Ondate di calore in aumento nel Pacifico, gravi conseguenze per la vita marina

Le ondate di calore marine possono promuovere la fioritura di alghe dannose, influenzare il benessere dei pesci e provocare effetti negativi sull'ecoturismo e sulla salute delle barriere coralline

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Secondo una nuova ricerca pubblicata su Global and Planetary Change, condotta da un team dell'Università della Tasmania e della Fiji National University, le ondate di caldo possono provocare gravi conseguenze sulla vita marina nella regione tropicale occidentale e centrale dell'Oceano Pacifico. Gli studiosi hanno valutato le tendenze, la frequenza, l'intensità e la durata delle ondate di calore marine, caratterizzata da acqua calda anomala dalla durata di cinque o più giorni.

Il gruppo, guidato da Neil J. Holbrook, ha esaminato le isole Fiji, Samoa e Palau nella regione tropicale occidentale e centrale dell'Oceano Pacifico: sono stati considerati i dati relativi alle temperature superficiali raccolti dalla National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti, ed è emerso che tra il 1982 e il 2001 la frequenza delle ondate di calore marine è aumentata mediamente di un episodio per ogni decennio, mentre la durata sembra essere aumentata di oltre 4 giorni ogni 10 anni.

Le conseguenze delle ondate di calore marine possono essere devastanti per la vita marina, hanno evidenziato gli autori dello studio. Nel 2016, ad esempio, un evento di questo tipo ha provocato la morte di centinaia di pesci e invertebrati, serpenti marini, polpi e granchi, causando sbiancamento di coralli.

Attualmente la regione delle Fiji viene colpita da 10-50 giorni di ondate di calore marine moderate ogni anno, con meno di un giorno all'anno interessato da ondate di calore estreme. Secondo i modelli elaborati dagli studiosi, entro il 2050, in uno scenario a basse emissioni, si verificheranno più di 100 giorni di eventi moderati e circa 5 episodi estremi. In caso di emissioni elevate, le proiezioni suggeriscono una media di 200 giorni ondate di calore moderate e oltre 50 giorni di eventi estremi, con gravi implicazioni per la salute, i mezzi di sussistenza e la sicurezza alimentare degli abitanti delle isole del Pacifico.