A causa della guerra in Ucraina, molti Paesi sono costretti a rivedere le loro strategie di approvvigionamento di gas e petrolio provenienti dalla Russia. L’Ue, dopo aver deciso quello al carbone, ha proposto l’embargo sul petrolio proveniente da Mosca. Su quest’ultima idea, l’Ue si è divisa, con l’Ungheria che ha di fatto minacciato il veto e altri Paesi che hanno espresso perplessità. Ora anche il Giappone comunica che non si unirà ad un eventuale embargo del petrolio e del gas russo.
In una visita a Washington, dove ha incontrato il suo omologo statunitense Jennifer Granholm, il Ministro dell’Industria giapponese, Koichi Hagiuda, ha spiegato le diverse priorità del Giappone, commentando l’embargo al petrolio russo entro 6 mesi proposto dal Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Il nostro Paese ha risorse limitate ed è difficile al momento allinearci con le scelte dell’Ue”, ha detto, aggiungendo che ogni nazione fa quello che può per mantenere la pace.
Secondo i dati dell’Organizzazione nazionale del commercio, nel 2021 la Russia ha contribuito a circa il 3,6% delle forniture di petrolio in Giappone e all’8,8% dell’approvvigionamento di gas naturale. Nonostante si tratti di numeri più limitati rispetto a quelli di molti Paesi europei, il Giappone potrebbe andare in difficoltà senza quelle forniture perché, dopo l’incidente nucleare di Fukushima, la produzione da questa fonte di energia è rimasta al palo. Tokyo non ha neanche spinto le aziende nipponiche a ritirarsi da due gradi progetti energetici congiunti con la Russia: lo sviluppo dei giacimenti petroliferi di Sakhalin-2 e il progetto per il gas naturale liquido Arctic LNG-2.
Il Giappone, tuttavia, intende ridurre la dipendenza energetica dalla Russia, ha detto Hagiuda, e quindi ha chiesto agli USA di aumentare la produzione di gas naturale liquefatto. Il Ministro giapponese ha aggiunto che il Giappone sta valutando la possibilità di fornire prestiti alle aziende giapponesi che prendono parte ai progetti di GNL degli Stati Uniti. Durante gli incontri nella capitale USA, le due delegazioni hanno anche discusso di progetti per la produzione di energia alternativa che consentano la riduzione delle emissioni di carbonio, tra cui stazioni geotermiche, impianti eolici e centrali nucleari.
Ancora prima dell’inizio della guerra in Ucraina, in pochi mesi gli Stati Uniti sono diventati tra i maggiori esportatori di LNG al mondo, malgrado il processo produttivo sia di gran lunga più costoso rispetto all’export di gas naturale via pipeline.


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