Energia, prezzo dell’elettricità vola ad oltre 600 euro al MWh in tutt’Europa. Risale anche il petrolio

Energia, crisi sempre più drammatica per il vertiginoso aumento dei prezzi del gas che si ripercuote anche sulla corrente elettrica

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Prosegue la corsa del prezzo del gas naturale e al Ttf di Amsterdam, il mercato di riferimento per l’Europa, le quotazioni toccano i 281 euro per megawattora dopo un avvio a 272. L’ennesima fiammata dei prezzi del gas è stata scatenata dall’annuncio di venerdì scorso da parte di Gazprom di un nuovo stop per manutenzione al gasdotto Nord Stream dal 31 agosto al 2 settembre.

Intanto a causa di questi aumenti, ormai in tutt’Europa l’elettricità costa più di 600 euro al MWh: si salvano solo Norvegia, Polonia, Spagna e Turchia. Per capire l’entità di una tale mazzata, è come se il petrolio costasse mille dollari al barile: il costo medio dell’elettricità nell’ultimo decennio era sempre rimasto tra i 20 e i 30 euro al MWh.

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Risale anche il prezzo del petrolio

I prezzi del Petrolio hanno ricominciato a salire negli ultimi giorni, sostenuti dalla possibilità di un taglio della produzione da parte dei membri dell’Opec+. In mattinata, il barile di Brent del Mare del Nord con consegna ad ottobre avanza dell’1,12% a 101,33 dollari al barile, tornando a quotazioni a tre cifre dopo qualche settimana. Un barile di greggio Wti viene scambiato a 94,81 dollari in rialzo dell’1,14%. I due benchmark del greggio hanno guadagnato oltre 3 dollari al barile ieri (quasi il 4%), “nella prospettiva di un taglio della produzione da parte dell’Opec+“, l’Organizzazione dei Paesi esportatori e dei suoi alleati, ha spiegato Stephen Brennock, di Pvm Energy. “I sauditi hanno sganciato una bomba questa settimana“, ha affermato l’analista. Il riferimento è all’annuncio del ministro dell’Energia saudita, Abdelaziz bin Salman, che i prezzi attuali potrebbero giustificare un taglio della produzione Opec+. Tuttavia, questa riduzione non sarebbe imminente e dipenderebbe dall’esito dei negoziati sull’accordo sul nucleare iraniano.

Ieri gli Stati Uniti hanno indicato che l’Iran aveva fatto concessioni su alcuni punti chiave, riaccendendo le speranze di un ritorno all’intesa nucleare del 2015, anche se non ha ancora dato una risposta formale alle proposte iraniane. I negoziati sul nucleare iraniano, in corso da 16 mesi, puntano a salvare l’accordo internazionale concluso nel 2015, dal quale Washington si è ritirata nel 2018 sotto la presidenza di Donald Trump. Un esito positivo porterebbe alla revoca delle sanzioni statunitensi contro l’Iran e ne consentirebbe il ritorno alla piena capacità di esportazione nel mercato petrolifero. Parliamo di circa un milione di barili al giorno.

Il mercato attende anche i dai di oggi sulle scorte Usa da parte dell’American Energy Information Agency. Gli analisti prevedono un calo di 2,5 milioni di barili nelle riserve di greggio commerciale e di 1,5 milioni di barili di benzina, secondo un consenso citato da Bloomberg. Il prezzo del gas naturale è ancora a livelli molto alti, vicini al record di lunedì, quando ha toccato il costo più alto dall’impennata dei prezzi all’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Il contratto future olandese TTF, benchmark per il mercato europeo del gas naturale, è stato scambiato a 281 euro per megawattora (MWh), in aumento del 4,4%.