REPowerEU, il maxi piano UE per ridurre la dipendenza dalla Russia

Energia, la sfida UE: stop ai combustibili fossili russi molto prima del 2030

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La Commissione europea ha presentato oggi il piano REPowerEU, in risposta alla situazione del mercato energetico globale causate dall’invasione russa dell’Ucraina. Accanto al piano REPowerEU, oggi la Commissione prosegue anche il suo lavoro per contrastare i prezzi elevati dell’energia presentando misure di emergenza a breve termine e opzioni per miglioramenti a lungo termine dei mercati dell’energia.

La guerra di Putin in Ucraina sta sconvolgendo il mercato energetico globale. Mostra quanto dipendiamo dai combustibili fossili importati, e quanto siamo vulnerabili nel fare affidamento sulla Russia per importarli. Ora dobbiamo ridurre il più rapidamente possibile la nostra dipendenza energetica dalla Russia. E possiamo farlo, con il nostro piano per realizzare questi obiettivi che presentiamo oggi: REPowerEU,” ha affermato il presidente della Commissione Ursula von der Leyen presentando il pacchetto. “Possiamo sostituire i combustibili fossili russi lavorando su tre livelli: dal lato della domanda, sul risparmio energetico; dal lato dell’offerta, diversificando le nostre importazioni di energia da fonti fossili; e poi accelerando la transizione verso l’energia pulita“. “Fortunatamente, abbiamo già le basi per farlo. Con il nostro famoso ‘Green Deal’ europeo abbiamo già intrapreso una trasformazione del nostro sistema energetico per diventare climaticamente neutrali” entro il 2050. “Questo piano era già ambizioso. Ma oggi stiamo portando la nostra ambizione a un livello più alto per essere certi di diventare indipendenti dai combustibili fossili russi il più rapidamente possibile“. “Questo è ‘REPowerEU’: ci aiuterà a risparmiare più energia, ad accelerare l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e darà il via a investimenti su una nuova scala,” ha evidenziato von der Leyen. “Aumenteremo quindi l’obiettivo Ue di efficienza energetica per il 2030 dal 9% a 13%, e l’obiettivo 2030 per l’energia rinnovabile dal 40% al 45%“. Inoltre, il pacchetto contiene “una serie di azioni per aumentare e accelerare la transizione verso l’energia pulita: proponiamo di accelerare le procedure autorizzative per le energie rinnovabili e le relative infrastrutture, come le reti. Proponiamo un obbligo di copertura con i pannelli solari per gli edifici commerciali e pubblici entro il 2025 e per i nuovi edifici residenziali entro il 2029“. “Sappiamo che quando l’Europa agisce insieme, ha più influenza. I 27 leader di governo dell’Ue hanno deciso di creare una piattaforma per l’acquisto congiunto di gas, Gnl e idrogeno. Proponiamo una via operativa da seguire, con un meccanismo di appalto congiunto e una sensibilizzazione congiunta ai paesi fornitori. In questo modo, potremo assicurarci le importazioni di energia di cui abbiamo bisogno senza che i nostri Stati membri competano fra loro” per ottenerle. “Tutto questo, ovviamente, richiede massicci investimenti e riforme. Mobiliteremo quasi 300 miliardi di euro: circa 72 miliardi in sovvenzioni e 225 miliardi di euro in prestiti“.

UE libera dal gas russo tra 2026 e 2027

Con il piano REPowerEU, che punta fortemente sulle energie rinnovabili, la Commissione Europea punta a porre fine gradualmente alla dipendenza dell’Unione dal gas naturale russo prima della fine del decennio, probabilmente tra il 2026 e il 2027. Attualmente l’Ue importa circa 150 miliardi di metri cubi di gas naturale dalla Russia. Circa due terzi di questa riduzione possono essere ottenuti già entro la fine di quest’anno, con l’attuazione di una serie di misure delineate nel piano, che riguardano il risparmio e l’efficienza energetica, la diversificazione degli approvvigionamenti, la sostituzione dei combustibili fossili con le fonti rinnovabili (con un forte focus sul solare e sull’eolico) e combinando investimenti e riforme.

Raddoppio di capacità del fotovoltaico entro il 2025

Il piano REPowerEU punta sull’energia solare, per accelerare il distacco dell’UE dai combustibili fossili e dalla dipendenza dalla Russia. Il piano, un ampio pacchetto di misure che si aggiunge al Fit for 55, prevede una strategia UE sul solare per raddoppiare la capacità installata per la produzione di energia solare mediante pannelli fotovoltaici entro il 2025 e a creare impianti equivalenti a 600 gigawatt di capacità installata entro il 2030. E’ prevista anche un’iniziativa per il solare sui tetti: verrà introdotto gradualmente l’obbligo per legge di installare pannelli fotovoltaici sui tetti, spesso poco sfruttati, di edifici pubblici, commerciali e residenziali di nuova costruzione. L’UE punta anche a raddoppiare il tasso di dispiegamento delle pompe di calore, un sistema per il riscaldamento e la climatizzazione ancora relativamente poco utilizzato; il pacchetto prevede anche misure per integrare l’energia geotermica e solare nei sistemi di riscaldamento integrati.

Nuovi impianti green

Il piano REPowerEU, che punta molto sulle energie rinnovabili per affrancare l’UE dalla dipendenza dai combustibili fossili russi, mira a tagliare drasticamente i tempi di autorizzazione dei nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. La Commissione propone di emendare la direttiva sulle energie rinnovabili, introducendo il riconoscimento degli impianti “green” come progetti di superiore interesse pubblico. In pratica, poi, gli Stati membri dovrebbero individuare aree specifiche di destinazione in cui realizzare impianti di produzione di energia con fonti rinnovabili, che possano sopportare l’impatto delle nuove strutture. La gran parte del lavoro burocratico di autorizzazione verrebbe condotta non dal singolo sviluppatore del progetto a livello micro, ma a livello macro per l’intera area.

Utilizzo dei prestiti inutilizzati

Il piano REPowerEU ha un fabbisogno finanziario di circa 210 miliardi di euro di qui al 2027. La Commissione Europea punta a finanziarlo in vari modi, ma principalmente utilizzando i 225 mld di euro di prestiti ancora non utilizzati della Recovery and Resilience Facility (Rrf), cuore di Next Generation Eu. I Paesi che hanno già fatto uso di tutti i prestiti disponibili della Rrf, come l’Italia, potranno comunque chiederne altri, perché quelli non utilizzati verranno redistribuiti a chi invece è interessato a farne uso.