Il fallimento della missione NS-23 di Blue Origin, senza equipaggio, ha fornito una lezione oggettiva sia agli appassionati che agli osservatori casuali: il volo spaziale non è cosa facile. Blue Origin ha lanciato ieri mattina ora locale il suo veicolo New Shepard dal Texas occidentale, per una missione scientifica senza equipaggio nello Spazio suborbitale. Il primo stadio di New Shepard ha subito un’anomalia a circa un minuto dall’inizio del volo, spingendo la capsula del veicolo ad attivare il suo sistema di emergenza. La capsula si è allontanata ed è atterrata in sicurezza con dei paracadute, e il booster ha impattato con il suolo e presumibilmente è andato distrutto.
È stato il primo grave problema per New Shepard dal primo volo spaziale in assoluto del veicolo suborbitale, nell’aprile 2015. In quella missione di debutto, il booster New Shepard si è schiantato durante il tentativo di atterraggio, anche se tutto il resto era filato liscio.
Successivamente, il veicolo riutilizzabile New Shepard ha volato in modo impeccabile 21 volte di seguito, trasportando turisti spaziali fino all’ultima frontiera e ritorno in 6 missioni con equipaggio. Sembrava che Blue Origin avesse ormai decifrato il volo suborbitale, che le missioni future sarebbero sempre state un successo. Fino a ieri.
I fallimenti di questo tipo sono sempre sconvolgenti, date le immagini drammatiche che li accompagnano e l’investimento di tempo e denaro che finisce in cenere. Eventi di questo tipo ci ricordano che la possibilità di fallimento dovrebbe essere sempre presente nella nostra mente.
I razzi sono veicoli complessi che generano esplosioni controllate, e il minimo problema può trasformarle in situazione fuori controllo. Anche il lato spaziale non è semplice: l’ambiente spaziale è estremo e ostile, e i veicoli che tornano sulla Terra sperimentano velocità e temperature estreme che possono fare emergere il minimo difetto di progettazione o fabbricazione, a volte con effetti tragici.
Basti pensare al programma Space Shuttle della NASA: ci sono stati eventi catastrofici durante 2 delle sue 135 missioni, che hanno provocato la morte di 14 astronauti. Una di quelle tragedie (l’esplosione del Challenger, nel gennaio 1986) si è verificata durante il lancio. L’altra (Columbia, nel febbraio 2003) è avvenuta al rientro sulla Terra.
Si potrebbero citare molti altri incidenti: uno dei lanci di Astra è fallito a giugno, provocando la perdita di due CubeSat della NASA che avrebbero dovuto studiare gli uragani. Il lungo elenco di incidenti del 2021 include fallimenti di lancio del booster Electron di Rocket Lab e del veicolo di lancio satellitare geosincrono indiano, nonché del satellite spia russo Kosmos 2551, che non è riuscito a regolare correttamente la sua orbita dopo un decollo regolare.
Va sottolineato, però, che andare in orbita richiede sforzi maggiori del volo suborbitale, ed è quindi significativamente più difficile, ma nessuna categoria di volo spaziale è una passeggiata.
È troppo presto per dire in che modo l’anomalia di New Shepard influenzerà Blue Origin e il turismo spaziale in generale in futuro. Il responso dovrà attendere fino a quando si capirà cosa è andato storto e come risolvere il problema (la compagnia utilizza diversi veicoli New Shepard per lanciare voli turistici e senza equipaggio).
Quello che possiamo fare ora è trarre una lezione dagli eventi di ieri: dovremmo esultare ed emozionarci un po’ di più quando un razzo arriva nello Spazio e una missione, anche se “solo” suborbitale, termina con successo. Evitiamo di essere cinici o indifferenti: lo Spazio è ancora un obiettivo difficile da raggiungere e andare e tornare con successo rimane un traguardo da celebrare.
