La situazione di Sollicciano “sinceramente è ancora molto molto grave, insoddisfacente dal punto di vista strutturale e funzionale. Ci sono molti problemi gravi e di natura sanitaria, la presenza di blatte e cimici che rendono la permanenza dei detenuti molto critica, ma anche le condizioni di lavoro degli agenti della polizia penitenziaria. L’acquazzone di questa notte per esempio ha provocato delle forti infiltrazioni, ci è stato detto dai detenuti, anche nelle strutture che sono state recentemente riqualificate“.
Lo ha riferito il sindaco di Firenze Dario Nardella dopo una visita nel carcere. “C’è poi una forte mancanza di educatori, il provveditore ha annunciato che ne arriveranno due o tre“, ha anche detto, sottolineando che “i detenuti che stanno in queste condizioni escono dal carcere perché hanno scontato la pena sono peggio di come sono entrati, e non avendo professionalità, non sapendo devo andare a lavorare, tornano a delinquere. Quindi se le carceri in Italia non funzionano questo diventa un problema per il cittadino comune in termini di aumento dei problemi di sicurezza. Per questo noi siamo qui: per chiedere da parte del Ministero e da parte dei magistrati di sorveglianza il massimo sforzo per aumentare le misure alternative, per potenziare le occasioni di reinserimento sociale, per agevolare le occasioni di formazione professionale, di inserimento lavorativo”.
Il primo cittadino ha precisato che “ci siamo presi una serie di impegni come quello di accelerare la procedura per realizzare un capannone per svolgere attività lavorative nel settore della pelletteria, in modo da aiutare i detenuti a imparare un mestiere e quindi essere in condizioni di lavorare quando escono. Ci siamo presi un impegno ad andare avanti con i protocolli per la realizzazione degli orti sociali che serviranno anche qui per dare opportunità di lavoro, perché il grosso problema è che questi detenuti stanno in carcere senza far niente, in condizioni sanitarie critiche, quando invece l’obiettivo del carcere come dice la Costituzione è quello della rieducazione della pena“.


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