L’Organizzazione Mondiale della Sanità potrebbe dichiarare il vaiolo delle scimmie un’emergenza sanitaria pubblica internazionale. “Credo proprio che lo farà perché su Covid è stata invece accusata – e giustamente – di ritardi, con un mancato coordinamento almeno nelle fasi iniziali della pandemia“: è quanto ha dichiarato all’Adnkronos Salute Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. Un’eventuale dichiarazione Pheic (Public Health Emergency of International Concern), ha proseguito l’esperta, “potrebbe essere utile per favorire un’azione univoca nei confronti di questo virus e limitarne subito la diffusione“. “Avere attenzione per qualsiasi virus che amplifichi il suo raggio d’azione è assolutamente giusto e, come ci ha insegnato Covid, farlo rapidamente è ancora più importante,” ha ricordato Gismondo, “ma la gente deve sapere che stiamo agendo non contro una possibile pandemia, né deve associare il vaiolo delle scimmie al vaiolo umano“. E’ infatti “una patologia per fortuna molto meno grave. Casi di questa infezione, in numero ridotto, si sono avuti anche nel passato e di solito queste microepidemie si sono autolimitate“.
Riguardo la vaccinazione, Gismondo ha ricordato che “quello contro il vaiolo umano non è un vaccino senza effetti collaterali. L’idea di tornare a somministrarlo” ora “potrà essere presa in considerazione solo se la situazione dovesse peggiorare molto rispetto al quadro attuale,” ha spiegato l’esperta all’Adnkronos . La vaccinazione antivaiolosa “copre per circa l’85% le persone che la ricevono e conferisce protezione anche nei confronti del vaiolo delle scimmie“. Benché “la tenuta del vaccino somministrato molti anni fa andrebbe controllata“, “di solito l’effetto è per tutta la vita“. Considerando che in Italia la somministrazione è stata ufficialmente abrogata nel 1981, “noi abbiamo una buona fascia di popolazione che dovrebbe essere abbastanza protetta. Teoricamente un’eventuale vaccinazione dovrebbe dunque essere indirizzata verso i giovani e i bambini“, ma secondo l’esperta in questo momento discuterne è prematuro.


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