Siccità: Friuli Venezia Giulia e Piemonte chiedono lo stato di emergenza, limiti per l’uso dell’acqua potabile a Verona

Altre due regioni hanno chiesto lo stato di emergenza nazionale per quanto riguarda la siccità: gli ultimi aggiornamenti

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Da lunedi’ 4 luglio, il governo e’ pronto ad approvare i piani di emergenza regionali per quanto riguarda la siccità, che attanaglia il Paese da Nord a Sud. Oltre ai vari provvedimenti locali che emergono ogni giorno, altre due regioni hanno inviato nelle ultime ore la richiesta dello stato di emergenza nazionale.  

Friuli Venezia Giulia chiede lo stato d’emergenza 

“Ieri sera la Regione Friuli Venezia Giulia ha inviato la formale richiesta al Governo perche’ dichiari nella stessa regione lo stato di emergenza da crisi idrica“, ha affermato il vicegovernatore con delega alla Protezione Civile Riccardo Riccardi, che ha detto di attendersi una decisione da parte del Governo lunedi’.  

Il Piemonte chiede lo stato di emergenza 

Anche il Piemonte ha chiesto al governo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale per quanto riguarda la siccità nella regione. Sono piu’ di 250 gli interventi necessari per la rete idropotabile piemontese per fronteggiare la crisi generata dalla mancanza di precipitazioni di questi mesi. “Il Piemonte – scrive il Presidente della Regione Alberto Cirio nella lettera con cui chiede lo stato di emergenza – si trova ad affrontare una crisi idrica mai vista prima, che certamente affonda le sue radici nei processi dei cambiamenti climatici. Dopo l’esperienza dell’evento alluvionale 2-3 ottobre 2020 di breve durata e notevole intensita’ e la breve parentesi dell’alluvione 3-4 ottobre 2021 che peraltro ha interessato solo il territorio dell’Ovadese in provincia di Alessandria, il Piemonte non ha piu’ beneficiato di un apporto pluviometrico adeguato all’uso potabile e irriguo, se confrontato con i dati pluviometrici statistici storici, sui quali ci si e’ basati finora per il calcolo degli acquedotti e delle infrastrutture irrigue”. 

Per quanto riguarda i fondi richiesti, si tratta di 800mila euro per i costi, gia’ sostenuti, per le autobotti, circa 8 milioni di euro per interventi di somma urgenza realizzabili nel breve periodo e che riguardano le interconnessioni di rete, la sostituzione o il potenziamento di pompe e 112 milioni per opere strutturali urgenti da realizzare nel medio periodo, che rientreranno in un secondo intervento del Governo. “Rientrano in quest’ultimo capitolo – spiega l’assessore all’Ambiente, Matteo Marnati, coordinatore delle attivita’ del tavolo per l’emergenza idrica – opere sulle quali abbiamo gia’ le idee chiare, come il potenziamento di acquedotti, la realizzazione di nuovi pozzi e nuovi serbatoi, nuove condotte per migliorare la qualita’ dell’acqua, la sostituzione di brevi tratti di reti acquedottistiche. Un piano da realizzare nell’arco di circa un paio d’anni”. 

“Altrettanto urgenti sono gli interventi per i danni ai raccolti e alle nostre colture d’eccellenza – aggiunge l’assessore alla Agricoltura Marco Protopapa – Anche su questo fronte auspichiamo presto un pronunciamento del Ministero per la richiesta della stato di calamita’ e le risorse a sostegno dei nostri imprenditori agricoli, anche rivolte agli investimenti che saranno necessari per una futura nuova gestione dell’acqua“.  

A Verona, scattano limiti per l’uso dell’acqua potabile  

A seguito del perdurare della situazione meteorologica e della conseguente emergenza idrica, il sindaco di Verona Damiano Tommasi, ha firmato l’ordinanza che limita l’uso dell’acqua potabile ai fini domestici, per la pulizia personale e per l’igiene. Fino al 31 agosto sara’ quindi vietato usare acqua potabile proveniente da fonte idrica per l’irrigazione di orti, giardini e campi sportivi, per il lavaggio di automobili, salvo impianti autorizzati, per il riempimento di piscine e per ogni altra attivita’ che non sia strettamente necessaria ai fini del fabbisogno umano.  

Ridotta la portata del Naviglio a Milano 

La portata del Naviglio grande, uno dei simboli di Milano, sara’ ridotta dal Consorzio Ticino Villoresi a 12 metri cubi al secondo rispetto ai 55 che sono ‘normali’ in questa stagione. La riduzione terminera’ al 10 luglio nell’ambito della ‘turnazione’ col Naviglio Villoresi che il Consorzio sta portando avanti in questi mesi di siccita’ per aiutare le coltivazioni, in particolare quelle di riso e mais. “Dodici metri cubi al secondo sono una portata mai vista“, riferiscono all’AGI dal Consorzio, “un numero che rende bene la drammaticita’ della situazione”.  

L’ente spiega che “considerato che proseguono scarsi gli afflussi idrici ai laghi, si rende necessario compiere nuove scelte nella gestione dell’acqua e delle turnazioni. Nell’ipotesi verosimile che i volumi idrici disponibili nel Lago Maggiore, in assenza di piogge copiose, consentano di proseguire l’irrigazione con il 50% delle portate per altri 15 giorni, il tavolo con le associazioni di categoria degli agricoltori, convocato dal Presidente Folli il 30 giugno pomeriggio, ha deciso di ridare al Villoresi una portata di 48 mc/s con una turnazione su 5 giorni ovvero da martedi’ 5 a sabato 9 luglio e di ridurre conseguentemente la portata nel Naviglio grande a 12 mc/s per poi riportarla a 55 mc/s da domenica 10 luglio”. Dallo scorso 24 giugno tutta la portata complessivamente disponibile per il Consorzio era stata erogata nel Naviglio Grande, salvo il quantitativo necessario al mantenimento di un minimo deflusso nel Canale Villoresi.  

Siamo consapevoli che la decisione presa comportera’ un notevole sacrificio per l’utenza sia del Villoresi che dei Navigli occidentali ma l’acqua a disposizione e’ scarsissima ed e’ necessario l’impegno di tutti per tentare di salvare almeno una parte dei raccolti – dice il Presidente Stefano Folli -. La proposta di ridurre al 50% la portata sia del Villoresi che dei Navigli non e’ stata accolta. Con una portata cosi’ ridotta non sarebbe stato possibile soddisfare le esigenze irrigue ne’ su un canale ne’ sull’altro, decretando in via definitiva la perdita della produzione agricola. La gravita’ della situazione ci impone prese di posizione pragmatiche nel tentativo, estremo, di salvare il salvabile”.

A rischio la palude di Colfiorito, in Umbria 

La palude di Colfiorito, dichiarata nel 1995 zona di importanza internazionale, rischia di “scomparire” per gli effetti del grande caldo che va avanti da molte settimane. L’acqua si e’ quasi totalmente prosciugata su gran parte dell’invaso e resiste, per pochi centimetri, soltanto a ridosso dell’osservatorio, ma il livello e’ così basso che si vede il fondale. La palude di Colfiorito e’ unica nel suo genere e si trova incastonata tra le montagne dell’Appennino umbro-marchigiano, nel comune di Foligno. Fa parte del Parco naturalistico di Colfiorito che si estende per circa 338 ettari.