Lo stop al gas russo potrebbe costare il 2,5% della crescita e il 3% del tasso di inflazione per l’Unione Europea: è quanto evidenziano le previsioni economiche della Commissione per la primavera che registrano il persistere di “un’elevata incertezza” dovuta alla guerra in Ucraina delineando, con il taglio delle forniture di gas da Mosca, anche lo scenario peggiore. Scenario che, nel 2023, costerebbe all’Europa un punto di crescita e oltre l’1% in termini di inflazione.
Lo “scenario di base” delle stime della Commissione “non prevede alcuna grande interruzione di fonti di energia nell’orizzonte previsionale“, ha precisato Gentiloni elencando poi anche i fattori di resilienza che dovrebbero ammorbidire l’impatto della guerra. “Il forte rimbalzo economico dello scorso anno avrà un effetto positivo duraturo sulla crescita delle tariffe quest’anno. Un mercato del lavoro forte, la riapertura post-pandemia e il Piano di ripresa e resilienza nazionale dovrebbero fornire ulteriore sostegno alle nostre economie e contribuire a ridurre il debito pubblico e i disavanzi“.
Nello scenario “più severo” di uno stop della fornitura di gas dalla Russia, “i tassi di crescita del Pil sarebbero di circa 2,5 e 1 punto percentuale al di sotto del valore di riferimento previsto rispettivamente nel 2022 e nel 2023, mentre l’inflazione aumenterebbe di 3 punti percentuali nel 2022 e di oltre un punto percentuale nel 2023 al di sopra del valore di riferimento proiezione. In entrambi questi scenari, la crescita entro l’anno sarebbe in territorio negativo,” ha precisato Gentiloni, presentando le previsioni economiche di primavera della Commissione europea.
“La possibilità di un’interruzione improvvisa della fornitura di gas dalla Russia comporta un significativo rischio al ribasso per le prospettive” economiche della Germania, si evidenzia nelle previsioni economiche. “La Germania sta intensificando i passi per ridurre la sua dipendenza dall’energia russa diversificando i fornitori e accelerando l’adozione delle energie rinnovabili, tra le altre misure“, ha ricordato la Commissione. “Tuttavia, nel breve-medio termine, i prezzi ancora elevati dell’energia dovrebbero deprimere la produzione in settori chiave nelle prime fasi della catena del valore, come metalli e prodotti chimici. Si prevede che l’incertezza sull’esito della guerra in Ucraina avrà un impatto negativo sugli investimenti“. La Commissione ha, inoltre, spiegato che, “a marzo, le conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina e l’imposizione di lockdown legati al Covid-19 in alcuni centri industriali cinesi hanno provocato nuove strozzature nell’offerta, l’aumento vertiginoso dei costi dell’energia e dei materiali e un ulteriore aumento della già elevata inflazione dei prezzi al consumo“. Secondo l’esecutivo europeo, “questi sviluppi saranno un freno alla crescita nei prossimi trimestri, con la produzione e le esportazioni destinate a continuare a essere rallentate dalle interruzioni del commercio causate dalla guerra in Ucraina e dal lockdown in Cina“.


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