Energia e sicurezza alimentare al centro del colloquio Biden-Draghi

Biden e Draghi hanno discusso anche dei recenti sviluppi della guerra in Ucraina

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Il Presidente USA Joe Biden e il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi si sono incontrati alla Casa Bianca: i due leader hanno confermato la partnership tra i due Paesi, riflessa nei profondi e duraturi legami “tra i nostri popoli e le nostre nazioni“, dei quali sono componenti fondamentali l’alleanza in ambito Nato e il partenariato tra Stati Uniti e UE, si legge nella dichiarazione congiunta diffusa dopo il colloquio.

Biden e Draghi hanno discusso dei recenti sviluppi della guerra della Russia, non provocata e non giustificata, in Ucraina, sottolineando il costante impegno per il perseguimento della pace, sostenendo l’Ucraina ed imponendo costi alla Russia. I leader, per affrontare le sfide all’economia globale create dalle iniziative della Russia, hanno discusso misure volte a promuovere la sicurezza alimentare e a rimodellare i mercati globali dell’energia. Hanno anche confermato il loro impegno a lavorare insieme sulle crisi globali determinate da Covid e cambiamenti climatici, insieme al proseguimento della cooperazione sulle sfide condivise della politica estera, comprese Cina e Libia.

Nei porti ucraini bloccati 200 milioni di kg di mais per l’Italia

Quasi duecento milioni di chili di mais per l’alimentazione animale destinati all’Italia sono bloccati nei magazzini ucraini in attesa di essere spediti a causa del blocco russo dei porti del Paese: è quanto stima la Coldiretti nel commentare positivamente le dichiarazioni del premier Mario Draghi al presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

L’Ucraina è uno dei principali produttori e rappresenta il 10% del commercio mondiale di frumento tenero destinato alla panificazione ma anche il 15% del mais per gli allevamenti. Il fermo delle spedizioni – denuncia la Coldiretti – nei paesi ricchi genera inflazione e mancanza di alcuni prodotti ma in quelli poveri allarga l’area dell’indigenza alimentare con il rischio di carestie in Africa e in Asia.

Una emergenza mondiale che riguarda direttamente l’Italia che è un Paese deficitario ed importa addirittura il 62% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 46% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame, secondo l’analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia peraltro che l’Ucraina è il nostro secondo fornitore di mais con una quota di poco superiore al 13% (770 mila tonnellate all’anno), ma garantisce anche il 3% dell’import nazionale di grano secondo lo studio Divulga.

Il deficit nazionale peraltro non sarà colmato con le semine di primavera in Italia con un aumento stimato delle produzioni che riguarda la soia (+16%), il girasole (+5%) e solo marginalmente il mais (+1%) sulla base dell’analisi di Coldiretti sull’ultimo “Short term outlook” della Commissione Ue che evidenzia peraltro che pero’ complessivamente l’Europa nel suo complesso produce ben il 93% del mais di cui ha bisogno.

Un dato che conferma l’importanza di garantire il libero mercato e la solidarietà all’interno dell’Unione Europea per affrontare l’emergenza con gli allevatori italiani che – sottolinea la Coldiretti – devono infatti subire già incrementi di costi pari al 57% secondo il Crea che in molti casi superano i prezzi alla stalla. Oltre all’’Ucraina infatti tra i principali fornitori di mais dell’Italia ci sono infatti la Slovenia 13% (780 mila tonnellate) e l’Ungheria 30% (1,85 milioni di tonnellate) contro la quale – riferisce la Coldiretti – si è da poco pronunciata la Commissione europea per evitare misure protezionistiche a danno del mercato interno europeo.

L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che hanno dovuto ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza di “intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro. Occorre lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali ma – conclude Prandini – occorre investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità ma serve anche contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici“.