La scienza italiana all’avanguardia sulla via della neutralità climatica

C'è una comunità che fa rete, in Italia e in Europa, di fronte ad una delle sfide più urgenti che riguardano i cambiamenti climatici: la capacità di fornire dati di alta qualità sulle emissioni e sugli assorbimenti di gas serra

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150 milioni di investimento in infrastrutture di ricerca nei prossimi due anni e mezzo per monitorare e fronteggiare le emissioni di gas serra. Mentre l’Italia lancia il suo piano che è tra i più avanzati in Europa, la comunità scientifica italiana si confronta sui risultati più recenti e le sfide più avanzate della ricerca sulle misurazioni di gas serra.

Ne emerge un panorama di ricerca altamente interdisciplinare e una comunità che fa rete, in Italia e in Europa, di fronte ad una delle sfide più urgenti che riguardano i cambiamenti climatici: la capacità di fornire dati di alta qualità sulle emissioni e sugli assorbimenti di gas serra, conoscenze che, messe a disposizione dei decisori pubblici e privati, sono un elemento indispensabile sulla via della transizione sostenibile.

A Roma, il 27 e 28 settembre, la prima conferenza nazionale di ICOS Italia, la Joint Research Unit che forma il network italiano sulla misurazione delle emissioni di gas serra.

Gli studi

Circa 70 gli studi presentati, oltre 50 le istituzioni di ricerca rappresentate per oltre 150 partecipanti tra cui non mancano anche rappresentanti del mondo delle aziende, del settore energetico e startup: ICOS Italia (Integrated Carbon Observation System) apre la sua prima conferenza riunendo al CNR tutta la comunità italiana il cui lavoro ruota intorno alla raccolta e all’interpretazione di dati sulle emissioni di gas serra e sugli assorbimenti da parte degli ecosistemi. La prima conferenza nazionale di ICOS Italia ha offerto la disponibilità di un confronto ampio e multidisciplinare che ha messo in evidenza conoscenze, opportunità e prossime sfide per il ruolo della ricerca in questo ambito sia a livello nazionale che internazionale.

In particolare, emerge dai lavori come siano molteplici i campi e i temi che sono interessati dallo studio e dai dati relativi al ciclo del carbonio: ambiente urbano, ambiente agricolo, ecosistemi naturali terrestri e marini, a questi si aggiunge il ruolo, determinante, delle attività umane e, con esso, il coinvolgimento di numerosi settori economici, come la già menzionata agricoltura, ma anche il settore energetico e i trasporti per citare solo quelli più evidenti.

La Conferenza, dal titolo eloquente “Obiettivo Carbon Neutrality: ruolo, stato e prospettive delle osservazioni ambientali”, si è aperta con gli interventi del presidente CNR Maria Chiara Carrozza, Fabio Trincardi, Direttore del Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente (DSSTTA) del CNR e Carlo Calfapietra, Focal Point di ICOS Italy e Direttore dell’Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri del CNR.

I tre keynote speakers hanno poi disegnato il contesto, tra scienza policy e società, del tema della conferenza.

Riccardo Valentini (docente presso l’Università della Tuscia, membro del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici – CMCC, Presidente Società Italiana per le Scienze del Clima – SISC) ha illustrato il tema alla luce dei contenuti del recente rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici dell’IPCC. Giacomo Grassi (European Commission Joint Research Centre) ha poi illustrato lo stato dell’arte della ricerca sul tema specifico delle misurazioni e i prossimi passi, le evoluzioni metodologiche e di ricerca che saranno determinanti per migliorare sempre di più la qualità e la tempestività dei dati. Infine, Gelsomina Pappalardo (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale) ha evidenziato l’importanza delle infrastrutture di ricerca ambientali in Europa e il ruolo crescente e prezioso che l’Italia svolge in questo network.

La riduzione del 5% delle emissioni antropogeniche osservata nel 2020 a causa del COVID è stata già recuperata in un anno, come confermato anche dagli studi ICOS sulle emissioni in città” osserva Carlo Calfapietra Focal Point di ICOS Italia e Direttore dell’Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri del CNR “la concentrazione di CO2 in atmosfera continua a crescere con valori che ormai superano le 420 ppm e gli eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti, stanno mettendo a rischio anche il ruolo di serbatoi degli ecosistemi. Fortunatamente stiamo intervenendo nelle nostre città aumentando il patrimonio arboreo in 14 città metropolitane e in una serie di altre iniziative anche con il contributo privato che contribuiranno all’ambizioso obiettivo della Carbon Neutrality per il 2050”.

Anche per questo l’Italia, unica in Europa, investirà 150 Milioni di euro nei prossimi 30 mesi per rafforzare le Infrastrutture di Ricerca ambientali italiane grazie ad un progetto coordinato dal CNR e finanziato nell’ambito del PNRR” commenta Dario Papale, docente presso l’Università della Tuscia e direttore del centro tematico sugli ecosistemi di ICOS.

La seconda giornata della conferenza ha visto ricercatori ed esponenti di aziende confrontarsi e presentare lo stato dell’arte nel monitoraggio ambientale e dei gas serra. Una comunità in crescita, multidisciplinare e distribuita sul territorio nazionale, aperta verso l’Europa ed il mondo nel cercare risposte ad un problema che può essere affrontato solo a scala globale ma che presenta comunque anche una forte dimensione regionale, nazionale e locale.

L’accesso completamente aperto e gratuito a dati di altissima qualità sta stimolando l’uso delle misure ICOS da parte di comunità scientifiche diverse, confermando l’importanza delle Infrastrutture di Ricerca Europee. In questo contesto l’Italia si sta ritagliando un ruolo centrale in ICOS ed in Europa, grazie anche all’investimento su numerosi siti di misura (come quello di Firenze, appena aggiunto alla rete, che permetterà di monitorare le emissioni della città che sono prodotte dalle attività umane) e su uno dei quattro centri tematici Europei (Ecosystem Thematic Centre). Inoltre, con l’isola di Lampedusa, l’Italia dispone dell’unico sito della rete ICOS che copre tutte le componenti (atmosfera, oceani e ecosistemi).

COS’È ICOS ITALIA

Il Network di ICOS Italia consiste di 17 stazioni, di cui 10 per gli ecosistemi, 4 per l’oceano e 3 per l’atmosfera. Inoltre, ICOS Italia, coordina anche l’Ecosystem Thematic Centre (ETC) ospitato e supportato anche da ICOS Belgio e Francia.

Le stazioni dedicate agli ecosistemi coprono i territori più tipici dell’Italia: diversi tipi di foreste, campi coltivati, e macchie di arbusti, oltre ad un nuovo sito urbano a Firenze. Le stazioni atmosferiche sono localizzate nel nord dell’Italia, sulle Alpi e sugli Appennini settentrionali, e nell’isola di Lampedusa, nel Mar Mediterraneo. Le stazioni che monitorano l’oceano sono situate nel Mar Adriatico, nel Canale di Sicilia e nel Mar Ligure.

ICOS Italia è coordinato dalla Joint Research Unit (JRU), nata dalla collaborazione di 15 enti italiani, tra Università, istituti di ricerca ed altri enti:

Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), Università degli Studi della Tuscia, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) della Valle d’Aosta, Provincia Autonoma di Bolzano, Fondazione Edmund Mach (FEM), Università degli Studi di Sassari, Università degli Studi di Padova, Università degli Studi di Genova, Università Cattolica del Sacro Cuore, Istituto Nazionale Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), Libera Università di Bolzano, Università degli Studi di Udine, Ricerca sul Sistema Energetico – RSE S.p.A.

ICOS Research Infrastructure

Nata nel 2008, ICOS RI è una infrastruttura di ricerca europea che ha l’obiettivo di fornire dati accessibili, gratuiti e di alta qualità per migliorare la nostra comprensione delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra. L’infrastruttura è formata da diversi network di stazioni distribuiti in 13 paesi , per un totale di oltre 150 stazioni e il coinvolgimento di centinaia di scienziati e ricercatori.