L’Ucraina e la Russia. Due territori, due popoli a volte quasi coincidenti, molta Storia in comune, ma tante differenze di fondo. Innanzitutto nell’approccio al mondo. Terra abitata almeno fin da 32 mila anni prima di Cristo, come dimostrano i ritrovamenti paleolitici sui Monti della Crimea, l’Ucraina è stata da sempre terra di conquista, ma anche di immigrazione e di emigrazione. Dai Cucuteni ai Cimmeri, furono numerosi i popoli che la abitarono. Per molti secoli furono i nomadi Sciti di ceppo iranico a spadroneggiare sulla regione che divenne Regno di Scizia. Oggi, le più importanti testimonianze archeologiche presenti in Ucraina risalgono a quel vasto periodo storico, basti pensare ai kurgan, tumuli funebri, o ai tanti ed opulenti corredi di gioielli d’oro.

Ma anche per gli Sciti l’idillio di una terra tutta per sé non fu eterno: nel II secolo a.C. subirono la pressione di altre stirpi di nomadi iranici, i Sarmati, ovvero una compagine di diversi popoli tra i quali spiccavano, per organizzazione e propensione al comando, i Jazigi e i Rossolani. Arrivò così il VI secolo a.C., quando sulle coste del Mar Nero vennero fondate alcune colonie di Mileto: Olbia, Tyras (oggi Bilhorod-Dnistrovs’kyj) e Borysthenes. Dal I secolo d.C. Tyras godette della protezione dell’Impero Romano, diventato intanto una delle maggiori potenze del mondo fino a quel momento conosciuto.
Dopo i romani, come in ogni sequenza storica che si rispetti, nell’odierno territorio Ucraino arrivarono, all’incirca nel 230, i germanici. Come per tutte le steppe dell’Europa meridionale, si assistette all’invasione del popolo germanico orientale da parte dei Goti. Ma la loro permanenza durò poco: già nel 370 vennero espulsi dagli Unni, che governarono la regione per circa un secolo. Intanto però un altro popolo aveva fatto la propria comparsa sul territorio: gli Avari, che si spostavano sempre più verso ovest, stanziandosi nell’area della steppa fra la Russia meridionale e l’Ucraina per circa un secolo prima di spostarsi ancora più a ovest, anche se la loro sfera di influenza arrivava, alla fine del VII secolo, ancora fino al Dnepr, in Ucraina occidentale.

E’ opinione diffusa che il 600 ucraino sia stato caratterizzato dal dominio del popolo bulgaro, ma questo è vero solo in parte: nel 668 i Bulgari vennero espulsi dai Cazari, che fondarono un khanato durato secoli. La parte più ad Est dell’Ucraina venne invece conquistata dai Magiari, alleati dei Cazari. Si tratta di una popolazione che proveniva dalle zone uraliche. A Nord invece, nei territori delle foreste ucraine, dalla metà del IX secolo si insediarono, sovrapponendosi agli Slavi, anche tribù facenti capo ad un popolo scandinavo, i Rus’, appartenenti al grande gruppo dei Variaghi da cui discesero anche altri ceppi normanni. Un discendente di Rurik, Oleg, nell’882 unificò tutte le terre rus’: la capitale del suo regno diventò Kiev, tanto che ancora oggi il territorio in questione è chiamato Rus’ di Kiev. I Rus formarono per lungo tempo l’élite militare e politica della regione, ma gli slavi, più organizzati, riuscirono ad imporre le proprie tradizioni al resto della popolazione, unita ormai in un unico territorio, tanto vasto da riuscire a fornire per ben due secoli una grande prosperità alla regione di Kiev, che divenne un punto di passaggio obbligato del commercio lungo il Dnipro, tra il Baltico e il Mar Nero. Il principale punto di snodo era il fiume, lungo il quale venivano trasportate merci pregiate come pellicce, cera, miele, zanne di tricheco e schiavi provenienti da quella che oggi conosciamo come Bielorussia. Ma le cose iniziarono a cambiare quando Sviatoslav, figlio di Igor, venne ucciso; era il 972 e a sconfiggerlo furono i Peceneghi, alleati dell’Impero Bizantino, che già da tempo si erano insediati nella parte meridionale dell’attuale Ucraina.
Il Rus’ di Kiev, però, sopravviveva, sebbene iniziasse a cambiare forma. Nel 988 il sovrano Vladimir I si convertì con tutto il suo popolo al Cristianesimo di Costantinopoli, sposò Anna, sorella dell’imperatore bizantino Basilio II. Fu l’iniziò di un prospero periodo di forte influenza bizantina sulla cultura del regno. In verità, come hanno appurato gli storici, la Cristianizzazione della Rus’ di Kiev fu solo di facciata: la Chiesa ortodossa poteva così inserire i propri esponenti nell’amministrazione degli insediamenti della Rus’ di Kiev, condizionandone le vicende e il destino. E forse segnandolo per sempre.

Nei due secoli successivi si susseguirono altre lotte, battaglie per la conquista, e guerre. All’inizio del XII secolo la regione ebbe un periodo di decadenza. Sulle cause di questo periodo buio si è disquisito a lungo: forse le tassazioni troppo elevate, o i conflitti tra i nobili, o i continui attacchi dei popoli nomadi confinanti, fatto sta che la regione iniziò a spopolarsi perché molti abitanti si spostavano per colonizzare altre terre più a nord est, lungo il Volga. I sovrani che si susseguirono tentarono di tutto per evitare lo spopolamento e il declino demografico: accolsero nel territorio le popolazioni delle steppe circostanti che passarono dall’essere nomadi ad assumere uno stile di vita più stanziale.
A metà dell’anno mille la Rus’ di Kiev si disgregò in principati indipendenti. L’odierna Ucraina risultò divisa fra i principati di Halicz o Galizia, Volinia o Vladimir Volinskji, Černigov, Novgorod Severskji, Perejaslav e Kiev. Ma fu in quel momento e a seguito di quella divisione che per la prima volta venne utilizzato il nome di Ucraina, ovvero il territorio soggetto a Perejaslav.
Nei secoli a venire furono sempre popoli provenienti dall’esterno a farla da padroni nell’odierna Ucraina: prima i Mongoli, poi i Cosacchi, a loro volta soggetti ai polacchi. Nell’età moderna la maggior parte del territorio dell’attuale Ucraina era ripartito, secondo confini che si sono modificati nel tempo, fra il Granducato di Lituania, la Moscovia e il khanato di Crimea, vassallo dell’Impero Ottomano. Nel 1667, con il trattato di Andrusovo, lo stato venne diviso lungo il corso del Dnepr: la metà occidentale era vassalla dei Polacchi, quella orientale dei Russi. Nella parte polacca l’etmanato fu soppresso fra il 1699 ed il 1704. Pochi anni dopo, nel 1708 l’atamano Ivan Mazeppa si ribellò ai Russi con l’appoggio degli svedesi che avevano invaso l’Ucraina, durante la Grande guerra del Nord. Ma non si ottenne nulla, se non morte e distruzione: a reprimere la rivolta fu Pietro il Grande, che si lasciò dietro una lunga scia di sangue e devastazione. L’epilogo giunse poi nel 1764, quando Caterina II di Russia eliminò di fatto lo stato Cosacco, annettendolo al territorio russo.

A segnare il destino dell’Ucraina fu innanzitutto la sua posizione geografica, che giocò un ruolo importante nelle guerre fra l’Europa orientale e l’impero Ottomano; quest’ultimo, in seguito ad una lunga serie di guerre con l’Impero Russo, fra il 1774 ed il 1784, dovette cedere il canato di Crimea alla Russia. Nel medesimo periodo, in seguito alle spartizioni della Polonia, i territori polacchi abitati da Ruteni furono divisi fra Austria e Russia L’Impero russo fagocitò di fatto parte dell’odierna Ucraina, dividendola fra la Piccola Russia, la Russia Meridionale e la Russia Occidentale. Gli ucraini sudditi dell’Impero austriaco erano invece definiti ruteni e occupavano il Regno di Galizia e Lodomiria, la Bucovina e l’Ungheria. Con il Trattato di Perejaslav c’erano state delle promesse di autonomia mai messe in pratica: l’élite ucraina e i cosacchi non ricevettero mai le libertà che attendevano dall’Impero Russo. Tuttavia, entro l’Impero, gli ucraini poterono arrivare ai gradi più alti della gerarchia e della Chiesa ortodossa russa, ma in quanto cittadini russi, e null’altro. Come se non bastasse il regime zarista volle russificare le terre ucraine, sopprimendo l’uso della lingua ucraina nella stampa e in pubblico, relegandola e dialetto o a lingua delle classi meno abbienti. L’impero asburgico, invece, ebbe sempre un’ampia tolleranza nei confronti dei Ruteni. Fu il periodo, quello, in cui l’Ucraina divenne il “granaio d’Europa” e Odessa, porto d’imbarco del grano, era la più grande città ucraina e la quarta dell’Impero russo.
La storia dell’Ucraina era ormai, suo malgrado, indissolubilmente legata a quella russa. Fra il 1917 e il 1922, in seguito alla Rivoluzione Russa, vi fu un lungo periodo di guerra civile e di anarchia con continui cambi di potere. Nel 1918-1925 fu adottata una politica di deportazione della popolazione ucraina, in particolare dell’armata bianca (che combatté contro l’Armata Rossa bolscevica) e dei grandi proprietari terrieri. Le prime vittime delle deportazioni sovietiche furono i cosacchi della regione di Terek, che nel 1920 furono sfrattati dalle loro case e inviati in altre parti del Caucaso settentrionale, nel Donbass e nell’estremo nord, e la loro terra fu trasferita ai ceceni e agli ingusci. Nel 1921 la RSFSR deportò i kulaki cosacchi dalla Semirechyenskoe e nel 1922 gli umanisti, i cosiddetti “filosofi piroscafi”. Nel 1925-1928 la commissione tripartita dell’URSS, BSSR e RSFSR decise di ridefinire i confini: fu così che centinaia di migliaia di Ucraini vennero deportati dalle terre ucraine di Starodub, Belgorod, Orel, Don in Malynovy Klyn, Ucraina grigia e Ucraina verde.

Nel 1922 l’Ucraina entrò a far parte dell’URSS come Repubblica socialista sovietica ucraina, subendone ogni scelta politica e ogni vessazione. Fra il 1929 ed il 1933 la collettivizzazione forzata della terra provocò la morte per fame di milioni di persone. Lo Holodomor fu un vero e proprio genocidio ucraino organizzato. Ma non basta. Nel 1930, l’URSS decise di fare pulizia dei confini occidentali, con una nuova deportazione degli ucraini, la cosiddetta espulsione dei “kurkula” del 1930-36, in cui furono deportati decine di migliaia di ucraini. Arrivò la Seconda guerra mondiale e fra il 1941 ed il 1944 l’Ucraina fu occupata dalle forze dell’Asse nell’ambito della campagna di Russia. Oltre 30.000 ucraini si arruolarono nelle Waffen-SS in funzione antibolscevica ed antirussa, collaborando anche all’olocausto in Ucraina. In questo contesto si inserì anche l’attività nazionalista ed indipendentista dell’Esercito Insurrezionale Ucraino contro l’Armata Rossa. Nel 1954 la Russia concesse la Crimea all’Ucraina, per celebrare “i 300 anni di amicizia tra Ucraina e Russia“. Il Donbass divenne a quel punto il bacino carbonifero più sviluppato, spostando così l’equilibrio economico dell’Ucraina a favore delle aree più orientali e russofone.

Il 26 aprile 1986 passò alla storia come disastro di Chernobyl, con conseguenze devastanti in termini di morti, malati, menomati, sfollati e di danni economici, come se non bastassero quelli che l’Ucraina viveva già da secoli. Quattro anni dopo arrivò l’autonomia: il 16 luglio 1990, durante la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il nuovo Parlamento adottò la Dichiarazione di sovranità dell’Ucraina, con principi come l’autodeterminazione dell’Ucraina, la democrazia, l’economia politica e l’indipendenza, la priorità della legge ucraina sul territorio ucraino rispetto al diritto sovietico. Il 1º dicembre 1991 arrivò la prima elezione presidenziale: l’Ucraina entrava nella sua età contemporanea. Ma le sue vicissitudini non erano terminate. Troppi tormenti durati per secoli, troppe differenze culturali tra una parte e l’altra della popolazione, in base all’ingerenza esterna subita per secoli. Erano ancora gli anni novanta quando il mondo comprese che la Russia avrebbe continuato a voler primeggiare sull’Ucraina: i rapporti fra l’Ucraina e la NATO, infatti, furono causa di tensioni con la Russia, proprio come oggi. Gli ucraini capirono che la loro reale libertà era ancora lungi dall’essere concreta.

Una delle regioni ucraine in cui vi era maggiore fermento filo-russo era la Crimea, tanto che nel 2014 vi fu l’annessione della regione alla Russia. Il malcontento, però, era sempre più dilagante anche tra le popolazioni dell’est dell’Ucraina, Donbass in primis. In quei territori è venuta a crearsi un’invasione da parte di ribelli paramilitari e militari russofono, con il supporto di volontari e militari russi. Il 7 aprile 2014 anche l’Oblast’ di Doneck ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza dall’Ucraina in seguito a un referendum e pochi giorni dopo l’autonominato presidente della Repubblica Popolare di Doneck, Pavel Gubarev, ha dichiarato la futura annessione alla Russia.

L’odierna crisi e l’attuale guerra in Ucraina sono dunque frutto di tutto questo: un complesso groviglio di eventi, fatto di sottomissione e di ingerenze esterne. Fatto di volontà, da parte della Russia, di annullare l’identità del popolo ucraino, come se ancora, dopo secoli, quei territori dovessero continuare a pagare lo scotto della posizione strategica, unita al fatto di non essersi mai assoggettati completamente a nessun popolo: piegati, divisi, ma mai spezzati. Gli ucraini sono un popolo che lotta da tempo immemore per avere un’identità propria e nemmeno questa volta, come sempre nella propria Storia, si arrenderà di fronte alla devastazione che sta subendo. Di nuovo.


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