Il nigeriano Mohammed Barkindo, segretario generale uscente dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec), è morto lo scorso 5 luglio all’età di 63 anni. A darne notizia è stata la Nigerian National Petroleum Corporation (Nnpc), nella quale Barkindo ha assunti in passato diversi incarichi. “Abbiamo perso il nostro caro Mohammad Sanusi Barkindo“, ha scritto il direttore generale dell’Nnpc, Mele Kyari, sul suo account Twitter. “Questa è certamente una grande perdita per la sua famiglia, per la Nnpc, per il nostro Paese, per la Nigeria, per l’Opec e per la comunità energetica mondiale“, ha aggiunto. Ancora ignote le cause della morte di Barkindo, che aveva iniziato il suo incarico di segretario generale dell’Opec nel 2016. Nel corso degli anni ha anche lavorato in diversi ruoli chiave presso l’Organizzazione.
In carica dal 2016, Barkindo stava per lasciare il suo incarico, e proprio poche ore prima della sua morte era stato omaggiato per il suo operato alla guida dell’Organizzazione di Vienna. Poco prima di morire, infatti, si trovava nella Villa presidenziale di Abuja, ospite del Presidente nigeriano Muhammadu Buhari, suo connazionale, il quale aveva dato ordine al Ministero delle Risorse Petrolifere e alla Nigerian National Petroleum Company (NNPC) Limited di mobilitare l’industria del petrolio e del gas per organizzare un degno ricevimento in onore di Barkindo.
La sua visita rientrava nei programmi di uscita dalla carica di capo dell’Opec. Quarto segretario generale proveniente dalla Nigeria, Barkindo si era detto soddisfatto e fiero dei tanti elogi giunti dal presidente insieme ad altri alti funzionari del governo. “Lei è un degno ambasciatore del Paese“, gli era stato riconosciuto.
Il segretario generale dell’Opec non ha poteri esecutivi, ma si tratta della figura pubblica dell’organizzazione e talvolta agisce come diplomatico per facilitare le discussioni tra Paesi con interessi divergenti, come l’Arabia Saudita e l’Iran. Per questo la grande innovazione introdotta dalla guida di Mohammed Barkindo, è rappresentata dall’Opec+: i paesi aderenti al cartello si sono uniti ad altri 10 Paesi, tra cui la Russia, in un accordo ad hoc per regolare il mercato, un’alleanza che ha permesso ai produttori di limitare le estrazioni di petrolio in seguito all’insorgere della pandemia di Covid-19. Uno sforzo che ha aiutato i prezzi a riprendersi da un grave shock di mercato nell’aprile 2020.


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