È ufficiale: l’aurora boreale “parla” davvero

Le segnalazioni di fischi, sibili o crepitii che accompagnavano le aurore polari sono sempre stati considerati fenomeni psico-acustici, ma ora un nuovo studio svela che le aurore emettono davvero dei suoni

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L’aurora polare può “parlare?”. Da secoli, esistono miti e leggende secondo cui l’aurora emette suoni. Testimonianze dalla Groenlandia, dalle Isole Shetland, dal Canada settentrionale e dalla Norvegia includono segnalazioni del fatto che l’aurora, che si trova nella ionosfera terrestre centinaia di chilometri più in alto, si presenti con un fischio, un sibilo o un crepitio. Nonostante siano sempre stati liquidati come fenomeni psico-acustici, nuove registrazioni dell’Università di Aalto in Finlandia suggeriscono che esiste un forte legame tra le fluttuazioni geomagnetiche e i “suoni aurorali”. 

Le aurore boreali e australi sono causate dal vento solare nello spazio, particelle cariche dal Sole che vengono accelerate lungo le linee di campo del campo magnetico terrestre. Le luci verdi sono causate dalle particelle cariche che entrano in collisione con le molecole di ossigeno, mentre gli altri colori dalle molecole di azoto. 

È stato proposto che, nelle giuste circostanze, è possibile che una sacca di aria calda a circa 75 metri dal suolo contenga una carica statica intrappolata che si scarica quando l’aria si dissipa, generando uno schiocco o un crepitio occasionale. Questo è legato alle condizioni geomagnetiche, quindi all’aurora, ma il suono può verificarsi anche quando l’aurora non è visibile. “Questo annulla la tesi secondo cui i suoni aurorali sono estremamente rari e l’aurora boreale dovrebbe essere eccezionalmente brillante e vivace“, ha affermato Unto K. Laine, professore emerito all’Università di Aalto e autore principale di un nuovo articolo pubblicato presentato al Baltic Nordic Acoustic Meeting ad Aalborg, in Danimarca. 

Laine ha registrato quattro ore di suoni aurorali vicino al villaggio di Fiskars, in Finlandia, circa 90 chilometri a ovest di Helsinki. Quella notte non c’erano spettacoli dell’aurora boreale, ma quando i suoni sulle registrazioni sono stati confrontati con le misurazioni dell’attività geomagnetica dall’Istituto meteorologico finlandese c’era una forte correlazione. Secondo l’articolo, i 60 migliori “suoni aurorali” candidati erano tutti collegati a cambiamenti nel campo geomagnetico. 

La correlazione era così precisa che Laine pensa di poter ora prevedere quando l’aurora boreale emetterà un suono. “Usando i dati geomagnetici, che sono stati misurati in modo indipendente, è possibile prevedere quando i suoni aurorali si verificheranno nelle mie registrazioni con una precisione del 90%. I suoni sono molto più comuni di quanto si pensasse, ma quando le persone li sentono senza un’aurora visibile, pensano che sia solo il ghiaccio che si rompe o forse un cane o qualche altro animale“, ha affermato Laine.