Covid, infettivologi: “tagliare i tamponi agli asintomatici e paucisintomatici”

Alcuni infettivologi in Friuli Venezia Giulia stanno avanzando la proposta di non fare più i tamponi agli asintomatici e paucisintomatici: "noi clinici siamo concordi nell’affermare che la malattia ora è da declassare perché non è più grave e quindi a chi non ha sintomi non si fanno tamponi"

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Ormai moltissimi Paesi hanno eliminato l’isolamento per i positivi al Covid. In Italia, invece, la regola rimane ancora, con tutte le conseguenze del caso, principalmente quello di tenere a casa migliaia e migliaia di lavoratori, anche quelli asintomatici, tra cui medici, infermieri e operatori sanitari.  

In Friuli Venezia Giulia si stanno pensando possibili soluzioni al problema. In particolare, Lucio Bomben, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asfo, sostiene che l’Istituto di Sanità ha di fatto permesso al virus di correre, sdoganando i tamponi fai da te da utilizzare a casa. Quindi, chi è positivo e non ha sintomi, ha una carica virale bassa e con le dovute cautele e con le protezioni (mascherina, distanziamento e lavaggio delle mani) può lavorare, è il ragionamento di Bomben. Questo sarebbe importantissimo soprattutto per il personale medico e infermieristico (in tantissimi si trovano in isolamento in questa nuova ondata di contagi, lasciando gli ospedali a corto di personale) ma anche per le fabbriche e altri posti di lavoro. 

Diversi infettivologi di Udine e Pordenone si sono schierati a favore dell’idea, come riporta il Gazzettino. “Possiamo dire che oggi il virus è meno cattivo”, spiega Carlo Tascini, primario del servizio ospedaliero di Udine. “La percentuale dei ricoveri è ben sotto il 10% e sono rare le polmoniti che invece una volta colpivano una fetta significativa delle persone malate di Covid. C’è da aggiungere che per avere l’esatta fotografia di quello che sta accadendo oggi non possiamo continuare a basarci solo ed esclusivamente sul numero dei contagiati che – visto che il virus corre – è sicuramente importante. Se guardiamo, però, agli effetti, possiamo dire che è più o meno come una influenza. Sfido chiunque a dirmi che si faceva il tampone per l’influenza. Noi clinici siamo concordi nell’affermare che la malattia ora è da declassare perché non è più grave e quindi a chi non ha sintomi non si fanno tamponi. È una questione di buon senso. I medici di medicina generale e quelli ospedalieri monitoreranno, come si fa con l’influenza, casi, gravità e situazione ospedaliera: se dovessero tornare dei picchi di ricoveri allora si potrà sempre attuare le misure protettive”, ha continuato Tascini. 
 
Massimo Crapis, infettivologo dell’Asfo, sostiene l’idea dell’isolamento dei positivi, ma non quella di fare i tamponi agli asintomatici o paucisintomatici: “penso che non sia ancora arrivata l’ora di sdoganare tutto. Ritengo che se a una persona viene fatto il tampone e riscontrata la positività, c’è ancora la necessità di mandarlo in isolamento, anche se c’è da dire che il livello di diffusione del virus è tale che fa poca differenza. È però una questione psicologica, non si può dare il via libera a tutto. È ancora un concetto fuorviante. Casomai ha molto più senso non fare i tamponi ai soggetti asintomatici e paucisintomatici perché questo consentirebbe di evitare i grandi numeri spesso inutili vista la maggioranza dei casi non preoccupanti. Penso che questa sia la strada da percorrere”
 
La Regione del Friuli Venezia Giulia potrebbe essere quindi la prima a percorrere una di queste strade. Al momento, tuttavia, nessuna decisione è stata presa.