Malattie croniche del fegato: il futuro della presa in carico dei pazienti

Gli aggiornamenti tecnologici di piattaforme e reti per un trattamento mirato già dal medico di famiglia

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Se le malattie del fegato rappresentano un’emergenza clinica, non solo a livello nazionale ma anche mondiale, diventa fondamentale intervenire a partire dal rapporto medico-paziente più prossimo, ovvero quello che coinvolge i medici di medicina generale, per diagnosi e terapie sempre più mirate ed efficienti. Per poter realizzare questi obiettivi il medico di famiglia ha bisogno “di un aggiornamento alla luce dei progressi fatti negli ultimi anni in merito ai diversi tipi di trattamento” spiega Ignazio Grattagliano, medico di famiglia, presidente Simg Puglia, a margine del ciclo di convegni sulle patologie del fegato organizzate da Motore Sanità. In alcuni casi, le malattie croniche a carico del fegato mancano di una vera e propria classificazione, e sono privi di un’esenzione ticket: “Questo aspetto sarebbe importante introdurlo – prosegue Grattagliano – visto che renderebbe più agevoli i controlli periodici che questi pazienti devono portare avanti negli anni, che vanno dalle analisi biochimiche alle visite specialistiche, senza contare che, laddove c’è un esenzione, viene così agevolata anche la fascia della popolazione meno abbiente. Alcuni esami si potrebbero inserire nei Lea (livelli essenziali di assistenza, ndr). Ad esempio quelli che sono fondamentali nella diagnostica non invasiva, come il Fibroscan o equivalenti, che al momento invece non sono in convenzione e gravano ancora sul portafoglio del paziente nei suoi controlli periodici”.

Un altro aspetto dirimente nell’affrontare le malattie croniche del fegato già nei percorsi di diagnosi con il medico di medicina generale riguarda la presenza di piattaforme che possano avere software con precise indicazioni e alert: “Ormai la cartella clinica non può essere solo un database di dati clinici del paziente – aggiunge Grattagliano – ma deve essere programmato per prevedere aiuti diagnostici. Quando un paziente ha ad esempio dei dati di transaminasi più alti della norma in due occasioni successive, il medico di medicina generale può così ricevere un avviso in cui si mettono in evidenza delle possibili patologie e la richiesta di ulteriori indagini”. La digitalizzazione dei processi deve essere quindi un aiuto concreto per i medici di base, un vero e proprio supporto professionale. Questo perché, ad esempio, le stime riferite all’Italia sulle persone colpite da cirrosi epatica parlano di circa 180mila casi con un tasso di prevalenza dello 0,3% nella popolazione totale.
I sistemi informatici dovranno poi essere inseriti in una rete che colleghi direttamente il medico di medicina generale con gli specialisti: “In questo modo potranno essere scambiate delle informazioni senza il via vai del paziente quando non è necessaria la visita in presenza. Tutto questo per una migliore definizione del quadro clinico con trattamenti sempre più mirati”. Questi aspetti diventano centrali nell’ottica di una medicina che sia sempre più territoriale e di prossimità, e che, anche secondo i finanziamenti del Pnrr, rappresenta il futuro della presa in carico dei pazienti che soffrono di malattie croniche.