Il teletrasporto di informazioni quantistiche tra due nodi non vicini in una rete quantistica a tre nodi è dimostrato in un articolo pubblicato su Nature. Si tratta di un risultato epocale, che pone le basi per la creazione di un Internet quantistico.
Il teletrasporto quantistico può trasferire informazioni quantistiche da un luogo all’altro e ha potenziali applicazioni nelle comunicazioni sicure, nell’informatica quantistica e nello sviluppo di Internet di prossima generazione. Dimostrazioni sperimentali di questo effetto riportate fino ad oggi sono state tra due nodi collegati. Il teletrasporto tra nodi non connessi sarà fondamentale per lo sviluppo di una rete quantistica, come una Internet quantistica.
La rete quantistica gestita da Sophie Hermans, Ronald Hanson e colleghi coinvolge tre nodi chiamati Alice, Bob e Charlie collegati da fibre ottiche in linea, con collegamenti diretti tra Alice e Bob e tra Bob e Charlie, ma non tra Alice e Charlie. Il teletrasporto richiede innanzitutto la condivisione di stati quantistici entangled tra i nodi vicini. Un’operazione di scambio quantistico al nodo centrale Bob crea quindi un entanglement tra Alice e Charlie, consentendo il teletrasporto diretto delle informazioni quantistiche tra di loro. Realizzare ogni fase del protocollo preservando le delicate informazioni quantistiche ha richiesto un miglioramento nella preparazione, manipolazione e lettura degli stati quantistici.
La condivisione di informazioni tra nodi non connessi dimostrata qui può rappresentare un passo verso la costruzione di una rete quantistica che comunichi tramite il teletrasporto di informazioni quantistiche, propongono gli autori. Tuttavia, il potenziale teletrasporto onnipresente attorno a una rete quantistica rimane in qualche modo lontano, suggeriscono Oliver Slattery e Yong-Su Kim in un articolo di accompagnamento di News & Views. Saranno necessari ulteriori miglioramenti a molteplici funzionalità del sistema per consentire più cicli di teletrasporto e per produrre reti quantistiche su larga scala, concludono gli autori.






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