Terremoti, esperto Ingv: “nessun allarme ma è necessario verificare la sicurezza delle case”

Le scosse di terremoto che stanno interessando tutta Italia sono "un'occasione però per verificare di vivere in edifici a norma sismica e nel caso contrario per rendere più sicure le proprie case"

Sono state quattro le scosse di terremoto di magnitudo compresa tra i 3,2 e i 3,7 tra Toscana, Molise, Calabria e Sicilia in soli sei giorni. L’ultima è avvenuta in provincia di Campobasso nella notte, dove la gente si è riversata in strada ma non ci sono stati danni. Scosse frequenti in diverse parti d’Italia ma “nessun particolare campanello di allarme. Un’occasione però per verificare di vivere in edifici a norma sismica e nel caso contrario per rendere più sicure le proprie case“: lo ha spiegato all’AGI, il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).

Di questo tipo di sequenze sismiche, ovvero scosse intorno a 3,5 di magnitudo, se ne registrano “circa una sessantina ogni anno. La stragrande maggioranza di questi eventi – ha detto l’esperto – finisce fortunatamente senza un evento distruttivo. Quello che bisogna ricordare è che vivendo in zone sismiche come il Molise o la Toscana occorre approfittare di questi ‘richiami’ della natura per verificare se si abita in un edificio sicuro o meno e nel caso fare gli adeguamenti sismici del caso“. I terremoti in Italia “possono avvenire un po’ ovunque – ricorda Amato – anche con una magnitudo media tra 5 e 6 e sono pericolosi per via del fatto che il nostro tessuto urbano è spesso vulnerabile“. Detto questo, “dopo la sequenza del 2016 e 2017 non c’è stato più nulla sopra a 5 di magnitudo in Italia“. Ma il sismologo ha anche sottolineato l’imprevedibilità del fenomeno.

Tornando all’attualità, dal punto di vista tecnico, l’esperto dell’Ingv ha parlato di due diversi sciami che hanno caratterizzato le recenti scosse. “Quello di Firenze si trova più verso il Tirreno rispetto alla catena Appenninica dove storicamente sono avvenute le scosse più forti. Sono terremoti superficiali tra i sei e i sette chilometri di profondità“. Per quanto riguarda, invece, il Molise le scosse “ricordano come zona quella del terremoto disgraziato del 2002 a San Giuliano di Puglia perché hanno una profondità maggiore intorno ai 20-25 chilometri. Quindi sono meno sentiti dalla popolazione“.

Oltre 5 mila terremoti in Italia, edifici vulnerabili

In Italia storicamente sono avvenuti oltre 5 mila terremoti, alcuni di questi hanno superato la magnitudo 7 e prodotto dei danni molto rilevanti nelle località colpite. E’ uno dei dati emersi nel corso del webinar “Costruzione e ricostruzione antisismica. Ristrutturazione e rigenerazione urbana” del ciclo “Sapiens Tecnologici”, coordinati da Mario Tozzi, che anticipano l’Earth Tech Expo in programma alla Fortezza da Basso di Firenze dal 4 all’8 ottobre prossimi. Una diretta streaming aperta da Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile, insieme ai massimi esperti, amministrazioni e strutture interessate e al Commissario Straordinario Giovanni Legnini. La sismicità italiana ogni anno fa registrare all’Ingv tra 1700 e 2500 sismi superiori a magnitudo 2.5. E “dal Medioevo ad oggi a causa dei terremoti – 5000 quelli di cui abbiamo certezza attraverso le fonti – sono stati abbattuti oltre 4.800 centri abitati, molti dei quali lungo la fascia appenninica, e più volte. I terremoti in Italia si ripeteranno per la sua natura geologica, dobbiamo puntare sulla prevenzione“, ricorda il sismologo dell’INGV Carlo Meletti.

Il Commissario straordinario di Governo Giovanni Legnini ha sottolineato la necessità che soprattutto nelle località a più alto indice di rischio sismico si spinga sugli interventi di adeguamento antisismico più che sul risparmio energetico. “Inutile fare interventi di ristrutturazione per il risparmio energetico, mettere il cappotto alle abitazioni, senza fare l’adeguamento antisismico. In caso di scosse di terremoto vien giù tutto“, sostiene Andrea Prota, professore di tecnica delle costruzioni presso l’Università degli Studi di Napoli. Il patrimonio edilizio italiano vede ancora tra i 4 e i 5 milioni di edifici sui 12 milioni complessivi non a norma e a rischio sisma. Quanto occorrerebbe per metterlo a norma? Almeno 100 miliardi di euro (analisi del Consiglio nazionale degli Ingegneri) per l’edilizia in zona 1 e 2, le più rischiose.