie delle leggende del giovane re, circonciso nell’unico modo in cui avrebbe potuto entrare in Paradiso, come tradizione vuole.


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