Terremoto L’Aquila, madre vittima: “mia figlia sotto le macerie, dopo 13 in attesa di sentenze”

"Non puoi davvero Stato, magistratura e chiunque tu sia, prendere in giro una madre che ha perso una figlia di 25 anni, sul dolore che l'ha colpita"

MeteoWeb

Il dolore è ancora un fiume in piena che cambia colore con le stagioni, con il vento, con il sole, con la notte… cambia colore e cambia sapore, ma rimane là, vivo ed impetuoso che travolge tutto quanto gli si oppone davanti, tutte le misere costruzioni mentali che ho cercato di fare come erano una diga, per arginarlo. Tutto a terra devastato“. E’ quanto dichiarato all’Adnkronos da Maria Grazia Piccinini, avvocato di Lanciano (Ch), mamma di Ilaria Rambaldi, studentessa di Ingegneria Edile-Architettura morta, insieme al fidanzato Paolo Verzilli, 13 anni fa a L’Aquila, sepolti sotto le macerie di uno dei palazzi crollati in via Campo di Fossa, in seguito al terremoto del 6 aprile 2009.

E in tutto questo guerreggiare – racconta ancora -, perché rimuovere un fiume in piena che ti vuole travolgere, impegna energie, mi sono accorta che, nonostante il tempo trascorso, nessuno ha pagato né civilmente né penalmente per quanto accaduto. Civilmente ho intentato due cause, che nonostante il trascorrere degli anni, non sono ancora concluse. Penalmente si è chiuso quello che per me è stata una farsa, il processo alla Commissione Grandi Rischi, con la condanna di un solo imputato, al minimo con i doppi benefici di legge”. “Lo Stato non protegge in alcun modo i suoi cittadini, ma li vessa e li umilia“.

Nonostante il tempo trascorso, – sottolinea l’avvocato – non c’è stata nessuna risposta né civilmente, né dinanzi alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo. Se provi a telefonare a Strasburgo ti dicono che il fascicolo ce l’aveva un giudice che poi si è dimesso, poi è andato ad un altro che poi l’ha passato e adesso ce l’ha ancora un altro. Insomma per avere risposta, devo augurare buona salute al giudice in questione e anche a me stessa, sperando di sopravvivere al tempo che passa e di avere una risposta ai miei tormenti”.

E questa riflessione – rimarca all’ Adnkronos – mi ha fatto venire una rabbia incontrollata, perché mia figlia stava vivendo la sua vita senza chiedere niente a nessuno. Nessuno aveva il diritto di dover fare le sue scelte come invece è stato fatto, nessuno aveva il diritto di affittare una casa che le sarebbe crollata addosso, nessuno aveva il diritto di spezzare la sua vita ed i suoi progetti. Eppure questa cosa banale che mi ripeto da tanti anni, non ha ancora trovato una definizione presso il tribunale de L’Aquila dove due procedimenti languono in qualche cassetto o su qualche scrivania, in attesa non si sa bene di cosa. Due cause che sono andate a sentenza, una a gennaio 2021 ed una ad aprile 2021… Dopo tanti mesi, oltre un anno per l’una e quasi un anno per l’altra, non è il caso di prenderli questi fascicoli in mano e mettere la parola fine a questo scempio? Sono sempre più delusa e comincio ad essere arrabbiata per davvero, perché mi sento derisa e presa in giro. E non puoi davvero Stato, magistratura e chiunque tu sia, prendere in giro una madre che ha perso una figlia di 25 anni, sul dolore che l’ha colpita. Non puoi. Più che vergognoso direi che è ignobile“.