Report IIPH: “il 70% dei decessi globali per malattie sensibili al clima, nel 2022 previsto eccesso di mortalità come nel 2003”

Una nuova ricerca sottolinea come l'impatto dei cambiamenti climatici sia fortemente dannoso per la salute e il benessere umano

MeteoWeb

"Nel 2020 l'Italia ha segnato uno degli incrementi di temperatura maggiori in tutta Europa, con +1,54°C rispetto alla media del periodo 1961-1990" ed è considerato un hot-spot climatico, ovvero "un'area che continua a surriscaldarsi più velocemente della media globale". Questo ha "un impatto allarmante sulla salute pubblica". È uno dei dati contenuti nel dossier "Il cambiamento climatico in Italia. Lo scenario italiano alla luce del documento Climate Change Is A Health Crisis", realizzato dall'Italian Institute for Planetary Health (IIPH) insieme all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. 

La ricerca sottolinea come l'impatto dei cambiamenti climatici sia fortemente dannoso per la salute e il benessere umano. Le malattie sensibili al clima comprendono circa il 70% dei decessi globali, di cui quelle cardiovascolari costituiscono la percentuale maggiore (il 32,8%). Il cambiamento climatico impatta sulla salute in vari modi: lesioni e morti causate da inondazioni, incendi e ondate di calore; aumento di malattie trasmesse da zanzare; aumento di problemi cardiovascolari e respiratori. Nella città di Roma, ha precisato la ricercatrice Chiara Cadeddu, illustrando il dossier, "la mortalità giornaliera negli over 50, dovuta alle ondate di calore estive è maggiore del 22% rispetto a periodi estivi normali".  

"Viste le temperature estreme raggiunte quest'anno, i dati ci fanno ritenere che nel 2022 avremo un eccesso di mortalità dovuto al caldo, come avvenuto già durante l'estate del 2003. Tanto più che oggi, rispetto a 20 anni fa, per via dell'aumento dell'aspettativa di vita, abbiamo una maggior presenza di anziani e fragili, che sono le persone sulla cui salute il caldo eccessivo può avere un impatto più forte", ha spiegato all'Ansa Cadeddu. 

Ma i cambiamenti climatici sono anche legati a un aumentato rischio di malattie mentali. "Uno studio condotto nell'hinterland bolognese ha notato che per ogni 1 grado sopra i 24, la mortalità tra le persone senza disturbi mentali è aumentata dell'1,9%, mentre tra gli utenti dei servizi di salute mentale, la mortalità è aumentata del 5,5%".  

Il rapporto evidenzia come l'Italia, nel contesto europeo, sia al momento il Paese che sta pagando il prezzo più alto come confermano, ad esempio, i dati relativi agli incendi: nel 2021, infatti, l'Italia è stato il Paese in area Ocse con il maggiore numero di incendi registrati: 1.422. Dopo la Turchia, il nostro è stato il secondo Paese per superficie bruciata con ben 159.537 ettari. Si tratta numericamente del dato più alto registrato nell'ultimo decennio.  

Quello dei cambiamenti climatici è un tema che tocca da vicino anche le abitudini alimentari dei cittadini, come ha sottolineato il Prof. Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS: ''i comportamenti individuali sono importanti, il cibo è importante. Pensate che mangiare bene fa risparmiare molti morti. Tenete conto che cattive scelte alimentari fanno più morti che tabacco, droga, alcol e cattive abitudini sessuali messe insieme''. Tutto questo ''ha anche una ricaduta sul clima. Un lavoro del Lancet di un paio d'anni fa faceva vedere l'impatto di ciascuna singola scelta alimentare sulla salute del pianeta. È un lavoro straordinario che fa vedere quanto è importante ciò che noi mangiamo ogni giorno sulla generazione di Co2, sul consumo di suolo e di energia, sul benessere degli altri abitanti della Terra. Siamo tutti nella stessa condizione, è molto importante realizzarlo. Il contributo che noi possiamo portare, dal punto di vista degli studi sull'alimentazione corretta, alla salute del pianeta, arriva al 25%''.  

Il report lancia un allarme rivolto ai decisori politici affinché si intervenga con urgenza: ''occorre costruire un sistema salute resiliente, implementando meccanismi di allerta e di risposta rapida e assicurando la disponibilità di risorse adeguate, con una governance dell'adattamento che sia coordinata a più livelli, in modo da creare sinergie tra il livello locale, regionale e nazionale''.