Giovani e clima: prospettive degli adolescenti e “ingiustizia intergenerazionale”

Saranno i giovani a subire le maggiori conseguenze degli impatti futuri dei cambiamenti climatici, eppure sono emarginati nel processo decisionale sul Clima

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Il movimento scolastico per lo sciopero per il Clima è diventato una potente forza, modellando il modo in cui le persone si confrontano con il cambiamento climatico. In un recente studio pubblicato su Nature guidato dalla ricercatrice britannica Katharine Lee, e condotto insieme a Saffron O’Neill, Leda Blackwood e Julie Barnett, ha utilizzato una metodologia di intervista qualitativa per dare voce agli adolescenti del Regno Unito.  “Mostriamo come i nostri partecipanti, scioperanti e non scioperanti allo stesso modo, fossero uniti nell’inquadrare il cambiamento climatico come una questione di ingiustizia intergenerazionale, suggerendo che potrebbero condividere una delle condizioni per un’identità collettiva politicizzata“, scrivono gli autori dello studio.

I giovani saranno più esposti agli impatti futuri dei cambiamenti climatici, eppure sono emarginati nel processo decisionale sul Clima. In una situazione senza precedenti, un altissimo numero di giovani ha aderito agli scioperi per il clima nelle scuole, con potenziali conseguenze per la politica climatica e la democrazia stessa. Le proteste di marzo 2019 hanno attirato 1,6 milioni di persone in tutto il mondo e 6 milioni sono stati attratti dalle proteste nel settembre 2019. Sebbene la pandemia abbia avuto un impatto sugli scioperi in presenza, il movimento rimane attivo e l’interesse per l’attivismo giovanile, galvanizzato da attivisti ‘star’ come come Greta Thunberg e Vanessa Nakate, continua.

Questa crescita di interesse e partecipazione verso l’attivismo per il clima è indicativa di una ricalibrazione nel modo di affrontare il cambiamento climatico: lontano dagli approcci dominanti che cercano  di cambiare comportamenti individuali nella sfera privata e verso la collettività, per un’azione più concreta nella sfera pubblica, parlando di un più ampio cambiamento politico ed economico.

In quest’ottica è importante considerare come i giovani, in particolare, vedano e interagiscano con l’attivismo  climatico. “Abbiamo condotto la nostra ricerca nel Regno Unito, che ha dato un contributo sostanziale al cambiamento climatico, con una storia della politica climatica progressista, dove i giovani sono politicamente emarginati ma privilegiati rispetto a quelli di altre parti del mondo“, scrivono ancora gli autori dello studio. L’analisi si basa sulle interviste a 22 adolescenti britannici di età compresa tra 11 e 17 anni.

Tra le evidenza emerse nel corso delle interviste, è degno di nota il fatto che i partecipanti abbiano indicato che lo scopo principale degli scioperi fosse quello di mostrare al governo la preoccupazione dei giovani, al fine di persuadere i potenti ad agire. I giovani intervistato hanno dunque basato le loro azioni sulla propri impotenza a mettere in atto i cambiamenti necessari, come lo smantellamento delle infrastrutture inquinanti, o la sovvenzionare di iniziative green. Impotenza, quest’ultima, che contrasta in maniera forte con la responsabilità che invece è proprio di ogni governo e di ogni individuo che abbia potere politico e decisionale.