Sessant’anni fa, il 12 settembre 1962, davanti alla folla radunata al Rice Stadium di Houston, in Texas, il Presidente USA John Fitzgerald Kennedy pronunciò quello che è passato alla storia come il “discorso sulla Luna“. “Salpiamo su questo nuovo mare perché c’è nuova conoscenza da acquisire e nuovi diritti da conquistare”, disse Kennedy.
Il Presidente chiese al popolo americano il sostegno per il ‘programma Apollo’, che avrebbe portato alla prima missione dell’uomo nello spazio e allo sbarco sulla Luna. Quello è stato il momento in cui gli Stati Uniti lanciarono la sfida all’Unione Sovietica, che quattro anni prima aveva inviato con successo il primo satellite artificiale, lo Sputnik. Il discorso venne preparato per convincere gli americani della necessità di una sfida spaziale, che sarebbe costata miliardi di dollari dei contribuenti, ma ritenuta fondamentale per mantenere la leadership nel mondo. Se la scienza spaziale, aggiunse, “diventerà una forza positiva o negativa dipendete dall’uomo, e solo se gli Stati Uniti occuperanno una posizione di preminenza possiamo aiutare a decidere se questo nuovo oceano sarà un mare di pace o un nuovo terrificante teatro di guerra”.
La NASA sta celebrando oggi l’anniversario dando voce a docenti e aspiranti astronauti, per ricordare quel “scegliamo di andare sulla Luna” che segnò una svolta. Sessant’anni dopo l’uomo punta a tornare sulla Luna ma questa volta per restarci, tramite la costruzione di una base lunare, per poi puntare all’altro grande obiettivo dell’esplorazione spaziale umana: Marte.
Giovedì 22, la NASA farà il punto sulla missione spaziale che vede da un anno e mezzo il rover Perseverance impegnato nell’esplorazione proprio del Pianeta Rosso.


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