Dai gessi dell’Emilia Romagna indicazioni sulla vita su Marte

Il sistema carsico dell’Emilia Romagna è unico al mondo: si tratta di rocce "importanti perché permettono di conservare tracce di vita per milioni di anni”

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Studiare i gessi dell’Emilia-Romagna potrebbe aiutare a capire la possibile presenza di vita su Marte. Lo sostengono i geologi che hanno collaborato alla redazione del dossier con cui le strutture carsiche emiliano-romagnole sono state candidate a essere patrimonio mondiale dell’umanità Unesco. I gessi messiniani dell’Appennino emiliano si sono formati poco meno di sei milioni di anni fa, mentre la parte più antica, quella della Val di Secchia, risale al Triassico, oltre 200 milioni di anni.

I gessi messiniani del margine appenninico, ad esempio quelli che si trovano anche nella Riserva di Biosfera Mab nei Comuni di Albinea, Scandiano e Vezzano, hanno intrappolato alcuni filamenti di batteri dei quali è stato possibile studiare il Dna”, spiega Stefano Lugli, geologo dell’Università di Modena e Reggio Emilia che ha redatto la sezione dedicata nel dossier Unesco. Si tratta di rocce “importanti perché permettono di conservare tracce di vita per milioni di anni. Siccome sappiamo che anche su Marte esistono i gessi, queste rocce rappresentano un obiettivo per le missioni dei rover che analizzano la superficie per cercare di stabilire se in passato la vita fosse presente anche sul Pianeta rosso”, spiega Lugli. I gessi emiliano-romagnoli “sono un esempio fondamentale per cercare capire cosa potrebbe essere successo su Marte“.

Le future missioni sul Pianeta Rosso “non si limiteranno ad analizzare le rocce con gli strumenti di bordo, ma piccoli campioni saranno inviati sulla Terra per essere analizzati. NASA ed ESA stanno lavorando al progetto e i primi rientri sono programmati per la prima metà degli anni 2030″, sottolinea lo scienziato.

I nostri gessi presentano diversi primati mondiali. Si tratta del sito carsico più studiato al mondo con caratteristiche geologiche uniche, tra cui annoveriamo la grotta in gesso più profonda al mondo, le anse ipogee e le sorgenti salate con la portata maggiore d’Europa”, spiega il geologo. Per Lugli è dunque un “patrimonio di natura geologica attraverso il quale si può tracciare la straordinaria evoluzione della Terra”.

Un nuovo studio sulle acque e le sorgenti di tutta l’area dei gessi triassici sarà presentato venerdì 6 maggio, nel corso di una tavola rotonda alle Fonti di Poiano, con esperti del settore. A seguire è prevista anche un’escursione sul campo. “È giunto il momento di mettere a fuoco le scoperte scientifiche, dei lavori di recupero ambientale, oltre alla candidatura a sito Unesco delle Fonti di Poiano e dei Gessi Triassici, insieme ad altre aree carsiche della regione“, commenta Fausto Giovanelli, Presidente del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano.