Pronto soccorso italiani al collasso: il Governo vaglia l’assunzione di 15 mila studenti

Carenza di medici e 40 mila posti letto tagliati: gli ospedali italiani sono al collasso e gli altri reparti non sono da meno

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I pronto soccorso stanno per raggiungere il limite. E gli altri reparti non sono da meno: divisi tra malati Covid e pazienti che chiedono, a ragione, di essere curati dopo mesi in cui si sono dovuti tenere alla larga dalle corsie per paura del virus, gli ospedali italiani sono prossimi al collasso. E una della cause, come spiega La Stampa, è anche individuabile nei posti letto tagliati, ovvero 40 mila negli ultimi dieci anni. Ma non è questa la ragione fondamentale del collasso imminente.

La causa primaria è sicuramente la carenza di medici. Il ministero della Salute sta dunque vagliando un piano per dare ai reparti nuova linfa vitale, assumendo in pianta stabile gli specializzandi del terzo, quarto e quinto anno di studi. E alle Università l’idea non piace granché, ma dovranno farsene una ragione dato che si tratta di 15 mila giovani camici bianchi indispensabile per il Paese. “Per anni abbiamo avuto poche borse di studio per gli specializzandi ma ora ne abbiamo finanziate 30 mila in 24 mesi, il triplo di tre anni fa“, ha ricordato il ministro Roberto Speranza ai medici dell’emergenza e urgenza di Simeu, la società scientifica con la quale il dicastero ha aperto un tavolo di confronto. “Affinché queste nuove risorse siano disponibili servono però ancora un po’ di anni, nel frattempo occorrerà lavorare utilizzando anche gli specializzandi per porre rimedio alle situazioni più complesse“, ha aggiunto Speranza.

E il problema non riguarda solo i pronto soccorso. “I reparti di ortopedia degli ospedali italiani, da Nord a Sud, sono al collasso. Ormai non si contano più le chiusure o le sospensioni del servizio per la mancanza di medici. Il personale non è un optional rispetto all’appropriatezza e alla qualità delle prestazioni. I numeri insufficienti distruggono anche la professionalità e non consentono di curare come potremmo e dovremmo. Non è sufficiente la chiamata alle armi degli spacializzandi. Serve un radicale cambio di rotta“. E’ quanto dichiarato da Michele Saccomanno, presidente del sindacato degli ortopedici Nuova Ascoti che aderisce alla federazione Cimo Fesmed con il dipartimento Anpo Ascoti. “Non siamo ciechi, anche in altri settori vi sono carenze che sentiamo denunciare. Siamo solidali con loro. Ma non possiamo tacere per il traumatizzato che va adeguatamente trattato, al di là delle statistiche orgogliose per i femori operati in 48 ore“, precisa. “L’estate è iniziata e i pronto soccorso ci chiameranno senza sosta, con le liste di attesa degli interventi di elezione che rinvieremo ancora dopo i già lunghi ritardi dovuti alla pandemia. C’è un modello organizzativo ospedaliero sul territorio da rivedere. Occorre istituire negli ospedali équipe di reparto e di sala operatoria per una collegialità che ‘realizzi’ salute. Il Governo ha il dovere di non voltarsi dall’altra parte. Si abbia il coraggio di organizzare il lavoro non per presidi politici sul territorio, ma per risposte funzionali ai bisogni dei pazienti“, conclude.

I medici, dal canto loro, chiedono “che a partire dal terzo anno gli specializzandi entrino direttamente negli ospedali inquadrati come dirigenti medici in formazione“, spiega il presidente Simeu, Fabio De Iaco. “Ovviamente a ciascuno verrà assegnato un ruolo rapportato al proprio grado di formazione raggiunta, ma i giovani devono poter lavorare anche al di fuori dei Policlinici universitari“, aggiunge.

Con il decreto Calabria e un successivo provvedimento voluto dal ministro Speranza – spiega il segretario nazionale dell’Anaao, Carlo Palermo – già ora i giovani specializzandi potrebbero essere utilizzati negli ospedali, facendo 32 ore di lavoro e 6 di formazione, previa approvazione da parte dell’Università dei progetti formativi». Ma tutto si è bloccato “perché gli Atenei non li stanno firmando per non perdere forza lavoro“. L’Anaao chiede ora di “superare queste pastoie” ma di far saltare anche i tetti di spesa per il personale che legano le mani a chi deve assumere. “Mi sto battendo per superare questi limiti“, ha sottolineato Speranza.