I cambiamenti climatici hanno favorito l’evoluzione dell’uomo: lo studio

I cambiamenti climatici che, ciclicamente, si sono ripetuti nel corso dei secoli, lungi dal distruggere il nostro pianeta, hanno fatto da spinta propulsiva per l'evoluzione umana

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Il clima, i suoi cambiamenti e la sua influenza sul pianeta hanno da sempre giocato un ruolo importante nell’evoluzione umana, tanto da favorirla. Sono in particolare tre le variazioni climatiche nell’Africa orientale che hanno coinciso con l’evoluzione e la dispersione degli ominidi negli ultimi 620mila anni.

A giungere a questa conclusione è stato un complesso ed articolato studio che ha coinvolto oltre 22 ricercatori provenienti da 19 istituzioni in 6 paesi, guidato da Verena Foerster dell’Istituto di Geografia dell’Università di Colonia. L’articolo “La variabilità climatica del Pleistocene nell’Africa orientale ha influenzato l’evoluzione degli ominidi” è stato pubblicato su ‘Nature Geoscience‘.

Il progetto prende in esame il capitolo primordiale dell’evoluzione umana, analizzando i sedimenti lacustri nelle immediate vicinanze di siti chiave per la ricerca paleoantropologica nell’Africa orientale. Nonostante oltre mezzo secolo di scoperte fossili di ominidi nell’Africa orientale, il contesto ambientale regionale dell’evoluzione e della dispersione degli esseri umani moderni e dei loro antenati non è ben definito. In particolare, per il Pleistocene (o era glaciale) tra 2.580.000 e 11.700 anni fa, non sono disponibili registrazioni paleoambientali continue ad alta risoluzione per il continente africano.

La ricerca

Un’equipe interdisciplinare costituita da geoscienziati, sedimentologi, micro-paleontologi, geologi, geografi, geochimici, archeologi, cronologi e modellatori climatici ha lavorato al recupero dei due nuclei di sedimenti continui, da cui sono stati utilizzati i cosiddetti proxy (come microfossili o variazioni elementari) per raccogliere dati che permettessero di ricostruire la storia climatica della regione.

I ricercatori hanno identificato fasi di stress climatico alternato a condizioni più favorevoli, interpretando il modo in cui questi fattori hanno cambiato gli habitat umani, influenzando l’evoluzione biologica e culturale umana e la loro dispersione.

La scoperta

Gli scienziati hanno così scoperto che vari gruppi di ominidi anatomicamente diversi abitavano l’area durante una fase di condizioni umide di lunga durata e relativamente stabili da circa 620mila a 275mila anni fa. Una serie di impulsi più brevi, bruschi ed estremamente aridi, però, ha interrotto questa lunga fase generalmente stabile e umida. Questo ha comportato, con molta probabilità, una frammentazione degli habitat, con relativi cambiamenti nelle dinamiche demografiche. L’estrema conseguenza è stata l’estinzione delle popolazioni locali. Le popolazioni piccole, isolate dal punto di vista riproduttivo e culturale, quindi, hanno dovuto quindi adattarsi ad ambienti locali trasformati in maniera drammatica. Così facendo è stata stimolata la comparsa di molti gruppi di ominidi geograficamente e anatomicamente distinti e la separazione dei nostri antenati umani moderni dai gruppi arcaici.

Cambiamenti climatici e conseguenze

Una fase con sbalzi climatici significativi che hanno portato a habitat regolarmente trasformati nell’area da circa 275.000 a 60.000 anni fa ha portato ripetutamente a cambiamenti ambientali da vegetazione rigogliosa, con laghi profondi di acqua dolce, a paesaggi altamente aridi con i laghi estesi ridotti a piccole pozzanghere saline.

Si tratta di una fase durante la quale i gruppi di popolazione sono passati gradualmente dalle tecnologie acheuleane, come asce ovali in pietra e principalmente associate all’Homo ergaster/erectus, alle più sofisticate tecnologie dell’età della pietra medioevale. Nella medesima fase cruciale è comparso l’Homo sapiens nell’Africa orientale, in contemporanea alle principali innovazioni sociali, tecnologiche e culturali umane che avrebbero potuto proteggere il primo Homo sapiens dall’impatto di gravi cambiamenti ambientali.

La fase da circa 60mila a 10mila anni fa ha visto le fluttuazioni ambientali più estreme, ma anche la fase più arida, che avrebbe potuto fare da spinta propulsiva verso il continuo cambiamento culturale indigeno.

Conclusioni

Secondo i ricercatori il breve allineamento degli impulsi umidi nell’Africa orientale con le fasi umide nell’Africa nord-orientale e nel Mediterraneo è stato fondamentale per aprire rotte migratorie favorevoli dall’Africa su un asse più o meno nord-sud lungo l’East African Rift System (Ears) e nel Levante, facilitando la dispersione globale dell’Homo sapiens. “In considerazione delle attuali minacce all’habitat umano – ha concluso Foerster – dovute ai cambiamenti climatici e all’uso eccessivo delle risorse naturali attraverso l’attività umana, comprendere come la relazione tra clima ed evoluzione umana sia diventata più rilevante che mai“.