Secondo una nuova ricerca, condotta da un team dell’Universitè di Exeter e dell’Università di Brest, gran parte del calore in eccesso immagazzinato nell’Atlantico settentrionale subtropicale si trova nelle profondità dell’oceano, sotto i 700 metri.
Lo studio ha rilevato che nell’Atlantico settentrionale subtropicale il 62% del riscaldamento dal 1850 al 2018 si è concentrato nelle profondità oceaniche, che si riscalderanno di ulteriori 0,2°C nei prossimi 50 anni.
Il riscaldamento degli oceani può avere una serie di gravi conseguenze tra cui l’innalzamento del livello del mare, il cambiamento degli ecosistemi, e la deossigenazione. “Mentre il nostro pianeta si riscalda, è fondamentale comprendere come il calore in eccesso assorbito dall’oceano viene ridistribuito all’interno dell’oceano stesso, dalla superficie al fondo, ed è importante tenere conto delle profondità oceaniche per valutare la crescita dello ‘squilibrio energetico’ della Terra“, ha affermato Marie-JosèMessias, dell’Università di Exeter. “Oltre a scoprire che l’oceano profondo trattiene gran parte del calore in eccesso, la nostra ricerca mostra come le correnti oceaniche ridistribuiscono il calore alle diverse regioni oceaniche. Abbiamo scoperto che questa ridistribuzione è un fattore chiave del riscaldamento nel Nord Atlantico“.
Gli studiosi, oltre a mostrare come le profondità oceaniche trattengano la maggior parte del calore, hanno anche evidenziato come le correnti ridistribuiscono quel calore, studiando il capovolgimento meridionale della circolazione atlantica, un’importante corrente dell’Oceano Atlantico caratterizzata da un flusso in direzione Nord di acqua calda negli strati superficiali e da un flusso in direzione Sud di acqua fredda in profondità: secondo i risultati emersi, il calore in eccesso proveniente dagli oceani dell’emisfero australe sta diventando un fattore importante nell’Atlantico settentrionale, rappresentando ora circa un quarto del calore in eccesso.


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