Il nuovo “taxi” per astronauti di Boeing è atterrato con successo sulla Terra, concludendo la sua tanto attesa e cruciale missione dimostrativa verso la Stazione Spaziale Internazionale. La capsula Starliner è atterrata a White Sands Space Harbor, parte del White Sands Missile Range (WSRM) dell’esercito americano nel New Mexico, alle 00:49 ora italiana. Il touchdown ha portato a termine con successo l’Orbital Test Flight 2 (OFT-2) di Boeing.
Starliner è partita in cima a un razzo Atlas V della United Launch Alliance la sera del 19 maggio ora locale ed è arrivata alla ISS circa 24 ore dopo: è stata una pietra miliare enorme per Boeing, che il gigante aerospaziale aveva già cercato di raggiungere in precedenza. Starliner è stata lanciata con il primo Orbital Test Flight nel dicembre 2019 ma non è riuscita a incontrarsi con la ISS come previsto, dopo avere subito una serie di problemi software. Anche quella missione precedente si è conclusa con un touchdown al WSMR, anche se avvenuto prima del previsto. OFT-2 è stata la seconda chance di Starliner e un grosso ostacolo da superare nella certificazione del veicolo per il trasporto di equipaggio.
Starliner si è sganciata dalla ISS ieri alle 20:36 ora italiana. Alle 00:05 la capsula ha prodotto un burn da deorbita di 58 secondi, che ha rallentato la sua velocità di 459 km/h. Starliner si è staccata dal suo modulo di servizio pochi minuti dopo che il burn si è concluso e ha iniziato il suo tuffo nell’atmosfera terrestre alle 00:33 ora italiana, colpendo l’aria del nostro pianeta a circa 17 volte la velocità del suono.
Alle 00:44, a poco meno di 9 km di altitudine, Starliner ha lanciato il suo scudo termico anteriore e ha dispiegato due paracadute, rallentando notevolmente la discesa del veicolo. Ad un’altitudine di circa 2,4 km, i paracadute si sono staccati lasciando posto ai 3 principali, che hanno rallentato Starliner a una velocità d’impatto gestibile. A circa 0,9 km dalla fine, la capsula ha lanciato il suo scudo termico basale, esponendo i suoi airbag, che si sono gonfiati per assorbire l’impatto iniziale con il suolo.
I touchdown su terraferma non sono la norma tradizionale per le capsule orbitali con equipaggio orbitale: la navicella spaziale Apollo della NASA e il veicolo Dragon di SpaceX hanno entrambi concluso le loro missioni spaziali esclusivamente con splashdown. NASA e Boeing hanno identificato altri quattro potenziali siti di atterraggio per il ritorno di Starliner, citando il meteo come il fattore decisivo finale. Una di queste alternative era una posizione diversa all’interno del WSMR e gli altri siti erano in Arizona, Utah e California.
Starliner però ha finito per atterrare esattamente dove e quando avrebbe dovuto, entro 0,5 km dal suo obiettivo, secondo Boeing.
Sebbene OFT-2 sia ora ufficialmente un successo, Starliner ha riscontrato alcuni intoppi durante la missione. Ad esempio, due dei propulsori del modulo di servizio di Starliner si sono guastati durante il burn di inserzione orbitale, avvenuta circa 30 minuti dopo il lancio. Un propulsore di riserva ha rapidamente compensato i malfunzionamenti, consentendo alla missione di continuare senza incidenti. Poco dopo, i membri del team della missione hanno reso noto che i guasti del propulsore non avrebbero influenzato il resto dell’OFT-2. Hanno anche affermato che la determinazione della causa avrebbe probabilmente dovuto attendere fino alle ispezioni post-volo di Starliner.
Se quelle ispezioni e altre analisi andranno bene, la NASA potrebbe finire per certificare Starliner per il volo con equipaggio, aprendo potenzialmente la strada a una missione di prova nel prossimo futuro. Boeing ha firmato un contratto multimiliardario nell’ambito del Commercial Crew Program della NASA nel 2014. SpaceX ha firmato un accordo simile nello stesso periodo e ha già lanciato 4 missioni con equipaggio con il suo razzo Falcon 9 e la capsula Crew Dragon.







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