Dall’inizio della guerra in Ucraina, lo scorso 24 febbraio, sono già oltre 80 i delfini trovarti morti lungo le coste del Mar Nero, in Turchia e Bulgaria. Un aumento preoccupante che potrebbe dipendere dalle attività militari in corso in queste acque.
Ne sono convinti gli scienziati della Turkish Marine Research Foundation (Tudav), secondo quanto si legge sul Guardian. I ricercatori ritengono che l’aumento dell’inquinamento acustico nel Mar Nero settentrionale, causato da circa 20 navi della marina russa e dalle attività militari in corso, potrebbe aver spinto i cetacei a sud verso le coste turche e bulgare, dove vengono bloccati o catturati nelle reti da pesca in numero insolitamente elevato.
Dall’inizio della guerra, la Turchia ha registrato un aumento degli spiaggiamenti del delfino comune (Delphinus delphis) lungo la costa del Mar Nero. Più di 80 animali sono stati trovati morti nel Mar Nero occidentale del paese, cosa che la Turkish Marine Research Foundation (Tudav) ha descritto come “un aumento straordinario“.
A causa delle attività delle navi da guerra e dei combattimenti alcuni delfini disorientati sono rimasti intrappolati nelle reti da pesca. Altri sono morti per cause non chiare, ma si ipotizzano traumi acustici causati dai sonar.
Qualche settimana fa si era anche diffusa la notizia che la Russia stesse usando proprio dei delfini per proteggere una base navale nel Mar Nero, addestrandoli per scopi militari al fine di proteggere la base navale di Sebastopoli.
