Guerra Ucraina: con i porti chiusi +5% per i prezzi del grano nell’ultima settimana

Si stima che quasi 25 milioni di tonnellate di cereali, tra grano e mais, siano fermi nei magazzini ucraini

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I prezzi del grano sono aumentati a livello mondiale ancora del 5% nell’ultima settimana dopo la decisione di sospendere l’attività dei porti sul Mar Nero: è quanto emerge dall’analisi della Coldiretti alla chiusura settimanale del Chicago Board of Trade, punto di riferimento internazionale del mercato future dei cereali con il grano tenero invernale che è salito a 11,08 dollari a bushel, in riferimento alla richiesta del World Food Programme dell’Onu di sbloccare il porto di Odessa per consentire l’esportazione del grano nei silos per sfamare 44 milioni di persone nel mondo che stanno marciando verso l’inedia.

Si stima che – sottolinea la Coldiretti – quasi 25 milioni di tonnellate di cereali, tra grano e mais, siano fermi nei magazzini ucraini in attesa di essere spediti, con un impatto devastante sugli approvvigionamenti di numerosi Paesi in via di sviluppo ma anche su quelli ricchi. L’Ucraina – sottolinea la Coldiretti – è uno dei principali produttori ed esportatori e nel mondo: esporta il 10% del frumento tenero destinato alla panificazione per un totale di oltre 18 milioni di tonnellate ma anche il 15% del mais per oltre 27 milioni di tonnellate. Il blocco delle spedizioni dai porti del Mar Nero a causa dell’invasione russa rischia peraltro di alimentare l’interesse sul mercato delle materie prime agricole della speculazione che si sposta dai mercati finanziari ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato. Una situazione che nei paesi ricchi genera inflazione e mancanza di alcuni prodotti ma in quelli poveri allarga l’area dell’indigenza alimentare.